Investigazioni inconsce nel nuovo libro di Guglielmo Aprile.

Copertina AprileLe fila persecutorie trattenute in questa recente raccolta di poesie di Guglielmo Aprile dal titolo quanto mai significativo, L’assedio di Famagosta (LietoColle), vengono toccate da una investigazione inconscia apparentemente passiva.

È chiaro che c’è una fonte reale da dove tutto sgorga, fonte che condiziona ( e non poco) la quotidianità del poeta, ma è anche vero che Aprile ama raggruppare costantemente angosce e paure davanti alla porta della poesia …

A cinque anni, il mio compagno di culla/era un pupazzo dal berretto rosso/e le bretelle; avevo il terrore di lui.//A volte mi ricompare davanti/nei vicoli più bui delle giornate,/dagli angoli di cassapanche/non chiuse bene, dal fondo di camere/in cui non spolvero da tempo;/non dice niente, mi osserva solo/con quell’espressione che tanto mi angosciava una volta.//È lui che stacca pezzi di ruggine/dalle cancellate ancora da verniciare,/
che soffia polvere di gesso/sulle teste della gente alla fermata.//Non posso nulla/per impedire il suo arrivo, solo far finta/
di ignorarlo, quando in autobus/o in un outlet, di nascosto, /ammicca/rivolto a me con strani, terribili/cenni, e grazie a Dio gli altri/non se ne accorgono.”

Foto AprileL’esasperazione del tutto regna sovrana e il momento poetico altro non è che la rivalsa della vittima contro il suo carnefice in una mobilità creativa che inevitabilmente insidia ogni forma di duratura angosciante passività.

LIETOCOLLE

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