Editoria: Polillo, “Iva agevolata e credito d’imposta, ecco come sostenere il settore”.

Dal Salone di Francoforte l’intervento del presidente dell’AIE sull’industria libraria. “È necessario – dice – un coordinamento delle competenze sul libro, Iva al 4 per cento sugli e-book e un credito d’imposta sull’innovazione”.

Anche se della crisi ne risente esattamente come tanti altri prodotti, il mercato del libro nel 2011 è entrato in una zona d’ombra, e la situazione è andata peggiorando in modo deciso, ma in linea con tutti gli altri segmenti, nel 2012: -3,7 per cento il giro d’affari lo scorso anno, secondo i dati Nielsen, per i canali trade, -4,6 per cento se consideriamo invece tutto il perimetro del mercato del libro (dati AIE), – 8,7 per cento (sempre dati Nielsen, canali trade) nei primi nove mesi del 2012. Diminuisce nel 2011 anche la lettura: sono oggi 25,9 milioni gli italiani che leggono almeno un libro in Italia, 723mila meno del 2010. Cresce e si diversifica invece l’offerta editoriale: aumentano i titoli e le copie immesse sul mercato, diminuiscono i prezzi medi e si consolida il segmento dell’ebook. Se vogliamo sottolineare gli elementi più significativi, li sintetizzerei così.

È TEMPO DI INTERVENIRE DAVVERO. Le difficoltà sono obiettive, è quindi tempo di intervenire davvero, non è più il tempo delle parole. Per rispondere a una situazione come quella accennata, non chiediamo neanche in questa occasione soldi, così come non li abbiamo mai chiesti. Chiediamo invece misure, sostenibili, per dare opportunità e risposte. La tempesta perfetta si è scatenata sul libro, travolto dal calo della domanda e dalle difficoltà di accesso al credito in un momento in cui gli editori sono chiamati a ingenti investimenti sul digitale e non aiutati dalla frammentazione delle competenze sul libro che hanno ingenerato una sostanziale disattenzione verso il settore. Sono difficoltà che anche oggi possono trovare e meritano risposte. A costo zero (o a costo ridotto).

AIUTATECI AD AVERE UN’IVA AGEVOLATA ANCHE SUGLI EBOOK. I libri di carta oggi sono sottoposti all’Iva al 4 per cento: i motivi sono noti e consolidati. Riguardano la promozione della cultura e dell’istruzione, per le quali i libri svolgono un ruolo fondamentale. La distorsione è evidente invece per i libri digitali, che scontano un’Iva ordinaria del 21 per cento. Nell’Unione Europea vi sono due paesi – Francia e Lussemburgo – che hanno deciso di introdurre l’Iva agevolata, negli ultimi mesi del 2011, ed hanno l’indubbio merito di aver portato, con ancor maggiore forza che nel passato, all’attenzione di tutta l’Unione il problema. L’editoria libraria è l’unico segmento dell’industria culturale dove le imprese europee sono leader nel mondo. Oggi esse devono competere con nuovi attori provenienti da oltreoceano che sfruttano vantaggi fiscali sull’Iva. Per questo l’Europa – che ha la competenza in materia – deve rispondere in modo deciso e far cessare la discriminazione tra libri di carta e libri digitali che, oltre a essere incomprensibile, è sempre più dannosa.

Ma l’Europa siamo noi, specie oggi. Per questo chiediamo al Governo italiano di affiancare i paesi che già sostengono la parificazione dell’Iva. Come un recente studio francese ha dimostrato, il provvedimento non avrebbe effetti negativi sul bilancio, proprio per gli effetti positivi sul mercato. Il costo non sarebbe a carico dello Stato italiano, quanto piuttosto di altri paesi che oggi ci fanno concorrenza fiscale. Del resto il mercato degli ebook rappresenta il segmento più innovativo dell’industria editoriale con uno sviluppo verticale della produzione che ha portato in Italia in soli due anni e mezzo alla disponibilità di quasi 38mila titoli e circa 60mila prodotti diversi, giacché spesso le novità sono prodotte in più formati. Il 37 per cento delle novità italiane sono oggi pubblicate anche in versione ebook. Una discriminazione fiscale si traduce quindi in un disincentivo al consumo e all’innovazione in un settore importante anche ai fini dell’implementazione dell’Agenda digitale europea.

AIUTATECI A MANTENERE LA LEADERSHIP A LIVELLO INTERNAZIONALE. IL PROGETTO TISP. Nonostante la crisi, nonostante le difficoltà finanziarie, l’editoria italiana sta dimostrando tutta la sua capacità di innovazione. Lo abbiamo visto con il crescente interesse estero rispetto al nostro progetto LIA (Libri italiani accessibili) che punta ad aumentare l’attuale disponibilità sul mercato di ebook in versione accessibile per persone non vedenti e ipovedenti nel rispetto dei diritti degli autori e degli editori, e che proprio oggi si presenta qui a Francoforte. L’ultima conferma ce l’ha data l’Europa affidando a noi, Associazione Italiana Editori, il coordinamento del progetto TISP (Technology and Innovation for Smart Publishing) che per la prima volta metterà a costante confronto industria editoriale e fornitori di tecnologia europei, creando una piattaforma che favorisca la collaborazione e le esperienze innovative per l’industria editoriale in uno scambio continuo tra i due settori. La partenza è prevista per gennaio 2013: durante un arco di 36 mesi il progetto coinvolgerà 25 partner di 12 paesi europei tra cui Anitec (membro fondatore di Confindustria Digitale Italiana) e la sua federazione europea di riferimento (Digitaleurope Asbl), oltre alla Federazione Europea degli Editori, a diverse realtà nazionali di entrambi i settori, e alle tre fiere del libro più importanti del mondo (Buchmesse, London Book Fair e Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna). Il progetto è nell’ultima fase dell’iter di negoziazione con la Commissione e vi è arrivato forte del giudizio di esperti indipendenti che hanno attribuito il massimo punteggio su tutti e tre i criteri di valutazione previsti. Una tripla A che non è così frequente, ma che siamo in grado di ottenere proprio sul tema dell’innovazione digitale.

