Il referendum contro il taglio dei parlamentari si farà grazie alle firme della Lega, il M5s attacca.

Il pentastellato Giarrusso si sfila: “Mia adesione strumentalizzata”.

ROMA – E’ stato raggiunto il numero minimo di 64 firme per chiedere il referendum sulla riforma che taglia il numero dei parlamentari. Lo si apprende da fonti parlamentari. L’obiettivo sarebbe stato raggiunto con un determinante appoggio dei senatori leghisti. Nel pomeriggio i promotori Andrea Cangini (Fi), Tommaso Nannicini Pd) e Nazario Pagano (Fi) sono entrati in Cassazione per depositare le 71 firme necessarie per la richiesta di un referendum sulla riforma che introduce il taglio dei parlamentari.

PARTITO RADICALE RINGRAZIA LEGA E SENATORI

“Abbiamo dato il nostro contributo affinche’ anche la gamba istituzionale, quella della raccolta delle firme tra i Senatori andasse a buon fine. Dobbiamo innanzitutto ringraziare la Lega per aver raccolto il nostro appello e i senatori firmatari per aver consentito che si tenga il referendum”. Lo dicono Maurizio Turco e Irene Testa, Segretario e Tesoriere del Partito Radicale.

FONTI M5S: AIUTINO LEGA, VOGLIONO BLOCCARE TAGLIO PARLAMENTARI

“Non hanno resistito alla voglia di tenersi strette le poltrone e a quanto pare e’ arrivato ‘l’aiutino’ della Lega. Non vediamo l’ora di dare il via alla campagna referendaria per spiegare ai cittadini che ci sono parlamentari che vorrebbero bloccare questo taglio, fermando cosi’ il risparmio di circa 300mila euro al giorno per gli italiani che produrrebbe l’eliminazione di 345 poltrone”. Cosi’ fonti M5s.

GIARRUSSO (M5S): RITIRATO MIA FIRMA DA REFERENDUM

“Stamattina ho ritirato la firma sul referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. L’ho ritirata, perche’ la mia posizione e’ stata strumentalizzata da alcuni e travisata da altri”. Lo scrive su facebook il senatore M5s Mario Michele Giarrusso.

“Rimango dell’idea che dare la parola ai cittadini con un referendum confermativo senza quorum- aggiunge-, e’ una scelta in linea con la nostra storia di impegno per la democrazia diretta.

Purtroppo pero’, queste argomentazioni, non sono state ne’ recepite e ne’ tantomeno comprese. Sciacalli invece si sono subito tuffati nella polemica, solo per gettare fango, senza ritegno alcuno. A me dispiace aver lasciato la bandiera della democrazia diretta, nelle mani di chi non la merita. Peccato”.

Agenzia DIRE www.dire.it

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