Governo, riecco la fase due. Sintonia Conte-Pd, il gelo di Crimi: “I rapporti non cambiano”.

di Alfonso Raimo

Dopo la vittoria dem in Emilia-Romagna, Zingaretti e Conte rilanciano. Ma il capo del M5s, Vito Crimi, frena.

Il triangolo del governo non riesce. Lui, lui e l’altro – Nicola Zingaretti, Giuseppe Conte e Vito Crimi– si parlano, ma la comunicazione si interrompe ai primi due.

Il premier si propone di inaugurare una nuova stagione del governo, di cui sara’, dice, il “costruttore”. “Io sono un costruttore per definizione e mi auguro che questo progetto possa definirsi sempre piu’ andando avanti nel tempo, anche in virtu’ di un maggior affiatamento e coesione tra le forze di governo. Noi dobbiamo lavorare per contrastare queste destre, spiega il premier.

La scelta di campo e’ netta e perche’ sia piu’ chiara Conte lo rende plasticamente evidente scavando un fossato tra se’ e Matteo Salvini, il grande sconfitto del referendum sul governo: “Indegno, inaccettabile e per fortuna in fase calante“, dice Conte alle telecamere.

Nicola Zingaretti apprezza. E trova un nome per descrivere la nuova stagione del riformismo. “Ho parlato con Conte che si e’ detto disponibile ad aprire una fase due”, spiega il segretario dem che elenca i temi su cui erigere “il buon governo” nazionale, modello per tanti altri governi da calare nelle regioni, a cominciare da quelle che voteranno in primavera. Anche qui torna una parola chiave delle alleanze che si disfano e si formano. Il Pd chiede ai pentastellati “discontinuita’” rispetto al governo gialloverde.

Anche Vito Crimi ha parlato con Giuseppe Conte. Che si tratti di una ‘fase due’ o di una ‘discontinuita” programmatica, il M5s uscito sconfitto dalle urne non sembra per niente d’accordo con gli alleati dem. Lo si capisce quando il capo reggente Vito Crimi si presenta davanti ai giornalisti in Senato per fare il punto sul futuro prossimo. “Non e’ questione di strutturarsi. Ai cittadini non frega niente di costruire un campo antidestra, dice il viceministro dell’Interno. E ancora: “Con il Pd non bisogna parlare di collocazione ma di cose da fare”. E poi: “I rapporti di forza nel governo non cambiano. Siamo in Parlamento, la legislatura dura 5 anni”.

L’espressione ‘fase due’ si appresta cosi’ a vivere un’altra travagliata stagione politica. Dopo essere stata il mantra attorno al quale i riformisti del Pd intendevano costruire l’alleanza con la cosiddetta sinistra radicale – sforzo fallito nel naufragio del secondo governo Prodi, nel 2008 – torna ora per definire il faticoso strutturarsi dell’alleanza giallorossa. Peccato che meta’ dei Cinque Stelle continui a guardare a destra.

Lo scontro passera’ giocoforza lungo le linee di faglia che attraversano il M5s. Domani sera e’ prevista l’assemblea dei parlamentari. “Decideremo coi ministri e i sottosegretari chi sara’ il prossimo capodelegazione nel governo”, dice Crimi. Ma a quanto si apprende i parlamentari chiedono di avere un peso sulla decisione. In caso di voto si sancira’ la nuova fase del M5s, che dopo la débacle del voto regionale potrebbe assecondare la linea Conte e virare a sinistra. Favorito per guidare la squadra di governo sarebbe allora Stefano Patuanelli. Per il M5s il rischio e’ di consegnarsi a una diarchia.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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