AIUTATECI AD AFFRONTARE E PREPARARE IL FUTURO CON UN CREDITO D’IMPOSTA SULL’INNOVAZIONE IN EDITORIA. Digitale però non è solo ebook. Sono anche le app, i prodotti educativi interattivi e multimediali, le banche dati professionali, le riviste e monografie scientifiche online, i molteplici servizi associati. E sono soprattutto i cambiamenti strutturali che gli editori stanno realizzando sui propri cataloghi, sui processi interni, sulle attrezzatture, sulla formazione e riqualificazione del personale e per ogni altro investimento funzionale al processo di transizione digitale. L’art. 8 della Legge 62 del 2001 riconosceva un credito d’imposta pari al 3 per cento del costo sostenuto dalle imprese per gli investimenti in innovazione. Ne chiediamo il rifinanziamento per sostenere il processo di transizione al digitale al fine di promuovere l’offerta legale dei prodotti editoriali in formato elettronico. E visto che parliamo di digitale, chiediamo attenzione. Nel varo dell’Agenda digitale italiana fino a oggi i contenuti sono stati messi in secondo piano: sono state ignorate non le nostre richieste ma la nostra offerta di collaborazione in un mondo che frequentiamo da molti anni. Per noi è frustrante constatare che quando di Agenda Digitale si parla a Bruxelles gli editori italiani sono invitati, assieme a quelli europei, ma con il riconoscimento di un ruolo di primo piano. Quando se ne parla in Italia facciamo invece fatica a farci ascoltare. Un solo esempio: è ragionevole aprire un tavolo sull’ecommerce senza che vi sia spazio per il settore dove l’ecommerce, anche in Italia, è iniziato? Lo scorso anno Neelie Kroes, la vicepresidente della Commissione con delega all’Agenda digitale era qui a Francoforte. Speriamo che il prossimo potrà esserci anche chi avrà la delega all’Agenda digitale italiana.

DATEVI E DATECI UNA POLITICA COORDINATA PER IL LIBRO E PRESIDIAMO INSIEME IL DIRITTO D’AUTORE. Datevi una politica coordinata per il libro. Troppi e frammentati sono i rapporti e gli interlocutori del nostro mondo: dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali al Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, dal Ministero per gli Affari Esteri al Ministero per lo Sviluppo Economico, fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nell’ambito della ridefinizione del quadro delle competenze in materia di politiche per il sostegno all’editoria, di tutela del diritto d’autore e di promozione della lettura istituite un coordinamento delle funzioni. Dobbiamo evitare inutili sovrapposizioni e una svantaggiosa dispersione delle azioni da intraprendere. Un efficace coordinamento delle azioni a sostegno del libro e della lettura è l’unico modo per affrontare la crisi del mercato del libro e il dramma dei bassi indici di lettura in Italia. La dimostrazione l’abbiamo leggendo i dati del mercato di quest’anno: il Maggio dei libri è l’iniziativa che ha visto per la prima volta collaborare fattivamente le varie amministrazioni preposte alla promozione in Italia e l’AIE e senza dubbio non è un caso che maggio sia stato l’unico mese in cui il raffronto con l’anno precedente non è negativo.

Ancora: la tutela del diritto d’autore deve essere presidiata, a maggior ragione nel digitaleE lo vediamo constatando l’incredibile quantità di errori, inesattezze e distorsioni della verità che leggiamo quotidianamente in rete. Pensiamo solo a quanto si è detto e scritto a proposito del più volte annunciato e sempre rinviato regolamento dell’AgCom. In tutta Europa e negli Stati Uniti vi sono meccanismi che consentono agli aventi diritto di segnalare ai gestori dei siti le violazioni dei diritti d’autore, invitandoli a rimuovere le copie non autorizzate. Sembra che solo in Italia ciò non debba essere possibile. Ci fa piacere che il sottosegretario Peluffo abbia risollecitato l’AgCom ad emanare il regolamento, che deve essere equilibrato, garantista ma anche efficace. Ma la valorizzazione dei diritti d’autore non deve limitarsi alla protezione e alle sanzioni. Anche in questo campo si deve innovare ricordando che il diritto d’autore nasce proprio per difendere e valorizzare l’innovazione. In questo quadro, credo che si debba salutare con soddisfazione il recente accordo tra Google e gli editori americani che ha sancito come si possa lavorare nel digitale senza le forzature che erano invece presenti nell’accordo del 2008. L’accordo attuale è interamente basato sul rispetto della volontà degli aventi diritto e su una gestione attiva e più avanzata dei diritti.

REDAZIONE

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