FESTIVAL FILOSOFIA. BETTETINI, TRA VELO ISLAMICO E OCCIDENTE DEL SELFIE.

IL VELO E’ QUALCOSA CHE COPRE, MA CHE SVELA (DIRE) Modena, 15 set. – Il velo e’ qualcosa che copre, ma e’ anche qualcosa che attira l’attenzione, che caratterizza. Il velo non vela, ma svela”. E’ questo cio’ che Maria Bettetini, filosofa, studiosa ed esperta di estetica delle immagini vuole dimostrare con la sua lezione magistrale che si terra’ oggi pomeriggio a Sassuolo dal titolo ‘Velo. L’occultamento del volto’. “Non ho portato slides, ma veli perche’ ne esistono di diverse tipologie. Ora si parla di velo musulmano- ha spiegato la filosofa ai giornalisti in sala stampa a Modena- ma il velo e’ precedente e figura gia’ nel libro della Genesi. In tutti i monoteismi il velo e’ distinzione e soltanto le schiave non potevano velarsi. Anche le donne ebree ortodosse coprono i capelli in una forma di velamento, esiste il velo del lutto e il velo delle suore. Il velo ha una sua storia: con l’apertura dell’Iran all’Occidente scompare, ma dura pochi decenni. Ritorna alla fine degli anni 70 con Khomeyni proprio come segno di appartenenza all’Islam, anche se va ricordato che il Corano non dice nulla sul velo”. E a proposito della “diatriba sul velo musulmano” la filosofa ha ricordato il recente caso di Malala Yousafza, che dopo aver sfidato i talebani ed avere conquistato tutti i requisiti, non potra’ insegnare in Canada se non togliera’ il velo e “Malala- ha sottolineato la filosofa- il velo non vuole toglierlo”. E’ questo un passaggio importante perche’ coinvolge il rapporto tra legge e scelte personali. Ad una domanda dell’agenzia Dire sul divieto ad una certa tipologia di veli che coprono il volto della donna, Maria Bettetini ha risposto che “la legge deve garantire la sicurezza dei cittadini a partire dalla loro identificazione” e che in quel caso “i veli che coprono il volto, coprono di fatto la persona che nel volto ha la sua maschera e la sua rappresentazione”. Il tema diventa immediatamente collegato alla questione femminile e all’emancipazione: “Quando e’ una libera scelta indossarlo lo si fa per mostrarsi diversi- e’ questo il messaggio che emerge dagli studi e dalle ricerche della professoressa”.
Diversi da chi?. Anche da “quell’Occidente che si ritrae continuamente in un selfie”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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