Industria, Istat: “Mai così male dal ’90, calo produzione senza precedenti”.

Il calo rispetto a un anno è del 29,3%: tutti i principali settori di attività economica registrano flessioni tendenziali e congiunturali.

A marzo le condizioni della domanda e le misure di contenimento dell’epidemia di Covid-19 hanno determinato un crollo della produzione industriale italiana con una riduzione tendenziale (-29,3%) che è la maggiore della serie storica disponibile (che parte dal 1990), superando i valori registrati nel corso della crisi del 2008-2009.

“Senza precedenti” anche la caduta in termini mensili dell’indice destagionalizzato. Ad affermarlo è l’Istat.

Tutti i principali settori di attività economica registrano flessioni tendenziali e congiunturali, in molti casi di intensità inedite: nella fabbricazione di mezzi di trasporto e nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori la caduta congiunturale e tendenziale supera ampiamente il 50%. Relativamente meno accentuato– aggiunge l’Istat- è il calo nelle industrie alimentari, bevande e tabacco che, considerando la media degli ultimi tre mesi mantengono una dinamica tendenziale positiva.

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A MARZO PRODUZIONE -28,4% SU MESE, -29,3% SU 2019

A marzo 2020 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito del 28,4% rispetto a febbraio, spiega l’Istat. Nel primo trimestre dell’anno, il livello della produzione è scesa dell’8,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Rispetto a marzo 2019 l’indice è diminuito corretto per gli effetti di calendario del 29,3% (22 giorni contro 21 dello scorso anno).

Tutti i principali settori registrano variazioni tendenziali negative. Le più rilevanti sono quelle di fabbricazione di mezzi di trasporto (-52,6%), industrie tessili e abbigliamento (-51,2%), fabbricazione di macchinari (-40,1%) e metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-37%). Il calo minore si registra nelle industrie alimentari, bevande e tabacco (-6,5%).

L’indice destagionalizzato mensile mostra marcate diminuzioni congiunturali in tutti i comparti; variazioni negative caratterizzano, infatti, i beni strumentali (-39,9%), i beni intermedi (-27,3%), i beni di consumo (-27,2%) e l’energia (-10,1%). Gli indici corretti per gli effetti di calendario (a marzo 2020 i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 dell’anno scorso) registrano a marzo diminuzioni particolarmente accentuate in tutti i settori.

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Variazioni negative si registrano per i beni strumentali (-39%), i beni intermedi (-28,7%), i beni di consumo (-26,2%) e l’energia (-10,5%). Tutti i principali settori di attività economica registrano variazioni tendenziali negative. Le più rilevanti sono quelle della fabbricazione di mezzi di trasporto (-52,6%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-51,2%), della fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-40,1%) e della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-37%) mentre il calo minore si registra nelle industrie alimentari, bevande e tabacco (-6,5%).

Per la fabbricazione dei mezzi di trasporto il calo congiunturale è stato del 60,1% mentre quello tendenziale, sempre corretto per gli effetti di calendario, è stato del 52,6%.

Per l’alimentare, invece, il calo congiunturale è stato del 4% e quello tendenziale del 6,5%. Leggero aumento invece per la produzione alimentare del primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 (+0,8%).

Per i prodotti farmaceutici il calo della produzione in termini congiunturali a marzo è stato dell’8,7% mentre il calo tendenziale è stato del 9,1%. Nel corso della fase di rilevazione – sottolinea l’Istituto di statistica – vi è stata una moderata riduzione del tasso di risposta delle imprese, conseguente all’emergenza sanitaria in corso.

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Agenzia DiRE  www.dire.it

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