I Giovedì dell’Accademia hanno presentato Il mondo poetico di Eleonora Danco, dove l’arte del cinema e del teatro fanno rivivere i giorni d’oggi.

Autrice, regista, attrice, performer. Il suo teatro è un teatro fisico, d’impatto e tensione. Dove corpo e testo si fondono in un’unica espressione, le stesse forme, le stesse espressioni che i protagonisti del suo cinema interpretano ogni giorno. La scrittura oscilla tra prosa e slang, dramma e comicità. L’esordio nel 1998 con “Ragazze al muro”, nel 2000 vince il festival di Casalbuttano sulla nuova drammaturgia con “Nessuno ci guarda”. Seguono altri lavori, sia cinematografici che teatrali. Eelonora Danco accolta dal direttore Luigi Fiorletta è stata la protagonista del secondo appuntamento de “I Giovedì dell’Accademia” che nel corso del suo intervento rivolto al pubblico degli studenti dell’Accademia ha parlato, spaziando tra tra surrealismo e realtà. La Danco più volte fatto riferimento nel corso della sua carriera artistica (anche teatrale) a personaggi come Luis Buñuel e Giorgio De Chirico, appare a mio avviso indubitabile che la sua sostanza estetica si basi essenzialmente sulla cultura visuale proveniente dall’arte contemporanea e dalla fotografia degli ultimi venti anni. Eleonora Danco ha, in tal senso, liberato il cinema italiano dall’immagine collegata strettamente all’idea di veicolo di contenuti inequivocabili e ha espresso semplicemente la sua stessa condizione di smarrimento esistenziale uscendo fuori di sé, divenendo straniera nei riguardi di se stessa, tirandosi fuori dal racconto e dalla psicologia, autoraffigurandosi nel suo disorientamento e, dunque, manifestando non il suo pensiero razionale quanto piuttosto le sue sensazioni più inspiegabili e il suo sentimento percettivo (dunque radicalmente estetico). La Danco è un’artista di razza, con una forza irrefrenabile ed elastica, che la proietta in un mondo ricco di quella vita che ogni giorno cerchiamo di ignorare, quella vita che invece è la realtà più reale della nostra quotidianità. Un fenomeno di culto come scrittrice e interprete di testi che fanno ridere e fanno male, sono crude e struggenti, come l’adolescenza, i conflitti familiari, il sesso, la droga, le periferie. Al termine ha ricevuto il simbolo dell’Accademia in bronzo. La Danco nel corso della sua carriera artistica ha anche scritto su commissione ed è stata prodotta tra gli altri da: Teatro Stabile di Parma, Teatro Stabile di Roma, Teatro Stabile di Napoli, Expo` 2015, Triennale di Milano Tra il 2000 e il 2002 ha realizzato per Radio3 il documentario in cinque puntate “Il vuoto”, “Anziani e adolescenti a confronto”, e il monologo “Non parlo di me”, all’interno della rassegna “I Teatri alla radio di Mario Martone”. Mentre come attrice ha lavorato tra gli altri, con Nanni Moretti, Marco Bellocchio, Michele Placido, Gabriele Muccino, Pupi Avati, Ettore Scola, Vittorio Gassman, Gigi Proietti e Cristina Comencini. N-Capace è il suo primo film scritto, diretto e co-interpretato.

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