ISRAELE. LOCKDOWN E ADDIO TURISTI, A RISCHIO PELLEGRINAGGI A NATALE.

LA RESPONSABILE DEL TURISMO: “VOGLIAMO RIAPRIRE PRESTO” (DIRE) Roma, 12 set. – Israele e’ il primo Paese al mondo a fare un secondo lockdown per fronteggiare il picco dei contagi da coronavirus. Per le prossime due settimane, che coincidono con la festa di Rosh ha-Shana’ (il Capodanno ebraico) e lo Yom Kippur, saranno sospese le lezioni a scuola e le attivita’ non indispensabili. Israele pero’ e’ gia’ chiusa ai turisti e adesso sono a rischio anche i viaggi dei pellegrini per il Natale e quelli degli ebrei per Chanukkah, la festa delle Luci che quest’anno cade tra l’11 e il 18 dicembre. Padre Walter Insero, portavoce della Diocesi di Roma, ricorda come il pellegrinaggio dei Vicariato con l’Opera romana previsto per il 7 settembre sia saltato. “Richieste per tornare in Terrasanta ne abbiamo- dice- ci sono gruppi che erano in attesa di conferma per viaggiare in autunno, vedremo cosa succede”. La nuova direttrice dell’ufficio israeliano per il turismo dall’Italia, Kalanit Goren Perry, spiega: “Non so quando potremo riaprire. E’ ancora presto, spero che la situazione torni alla normalita’ il prima possibile. Per noi il settore turistico e’ molto importante e non vediamo l’ora di accogliere le persone”. La luce verde ai turisti potrebbe arrivare a fine ottobre, ma tutto dipendera’ dall’evoluzione del Covid. Le compagnie aeree hanno ridotto drasticamente i voli per chi atterra a Tel Aviv per ragioni di studio o di lavoro e proprio a novembre era atteso un graduale ripristino del traffico nei cieli. “Vogliamo promuovere le mete nel deserto del Negev come i tour enogastronomici in Galilea che in Italia sono zone ancora poco conosciute – continua Goren Perry – e poi vorrei continuare a spingere le esperienze nei Kibbutz e nei luoghi naturali. Ma tutto deve essere fatto in sicurezza”, sottolinea.

Il provvedimento di lockdown sara’ votato nei prossimi giorni dal governo e dovrebbe scattare tra mercoledi’ e venerdi’ della prossima settimana. Dopo le prime due settimane di confinamento sara’ possibile riunire fino a 20 persone all’aperto e 10 all’interno. Si potra’ tornare al lavoro ma gli spostamenti tra le citta’ saranno ancora vietati e gli studenti non potranno tornare in classe. Intanto, gli israeliani si dicono insoddisfatti per la gestione della crisi sanitaria da parte di Benyamin Netanyahu. Secondo un sondaggio pubblicato oggi da Israel ha-Yom, il 59 per cento degli intervistati ritiene che la gestione della crisi da parte del premier sia stata «non buona o pessima».

Agenzia DiRE  www.dire.it

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