EUTANASIA. BINETTI: NUOVE FRONTIERE E RISCHIO PER PAZIENTI DEPRESSI.

(DIRE) Roma, 8 lug. – “E cosi’ qualcuno e’ riuscito a trovare una soluzione per trattare in modo efficace la depressione! Una patologia che secondo l’OMS colpisce con gravita’ a frequenza crescente, a tal punto da occupare il secondo posto tra tutte le possibili malattie che colpiscono l’uomo”. Lo afferma la senatrice Paola Binetti, UDC, che continua: “Alessandra, in un momento di grave depressione, aveva contattato l’Associazione Exit, che promuove il diritto all’eutanasia; ed Emilio Coveri, responsabile di Exit Italia, le aveva consigliato tre cose ben precise: fare testamento biologico, associarsi a Exit e, una volta ottenute le informazioni e le indicazioni pratiche per andare in Svizzera, ricorrere al suicidio assistito. Oggi Emilio Coveri dovra’ rispondere del reato di “aiuto al suicidio”, essendo stato raggiunto da un avviso di garanzia spiccato dalla Procura di Catania. Ma anche in Svizzera la magistratura e’ intervenuta perche’ Alessandra non era affatto una malata terminale, ma un’insegnante di 46 anni, che pativa una depressione e una nevralgia cronica, la sindrome di Eagle.E che nella sua strada ha avuto la sfortuna di imbattersi in qualcuno che l’ha veramente aiutata a suicidarsi, offrendole come alternativa scegliere tra Berna, Basilea e Zurigo, senza tener in nessun conto che i familiari non erano affatto d’accordo con la sua scelta. Coveri ricorda che Alessandra lo aveva contattato ad agosto 2017, durante il dibattito mediatico sulla legge sulle DAT, quando il pressing mediatico faceva del diritto all’autodeterminazione l’unico valore degno di nota, lasciando decisamente sullo sfondo non solo il diritto alla vita, ma anche tutta la prudenza, la solidarieta’ umana e la professionalita’ che debbono caratterizzare il rapporto con una persona depressa.

Continua: “Oggi Coveri afferma che rifarebbe quanto ha fatto, che non si ritiene un eroe, come invece Marco Cappato, che ha addirittura accompagnato Fabo in Svizzera, standogli vicino fino all’ultimo. Lui si e’ limitato a dare indicazioni, su richiesta di una paziente! La scadenza posta dalla Corte Costituzionale e’ ormai vicina e il 24 settembre marca la data ultima per il Parlamento in materia di legge sull’eutanasia. Il caso di Alessandra e’ emblematico: muore per una interpretazione ambigua di cosa sia l’eutanasia e dei confini che anche i paesi piu’ avanzati, come la Svizzera, si danno. Eutanasia si, ma solo per i malati terminali, dice la Svizzera, mentre Coveri si giustifica dicendo di non aver fatto altro che dare spiegazioni. Qualcuno, anche in Italia, si arrampica sugli specchi per distinguere sempre piu’ eutanasia e suicidio assistito, volendo far assimilare l’eutanasia solo all’omicidio del consenziente, per derubricare colpa e pena dal suicidio assistito. Un’operazione che non e’ solo semantica, ma che scava nel protagonismo del suicida, su cui vuol far ricadere tutte le responsabilita’. Ed e’ cosi’ che vengono meno, cancellati con un colpo di spugna, tutti i doveri di umanita’ e di fraternita’, su cui si fonda la coesione sociale. Alessandra e’ stata vittima prima del bombardamento mediatico che ha accompagnato l’approvazione della legge sulle DAT e poi a marzo di quest’anno della seconda pressione mediatica che chiede a gran voce la depenalizzazione dell’articolo 580.E proprio per difendere le persone come lei, fragili, depresse, che si sentono incomprese in famiglia, ci batteremo fino alla fine per lasciar chiaro tutto l’orrore che si cela dietro il termine Eutanasia, di qualsiasi tipo e a qualunque articolo del codice si riferisca”, conclude Binetti.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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