Inaugurato il nuovo Ponte San Giorgio a Genova, Conte e Mattarella alla cerimonia.

di Simone D’Ambrosio

La promessa del sindaco Bucci: “Non lasceremo mai sole le famiglie delle vittime” del crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 luglio del 2018.

GENOVA – È stato inaugurato oggi a Genova il Ponte San Giorgio a distanza di due anni dal crollo del Ponte Morandi, evento in cui persero la vita 43 persone. I loro nomi sono stati letti all’inizio della cerimonia.

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IL SINDACO BUCCI: “NON LASCEREMO MAI SOLE LE FAMIGLIE DELLE VITTIME”

“Ce l’abbiamo fatta, siamo riusciti a fare quello che avevamo promesso 18 mesi fa. La prima cosa che mi viene in mente è un pensiero alle 43 vittime, alle loro famiglie che sono quelle che soffrono di più. Queste cose non devono succedere più. Genova non dimenticherà e a loro saremo sempre vicini”. Così il sindaco di Genova e commissario straordinario per la ricostruzione del nuovo ponte, Marco Bucci, nel corso della cerimonia di inaugurazione del viadotto. Il secondo pensiero va ai “cittadini di Genova che hanno sofferto, ma in silenzio, rimboccandosi le maniche”. Il terzo pensiero “a chi ha lavorato, alle 1.200 persone che hanno sudato e superato problemi enormi. A voi dico veramente grazie”. Bucci, inoltre, con voce tremante per l’emozione, ringrazia anche Renzo Piano, che ha disegnato il nuovo viadotto e il governo che permesso di realizzare “un modello di cui siamo tutti orgogliosi”.

MATTARELLA TAGLIA IN NASTRO DEL NUOVO PONTE

Genova ha di nuovo il suo ponte. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha tagliato il nastro tricolore del nuovo viadotto autostrade sul Polcevera, Genova San Giorgio, dopo la benedizione del nuovo arcivescovo Marco Tasca. Il capo dello Stato è arrivato sul viadotto pochi minuti dopo che la pioggia battente si era arrestata e un doppio arcobaleno aveva fatto la sua comparsa sulla Valpolcevera. Mattarella è stato accolto dal sindaco di Genova e commissario per la ricostruzione, Marco Bucci, e dal governatore ligure e commissario per l’emergenza del crollo del ponte Morandi, Giovanni Toti, che gli hanno donato una mascherina con la bandiera di Genova. Poi l’Inno di Mameli, la lettura dei nomi delle 43 vittime, il silenzio, che hanno anticipato i discorsi ufficiali, la sirena di cantiere e le acrobazie delle frecce tricolori.

CONTE: “IL PONTE DIMOSTRA CHE IL PAESE SA TORNARE A CORRERE”

“Oggi Genova riparte, forte della sua operosità, come ha fatto in tanti momenti della sua gloriosa storia confidando nel lavoro”. Il nuovo ponte “è la dimostrazione che il nostro Paese sa rialzarsi, sa tornare a correre”, dice all’inaugurazione del nuovo ponte Polcevera di Genova il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Non siamo qui semplicemente per tagliare un nastro. Forse non è neppure facile abbandonarsi a intenti celebrativi. Ancora troppo acuto e tangibile è il dolore della tragedia consumato in questo luogo”, commenta Conte, che rivolge un pensiero commosso ai familiari delle vittime che “mantengono vivo e fecondo il ricordo dei loro cari nella memoria collettiva”. Il nuovo viadotto, aggiunge, “è frutto del lavoro del genio creativo italico”. Il ponte esprime “un’immagine di forza e anche di leggerezza, 18 piloni ben radicati nel suolo, 43 lampioni uno per ogni vittima si elevano fino a dominare il mare, 43 steli altissimi per ricordare ogni notte chi ingiustamente ha perso la vita”.

