“IO, POESIA” – PRESENTAZIONE (libro) di Andrea Picchi.

copAndrea Picchi

Io, Poesia in difesa della lirica

“La letteratura è una specie in via d’estinzione e in quanto tale deve essere protetta”, si legge direttamente nell’introduzione di “Io, Poesia”, l’ultima raccolta poetica di Andrea Picchi, giovane musicista e scrittore ciociaro che coraggiosamente ha deciso di impegnarsi in una delle passioni più antiche di sempre, eppure a rischio: fare poesia. Nell’era delle grandi tecnologie, del tutto e subito, dell’apparenza e della superficialità, fare poesia è difficile, soprattutto per gli scrittori esordienti, a causa di una concorrenza spietata che segue le logiche della modernità più che un criterio ben preciso. Ogni persona dotata di una connessione internet può scrivere e dire la propria, aprire un blog, scrivere e pubblicare un libro a proprie spese, il tutto con grande facilità. Proprio per questo motivo, di scrittori, o di fantomatici scrittori, ce ne sono a bizzeffe, e per emergere dal mucchio, è necessario avere una personalità forte, essere capaci di adattarsi alle situazioni più disparate, avere un obiettivo preciso e conseguirlo con tenacia. Tuttavia, la poesia, rispetto alla letteratura, ha avuto soprattutto un ruolo elitario; gli appassionati formano una cerchia ristretta. Il reale rischio, dunque, è quello di restare nell’oblio. Bisogna lottare.

Intervista ad Andrea Picchi, autore del libro.

1. Quando hai deciso che fosse arrivato il momento di pubblicare un tuo libro di poesie? Cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?

La genesi di questo libro è molto particolare: c’entra un po’ la fortuna e un po’ il sapersi guardare attorno. Credo che, soprattutto oggigiorno, decidere di scrivere un libro sia una scommessa, in primo luogo con se stessi e in secondo luogo con chi potrebbe diventare un nostro potenziale lettore. Se dovessi dire “quando” ho deciso di pubblicare, risponderei: quando ritenevo che il materiale fosse pronto per essere diffuso, quando ero soddisfatto degli ennesimi ripensamenti, cambiamenti, correzioni.

2. Fare poesia di questi tempi è una scelta coraggiosa secondo te?

Sì e no. Mi spiego: di questi tempi, “scrivere” è una scelta coraggiosa. Oggi viviamo con un certa semplicità il social networking, cioè l’essere “social” su internet: ci piace condividere un po’ di tutto, un po’ con tutti. Ma il contesto “social”, malgrado utilizzi la scrittura per veicolare le informazioni rimane sempre un contesto proto-verbale o semi-verbale, e il più delle volte è accompagnato da veri e propri elementi mutuati dalla gestualità che si accompagna a qualsiasi conversazione verbale, (vedi le “emoticon”). Nella realtà web, nella comunicazione dei social, esiste il verbo “chat”, che abbiamo in pochissimo tempo inglobato nel nostro vocabolario, e l’atto del “chatting” è l’atto della “chiacchierata”: la chiacchierata non comporta un atto di scrittura, ma – per forza di cose – sul web ci si deve avvalere del mezzo della scrittura per veicolare le informazioni; Ma quando si decide di scrivere un qualsiasi testo (nel nostro caso sono poesie) che rifletta su se stesso, un testo che parla del testo, allora è tutto un altro mondo.. Credo che in generale “scrivere” sia un’operazione coraggiosa, prima parlavo di “scommessa”, e mi pare che il senso sia proprio quello.

3. Quali sono i tuoi scrittori\poeti preferiti? Trai ispirazione da qualcuno di questi in particolare?

Sicuramente ci sono differenze fra quella che può essere l’“ispirazione” e l’“allusione” letteraria o il semplice “riferimento”. Senza dubbio, in questo libro, ci sono riferimenti (voluti e non) in ordine sparso a Baudelaire, D’Annunzio, Pascoli, Palazzeschi, Campana; ma per esempio anche a Dante e Whitman.

4. Perché il tuo libro dovrebbe essere letto?

In generale, credo che faccia sempre piacere leggere della poesia. È anche un modo, spero, di spezzare la monotonia del linguaggio di tutti i giorni, e anche l’occasione di mettersi un po’ alla prova con se stessi, facendo quella cosa fantastica che gli esseri umani fanno in modo speciale:, e cioè “interpretare le cose”. La nostra realtà quotidiana è un continuo susseguirsi di atti di interpretazione dell’universo che ci circonda, anche quando non ce ne accorgiamo in realtà stiamo lavorando di interpretazione. La poesia è un modo particolare di interpretare le cose, anzi direi quasi un doppio modo di interpretare la vita quotidiana: da parte di chi scrive e da parte di chi legge. E i risultati di quest’atto interpretativo sono diversi da persona a persona, e spesso sono del tutto inaspettati e sorprendenti.

5. Hai progetti futuri in cantiere?

Sì. Ho già approntato la stesura di una porzione della prima parte di quello che sarà il mio primo saggio teorico, che tratterà proprio della questione dell’interpretazione, su cui sono tornato più volte in quest’intervento, e del “senso comune” di una collettività. Il saggio, che sarà intitolato “Il sistema sensibile”, affronterà – nella prima parte – una generale introduzione all’argomento della “critica”, sulla base naturalmente di altri studi importanti, mentre – nella seconda parte – tenterà di tracciare una linea di mediazione fra il mondo della Letteratura dei Classici, che sembra ormai quasi elitaria e incomprensibile ai più, e il mondo della Letteratura di Consumo, che è quella che domina le società contemporanee.

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