Il Sindacato Nursing Up, con l’appoggio del CSE si schieraNO al fianco degli infermieri con le migliori “armi” di cui dispongono.

Abbiamo parlato tra i primi, di caporalato nella sanità, ma, a differenza delle campagne non era mai
deceduto nessuno, quindi non faceva notizia. Oggi, nonostante una graduatoria aperta, le aziende
sanitarie non sarebbero autorizzate ad assumere personale e/o sostituire le società esternalizzate.
Forse dopo pressing, hanno assunto degli infermieri, ma sarebbero appollaiati insieme, mentre le
strutture affidate agli esternalizzate permangono. Come se rappresentassero un successo.
Nel Lazio, tra l’altro, non abbiamo avuto poca contezza delle case di riposo o anche delle RSA, un
silenzio che ci preoccupa, è un silenzio sospetto, …o sono tutte perfettamente eccellenti?
Nel passato ricordo che le colleghe non potevano scegliere il sindacato cui iscriversi, tanto è vero
che gli iscritti che conosco, lo hanno fatto secondo modalità carbonare. Penso a quei colleghi che è
inibita l’iscrizione ufficialmente. Penso ad una realtà per anziani, senza ascensore, dove gli ospiti
erano trasferiti a “cavacecio” di un dipendente extracomunitario. Rifletto su una realtà dove il giro
letti si faceva con i guanti da cucina, lo stesso paio di guanti, per tutti gli ospiti, ma anche per
posizionare i cateteri. Chissà che sarà successo con il COVID?
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L’8 maggio 2020 gli operatori malati, nel Lazio, erano 465, di cui il 50% erano infermieri, 1/3
erano medici, il resto sono gli altri operatori sanitari. Quanti da settori no COVID?
Nel Lazio, le indennità di 100 euro, promesse, erogabili per tutti i mesi, durante il periodo COVID,
fino a dicembre, sono state distribuite a macchia di leopardo, ma non ancora in tutte le aziende.
Le indennità COVID, spesso annunciate, forse verranno erogate per il 27 di giugno, ma non a tutti.
Stiamo già rilevando numerose sorprese circa le erogazioni, ci sono colleghi che sono convinti che
percepiranno qualcosa, ma nella busta paga potrebbero rilevare delle sorprese. Abbiamo in mente
un ospedale in particolare, dove l’azienda aveva segnalato un “certo” numero di aventi diritto,
mentre la Regione avrebbe riconosciuto l’indennità ad 1/3 dei proposti.
Al personale “no COVID”, perché “in teoria” non esposto al COVID, non percepirà nessuna forma
d’incentivo, benché hanno lavorato in forte carenza di DPI. Non interessa a nessuno. La Regione
aveva fatto una mezza proposta di 300 euro, da erogare ai così detti non esposti, ma, non ne
abbiamo saputo più nulla.
Stupiti siamo delle prestazioni aggiuntive, proposte dalla Regione Lazio, al fine di coprire le attività
sanitarie sospese durante il periodo di lockdown. Noi abbiamo chiesto che l’importo per i
professionisti sanitari non medico coincidesse con il 50% previsto per i medici, ma sono stati
riconosciuti 25 euro. Abbiamo anche chiesto che si facessero assunzioni, anziché prestazioni
aggiuntive, anche perché sono numerosi i colleghi che non potrebbero partecipare alle prestazioni
aggiuntive, considerate le condizioni poste in essere. …ma gli esponenti della triplice presenti,
erano interessati solo al fatto che non dovesse essere presente il Nursing Up, dal momento che,
aveva rifiutato la firma sull’accordo dell’incentivo COVID.
La regione Lazio, non ha erogato gli incentivi COVID, come nelle altre regioni, dal momento che il
50%, almeno, della sanità nel Lazio è affidata al privato, e non ci risulta siano “tutti” previsti
nell’erogazione degli incentivi COVID. …mentre anche nel pubblico, il 50% è esternalizzato,
quindi anche quest’ultimi non sarebbero contemplati negli incentivi COVID.
Domani saremo in piazza S.S. Apostoli, dalle 9.00 per ricordare in nostri morti, per comunicare il
nostro mal contento e la nostra necessità di rispetto.
…PER LE RAGIONI CUI SOPRA E MOLTO ALTRO LE RICHIESTE E DOGLIANZE DEI COLLEGHI
CHE CHIEDONO:
1. Un‘area contrattuale infermieristica che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità
ormai evidenti di una categoria che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario
nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie. Analogamente accada per le
professioni sanitarie ostetrica e tecniche.
2. Risorse economiche sufficienti per garantire una indennità infermieristica che, al pari di quella
già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento
economico fondamentale, non una “una tantum” e riconosca e valorizzi sul piano economico le
profonde differenze rispetto alle altre professioni, sempre esistite, ma rese evidenti proprio da
COVID-19.
3. Risorse economiche per il contratto della sanità finalizzate e sufficienti per conferire un’indennità
specifica e dignitosa per tutti i professionisti che assistono pazienti con un rischio infettivo.
4. Riconoscimento della malattia professionale e correlato meccanismo di indennizzo in caso di
infezione con o senza esiti temporanei o permanenti.
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5. Immediato adeguamento delle dotazioni organiche del personale operante nella generalità dei
presidi ospedalieri e sul territorio. Aggiornamento altrettanto immediato della programmazione
degli accessi universitari , perché gli infermieri attuali non bastano, ne mancano 53mila ma gli
Atenei puntano ogni anno al ribasso
6. Aggiornamento della normativa sull’accesso alla direzione delle aziende di servizi alla persona,
dove l’emergenza ha dimostrato che non è possibile prescindere da una competenza sanitaria di
tipo assistenziale a garanzia degli ospiti.
7. Superare, per gli infermieri pubblici e per gli altri professionisti non medici, il vincolo di
esclusività, concretizzando un’intramoenia che consenta di prestare attività professionale a
favore di strutture sociosanitarie (RSA, case di riposo, case di cura e strutture residenziali,
riabilitative, …), anche per far fronte alla gravissima carenza di personale infermieristico di tali
realtà .
8. Tutte le richieste ed innovazioni sopra riportate, dovranno essere considerate tra i requisiti
richiesti per procedere con l’accreditamento e l’autorizzazione delle strutture private.
9. Direttive e risorse finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti del
comparto, riduzione del debito orario settimanale degli stessi (orario di servizio) pari ad almeno 4
ore settimanali, da utilizzare per le attività di aggiornamento, come già avviene per i medici .
10. Direttive e nuove risorse finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento degli infermieri
specialisti e gli esperti in applicazione della Legge 43/06 ,e per la valorizzazione economico
giuridica della funzione di coordinamento , valorizzazione delle competenze cliniche e gestionali
degli interessati.

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