EUTANASIA. BINETTI: ‘OMICIDIO DEL CONSENZIENTE’, DIFENDEREMO ART. 579 CP.

(DIRE) Roma, 28 set. – “Quando Cappato torno’ in Italia dopo quel drammatico viaggio in Svizzera in cui aveva accompagnato il DJ Fabo a morire in una clinica svizzera tristemente nota come Clinica della morte sapeva benissimo che nessuno lo avrebbe mai denunciato. Era il 27 febbraio del 2017 e in Parlamento era ancora molto vivo il dibattito della Legge sulle DAT, con il rischio che volgendo ormai al termine la XVII legislatura alla fin fine non se ne facesse nulla. La legge, vale la pena ricordarlo, fu approvata il 22 dicembre del 2017 e pubblicata in GU a gennaio del 2018 e la vicenda di Fabio Antoniani ne costitui’ la struttura portante almeno sotto il profilo emotivo. Cio’ che non era stato possibile con il caso Englaro e il caso Welby, fu possibile con DJ Fabo, anche per l’auto-denuncia di Cappato, che assumendosene la piena responsabilita’, indirettamente metteva il parlamento davanti alle proprie. Ma, insisto, nessuno avrebbe denunciato Cappato e la sua autodenuncia era parte di una strategia che veniva da lontano con l’unico scopo di introdurre l’eutanasia in Italia, la legge sulle DAT era solo un passaggio intermedio per approdare alla morte diretta del paziente che lo richieda o che per lo meno faccia intendere che lo vorrebbe. Tutto il dibattito di questi ultimi due anni si e’ incentrato sulla eventuale incostituzionalita’ dell’articolo 280 del CP, ma lo sviluppo della questione mette in evidenza il ruolo ben diverso di un altro articolo del CP. Il 579, che come e’ naturale lo precede immediatamente e parla di omicidio del consenziente. Perche’ cos’altro e’ la somministrazione di un farmaco letale ad un soggetto che lo richiede se non un vero e proprio omicidio del consenziente? E questo forse puo’ apparire ben piu’ grave anche all’opinione pubblica che si sente sopraffatta dalla pieta’ per i dolore e la sofferenza di persone che sono in condizioni analoghe a quelle di Eluana, Piergiorgio, Fabo, ecc”. Lo afferma la senatrice Paola Binetti, UDC, vicepresidente della Commissione straordinaria per i Diritti umani del Senato. “Chiedere ad un medico- prosegue-, come vorrebbe la sentenza della Corte, di capovolgere la prospettiva del suo ruolo, trasformando la relazione di cura in un vero e proprio processo di anticipazione e di accelerazione della morte, significa farne il responsabile di un nuovo tipo di reato, di cui la Corte non parla e che quindi dobbiamo ritenere ancora perfettamente in atto. Dare la morte a chi pure lo richiede, in flagrante contraddizione con l’antico e mai tramontato Giuramento di Ippocrate, altro non e’ che un vero e proprio omicidio del consenziente. Ti inietto questa sostanza perche’ tu muoia presto, subito, mettendo fine alle tue sofferenze. In altri termini ti uccido su tuo comando: articolo 579 del cp, su cui la Corte non si e’ affatto espressa e che difenderemo ad oltranza nel prossimo dibattito sui ddl in Parlamento. Non e’ in gioco solo la volonta’ individuale del paziente, ma l’identita’ di una intera classe professionale, condannata a trasformare, in forza di una legge, una relazione di cura in un vero e proprio omicidio del consenziente, sulla base del suo principio di autodeterminazione”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

 

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