Goodbye David, Duca eclettico e camaleontico che ha reso fashion e anticonvenzionale il Rock.

davidAddio ad uno degli artisti più versatili della storia della musica, molto prolifico a livello musicale con un’uscita discografica all’anno, che ha sempre sfidato i tradizionali canoni estetici, facendo del genere androgino una delle sue tante identità.

Un duca con abiti stile 1700, capelli cotonati e viso truccatissimo. Girava per il suo castello con una piccola sfera di vetro che faceva volteggiare a suo piacimento e dalla quale scaturivano tutti i suoi poteri magici. Un personaggio tanto affascinante quanto enigmatico quello di Jareth, il Re dei Goblin nel film fantasy ‘Labyrinth, dove tutto è possibile’ del 1986, ed interpretato da uno straordianario David Bowie. Fu dal grande schermo che lo conobbi per la prima volta. Allora avevo 11 anni, troppo piccola per comprendere il calibro dell’artista che avevo davanti. Un personaggio eclettico, ribelle e anticonvenzionale, così come estremamente prolifico a livello musicale al ritmo di un’uscita discografica all’anno. Un artista che nella sua lunga carriera di rocker punk ha ribaltato tutti i canoni estetici, del costume e della moda, dimostrando di essere un vero ‘english man’ in grado di trasformarsi da icona di mise stravaganti e puramente avanguardiste al più raffinato dandy della musica e dello stile.

Contrariamente ad una vita vissuta sempre sotto i riflettori, oggi David Bowie se ne va in silenzio e discrezione dopo una “coraggiosa lotta di 18 mesi” con il cancro, affrontata anch’essa senza pubblicità. Nessuno voleva crederci. Una bufala o al più un hackeraggio dei suoi profili social; contrariamente ad una vita vissuta sempre sotto i riflettori, oggi David Bowie se ne va inarte di qualcuno intenzionato ad alzare l’attenzione sul disco uscito la scorsa settimana. E invece, dopo un primo rincorrersi impazzito di notizie da un capo all’atro del mondo, sempre a mezzo social è arrivata la conferma prima dalla moglie Iman, poi il figlio Duncan. David Bowie, il Duca Bianco, vera leggenda della musica britannica che ha attraversato cinquant’anni di musica, se ne va così, all’età di 69 anni compiuti l’8 gennaio scorso. Li aveva festeggiati con la pubblicazione di un album di inediti dal tiotlo ‘Blackstar’, accolto da critiche entusiastiche e balzato nelle prime posizioni delle classifiche di mezzo mondo. Il suo 25esimo lavoro in studio, uscito a tre anni dall’ultimo disco ‘The Next Day’, pubblicato nel marzo 2013.

DA ZIGGY AL DUCA BIANCO: GLI ALTER EGO DI DAVID BOWIE. Protagonista per oltre 50 anni della scena musicale internazionale, come cantautore, polistrumentista, attore e compositore, David Robert Jones, al secolo David Bowie, era nato a Londra l’8 gennaio del 1947. Attivo dalla metà degli anni Sessanta, ha saputo reinventando nel tempo il suo stile e la sua immagine, e creando diversi alter ego: è stato il rocker punk di Aladdin Sane, l’eclettico ‘extraterreste’ Ziggy Stardust e l’emaciato Thin White Duke (che in Italia è diventato più semplicemente il ‘Duca Bianco’). Dal folk acustico all’elettronica, passando attraverso il glam rock, il soul e il krautrock, David Bowie ha lasciato tracce che hanno influenzato moltissimi altri artisti fino ad oggi.

DALLE TUTE IN VINILE ALLO STILE ANDROINO: LA NASCITA DEL GLAM ROCK. Ma Bowie non è stato solo questo. A lui, infatti, il merito di aver reso Glam il rock scrivendo un capitolo a parte nella storia del fashion. Dalla tuta in vinile a forma di pera a righe bianche realizzata dal creativo giapponese Kansai Yamamoto, e ispirata ai colori del kabuki, il tradizionale costume del Sol Levante, fino al Pierrot di ‘Ashes to Ashes’ disegnato da Natasha Korniloff, e allo stile androgino pensato da Michael Fish, Bowie è stato precursore della sessualità fluida, scardinando il ‘gender bender’ e facendo dell’annullamento del genere e dell’androginia una delle sue tante, eclettiche identità. Vera e propria icona di stile, alla moda Bowie non ha dedicato solo l’hit ‘Fashion’ ma anche svariate collaborazioni, tra cui quella indelebile con Alexander McQueen che nel 1997 ne reinventò lo stile disegnando il famoso trench con la bandiera Union Jack che campeggia sulla cover dell’album ‘Earthling’. Per non parlare della scenografica campagna pubblicitaria girata a Venezia per Louis Vuitton, di cui fu protagonista accanto ad Arizona Muse nel 2013, o della collezione Spring 2015 Couture di Dior, omaggio ‘vinilico’ di Raf Simons alle creazioni psichedeliche di Yamamoto.

DALLA MUSICA AL GRANDE SCHERMO. Al cinema, come attore, dopo alcune piccole apparizioni, arrivò al successo nel 1976 come protagonista del film di fantascienza ‘L’uomo che cadde sulla Terra’ di Nicolas Roeg. Tra le sue interpretazioni più note si ricordano Furyo in ‘Merry Christmas Mr. Lawrence’ di Nagisa Oshima del 1983, il ruolo di John Blaylock in ‘Miriam si sveglia a mezzanotte’ diretto nel 1983 da Tony Scott (dove recitava al fianco di Catherine Deneuve e Susan Sarandon), ‘Absolute Beginners’ e ‘Labyrinth’ del 1986, fino a ‘Basquiat’ di Julian Schnabel del 1996, nel quale ha interpretato il ruolo di Andy Warhol.

David Bowie si era sposato nel 1992 con la top model somala Iman Mohamed Abdulmajid. Aveva avuto due figli: Duncan Zowie Haywood (nato nel 1971 dal precedente matrimonio con Mary Angela Barnett) e Alexandria Zahra (nata nel 2000), ma considerava come sua terza figlia anche Zulekha, nata dal precedente matrimonio di Iman. Nel 2008 è stato inserito al 23esimo posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo ‘Rolling Stone’, mentre tra i suoi brani indimenticabili ci sono ‘Life on Mars?’, ‘Space Oddity’, ‘Starman’ ed ‘Heroes’, solo per citarne alcuni.

Francesca Nanni

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