PIANO: “NUOVO PONTE USCITA ENERGIA PAESE, PIÙ BEL CANTIERE”

“Ci siamo tutti smarriti qui due anni fa nella tragedia, e qui oggi ci ritroviamo anche per ringraziare chi ha costruito questo ponte, l’energia che ci ha messo, con rapidità ma senza fretta. Ho contributo, ho dato l’idea di un ponte che attraversi la valle in silenzio, passo dopo passo, chiedendo il permesso come un vascello bianco che attraversa la valle”. Lo afferma il senatore a vita e architetto Renzo Piano alla cerimonia di inaugurazione del nuovo ponte Polcevera di Genova. Secondo l’autore del progetto del ponte San Giorgio “è uscita l’energia del Paese, dal commissario ai più modesti manovali. È stato il più bel cantiere che abbia avuto in vita mia, semplicemente straordinario”. Ad avviso dell’architetto “non si deve parlare di un miracolo. Non c’è stato alcun miracolo, c’è stata una grande competenza, energia, generosità. Mai visto uno lamentarsi. Questa è stata la cosa importante successa qui”.

COMMOZIONE SULLE  NOTE DI DE ANDRÉ RICORDANDO 43 VITTIME

“Ti me perdunié u magún, ma te pensu cuntru su”. Mi perdonerai il magone, ma ti penso contro sole. La scusa per eccellenza dei genovesi, schivi per antonomasia, quando sono alle prese con l’impossibile gestione delle emozioni. E di emozioni, in questa serata di lunedì 3 agosto, a Genova ce ne sono fin troppe. Ci aveva provato Fabrizio De André a spiegarlo in versi e musica, nel dialetto di qui. Lo stesso Faber che risuona con le voci di 18 amici, in un’edita e toccante versione di “Creuza de ma”, messa insieme per l’occasione da Dori Ghezzi. Non poteva che essere questa la colonna sonora dell’inaugurazione del ponte Genova San Giorgio. Sulla Valpolcevera è diluviato fino a pochi minuti prima dell’inizio della cerimonia, anche se non così forte come quel maledetto 14 agosto 2018. Poi, la tregua e l’arcobaleno che hanno anticipato l’arrivo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Certo, c’è l’inno di Mameli. Certo ci sono le frecce tricolori. Certo ci sono le sirene del cantiere. Certo c’è la passeggiata sul viadotto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Anche se il “rammendo” di 1.067 metri, che Renzo Piano ha immaginato come la chiglia di una nave che riunisce le due sponde della Valpolcevera, di Genova e della Liguria, non è proprio una “mulattiera di mare”. Anche se non è neanche più il “ponte di Brooklyn” progettato da Riccardo Morandi e così ribattezzato dai polceveraschi. Il nuovo ponte ha in sé tutte le caratteristiche della genovesità. I pochi fronzoli nella sua apparenza, ma il valore prezioso della tecnologia nascosta al suo interno. Il lavoro incessante che demolitori e costruttori hanno profuso giorno e notte, dal dicembre di un anno e mezzo fa, per arrivare il più in fretta possibile a questo momento. La determinazione del commissario Marco Bucci. Sarà per questo che, lo stesso sindaco, ha voluto a tutti costi dargli il nome della città e del suo patrono. Sarà per questo che il vessillo della città, quella croce di San Giorgio, rossa in campo bianco, che tante volte abbiamo visto svettare negli ultimi mesi, quando si innalzavano, una dopo l’altra, le diciannove campate del nuovo viadotto, domina su tutta la Valpolcevera. Una cerimonia sobria ma solenne. Come avevano chiesto i familiari delle vittime al presidente Mattarella, amareggiati dalle troppe passerelle della politica in questi quasi due anni. Loro, assieme agli sfollati, stasera non se la sono sentita di arrivare quassù, salvo un paio di eccezioni a puro titolo personale. Hanno preferito il silenzio e la distanza, incontrando poco prima, in separata sede, il capo dello Stato. Eppure, il momento più commovente della cerimonia non può che essere quello in cui risuonano i nomi delle 43 persone che quel maledetto 14 agosto 2018, hanno perso la vita. Il silenzio prima suonato solennemente e poi ascoltato per tre minuti. Tra pochi giorni, venerdì 14, ci sarà tempo e modo per ricordarle meglio, nel memoriale provvisorio che è stato installato qua sotto, a pochi passi da dove, due anni fa, si accartocciavano le macerie e i soccorritori lavoravano senza sosta, strappando più vite possibili dalla morsa di lamiere, asfalto e calcestruzzo.

Agenzia DiRE  www.dire.it

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