GOVERNO. GIALLO-ROSSO? UNA “BUONA OCCASIONE” PER IL TERZO SETTORE.

Gli scenari aperti con la crisi nell’analisi di Pietro Barbieri, ex portavoce del Forum del terzo settore. “Partecipazione e impegno civico tornino ad essere fondanti. Cinquestelle e centro sinistra le riscoprano, faranno del bene a se stessi e al paese” (RED.SOC.) ROMA – Una nuova maggioranza per un governo “giallo-rosso” potrebbe essere una “buona occasione” per il terzo settore, ma anche se si dovesse tornare alle urne prima del previsto, con una nuova campagna elettorale, bisogna ripartire da una valutazione “piu’ seria e profonda del valore dell’impegno civico”. A commentare l’attuale crisi di governo e i possibili scenari futuri e’ Pietro Barbieri, ex portavoce del Forum del terzo settore e che in passato si e’ occupato per il Partito democratico proprio di Welfare e terzo settore. Lo stesso Partito democratico che in queste ore tende la mano verso il Movimento 5 stelle, con l’approvazione all’unanimita’ del documento del segretario Nicola Zingaretti che apre alla trattativa per verificare l’ipotesi di un “governo di svolta”. Un’ipotesi che per Barbieri potrebbe rappresentare un’opportunita’ che “deve ripartire, per quanto attiene al terzo settore, da una rivalutazione delle posizioni che hanno portato a dare strumenti alla destra piu’ retriva per attaccare l’impegno civico dei cittadini – spiega Barbieri -. La partecipazione e l’impegno civico devono tornare ad essere fondanti. Il Movimento 5 stelle e’ nato su queste cifre e il centro sinistra ha una storia lunga su queste cose: le riscoprano, faranno del bene a se stessi e al paese”. Per Barbieri, infatti, il terzo settore viene da un periodo piuttosto difficile. “Il terzo settore ha ricevuto attacchi importanti – spiega Barbieri -, non solo con questo governo, ma anche in passato. Attacchi che sono cominciati, o per lo meno hanno trovato una ragion d’essere, con gli scandali che l’hanno colpito, da Mafia Capitale al Cara di Mineo e tante altre situazioni affiorate nel tempo. È necessario che il terzo settore sappia fare non una generica seduta di autocoscienza, ma mettersi in gioco e capire quali sono le ragioni che hanno portato a una tale facilita’ di contaminazione con aree criminali. Un tema che deve essere affrontato”. Ma il confronto con il mondo della politica non e’ mai stato semplice. “Il terzo settore e’ un mondo che rischia di essere scomodo per le forze politiche perche’ mette in luce i limiti dell’agire delle forze politiche. E poi perche’ ha anche un ruolo da watchdog nei confronti del potere politico sui temi che lo riguardano”. Se dalle consultazioni non dovessero affiorare intese, invece, la campagna elettorale potrebbe essere il momento giusto per fare chiarezza soprattutto sul tema del lavoro nel terzo settore. “Il terzo settore ha la capacita’ di porre questo come tema centrale – sottolinea Barbieri -, perche’ nel terzo settore lavorano piu’ di un milione di persone. Perche’ porre questo come elemento alle forze politiche? Per la semplice ragione che chi si candida a governare il paese deve sapere che la questione della precarieta’ o del basso livello remunerativo e’ correlata a quanto viene investito in welfare. Tanto meno si investe, tanto meno vengono remunerate le persone e tanto piu’ sono precarie”. Altro fronte su cui lavorare e’ quello del “riconoscimento della capacita’ del terzo settore di saper fare, oltre che di saper essere – spiega Barbieri -. Il terzo settore non e’ solo agente politico del cambiamento, perche’ agisce nei quartieri, nei territori, nel mare e in altri paesi, ma anche perche’ questa cosa la sa fare e la fa meglio di quanto viene rappresentato”. Il punto di partenza, tuttavia, sia per un nuovo esecutivo giallo-rosso che nel caso di nuove elezioni, resta sempre cio’ che questo governo ha lasciato. E su questo tema, per Barbieri, ci sono luci e ombre. “Sulla disabilita’ questo governo lascia molto poco perche’ non ha fatto altro che utilizzare gli strumenti messi in campo dai precedenti governi senza alzare di un euro il livello di spesa – accusa Barbieri -. Sulla disabilita’ non hanno fatto praticamente nulla e anche sulla scuola hanno marcato il terreno con un decreto che lascia quasi tutto aperto, anche con qualche rischio”. L’impronta piu’ marcata lasciata da questo governo sul welfare, pero’, secondo Barbieri e’ quella del Reddito di cittadinanza (Rdc). “Ha un pregio e un difetto – aggiunge -: il pregio e’ quello di aver introdotto una misura strutturale che ha fatto fare un salto di qualita’ al Rei e questo va mantenuto, accudito e migliorato. Il limite e’ di aver confuso le politiche attive del lavoro con quelle di contrasto alla poverta’, soprattutto per quanto riguarda i Centri per l’impiego (Cpi)”. Secondo Barbieri, i Cpi “non possono avere le responsabilita’ della poverta’ che e’ multifattoriale – spiega -. Dietro una persona in poverta’ ci possono essere mille ragioni oltre la perdita del lavoro. Penso al mondo della disabilita’. Questo Rdc non ha dato risposte: il tema importante per le persone con disabilita’ e’ prima di tutto conquistarsi un’autonomia per poi pensare ad una possibilita’ di occupazione. Senza autonomia, assistenza personale e inclusione sociale, l’orizzonte dell’occupazione non ci sara’. C’e’ tutto un lavoro che va messo in moto da questo punto di vista, ma il reddito di cittadinanza a questo non risponde, per come e’ strutturato non puo’ rispondere”. Per Barbieri, tuttavia, “bisogna prendere cio’ che c’e’ di buono dal reddito di cittadinanza” perche’ rappresenta un “upgrade importante” del Rei che “non va per nulla abbandonato”. “Lo stanziamento non si deve perdere – conclude Barbieri -, ma vanno riformulate le questioni che riguardano le modalita’ di presa in carico delle forme del disagio. Bisogna ritornare a mettere in campo politiche sociali”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

Visite totali:27
Print Friendly, PDF & Email