La caccia di Salomon Klein di Massimo Lomonaco.

Un piano per sterminare gli ebrei in Palestina, voluto da Hitler, progettato da Heinrich Himmler e messo in opera dal tenente colonnello delle SS Walter Rauff: è una pagina di storia rimasta segreta per oltre sessant’anni dalla quale Massimo Lomonaco, alla sua seconda prova narrativa, ha attinto per costruire il romanzo La caccia di Salomon Klein (Mursia, pag. 488, euro 18). 
Il romanzo è ambientato nel 1942 alla vigilia della battaglia di El Alamein. Le armate di Rommel e di Montgomery stanno per affrontarsi e in Palestina – allora protettorato britannico – vivono 500mila ebrei, i più fortunati di loro sfuggiti alle persecuzioni naziste in Europa. Un popolo che ancora non è nazione e sul quale incombe la morsa dell’alleanza delle forze dell’Asse con i movimenti nazionalisti arabi guidati dal Gran Muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini. È allora che un commando di SS si infiltra oltre le linee nemiche con l’obiettivo di preparare la strada alla macchina dello sterminio. Ben Gurion progetta il Piano del Nord, una nuova Masada, nel caso l’Afrika Korps sconfigga gli inglesi e dilaghi in Egitto e poi in Palestina. Lomonaco inserisce nella realtà storica un personaggio di fantasia, Salomon Klein, che ha il compito di sventare i progetti del commando. È un ebreo tedesco, fuggito dalla Germania nazista nel 1933 e nell’operazione di controspionaggio, affidatagli da Ben Gurion, vive un percorso di formazione che lo porterà a fare pace con il suo passato e a sposare la causa dello Stato ebraico.
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