DIRITTI. UNFPA: 650 MLN SPOSE BAMBINE, OGNI GIORNO 33MILA MATRIMONI PRECOCI.

OGNI ANNO A RISCHIO 12 MLN RAGAZZE; PIÙ SOGGETTE A VIOLENZA (29%) SU ADULTE (20%)

Roma – I matrimoni di minori sono vietati in quasi tutto il mondo e sono considerati una violazione dei diritti umani. Eppure ogni giorno se ne verificano 33mila. Si calcola che oggi siano 650 milioni le donne e le ragazze sposate da bambine ed entro il 2030 a questa cifra se ne aggiungeranno altri 150 milioni. A dirlo e’ ‘Contro la mia volonta’. Affrontare le pratiche dannose per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere’, il Rapporto sullo stato della popolazione nel mondo 2020 presentato oggi in contemporanea mondiale da Unfpa-Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione.
Il fenomeno riguarda principalmente le ragazze a causa di
stereotipi di genere e discriminazioni in base al sesso“. La
paura delle violenze sessuali e dello stigma che le accompagna e’
uno dei fattori motivanti per i matrimoni precoci, la piu’ diffusa tra le pratiche dannose che Unfpa si impegna a contrastare e ogni anno mette a rischio 12 milioni di bambine e ragazze.
Dannosi per il futuro e le opportunita’ delle ragazze, i matrimoni precoci hanno anche costi economici esorbitanti.
Secondo le stime della Banca Mondiale, nei 12 Paesi in cui il
fenomeno e’ piu’ diffuso la perdita di capitale umano equivale a
63 miliardi di dollari tra il 2017 e il 2030. Eliminarla non solo porterebbe benefici allo sviluppo delle ragazze, ma anche alle
comunita’ locali e ai Paesi in cui vivono. Se ci fosse un massiccio investimento sul contrasto al fenomeno dei matrimoni precoci, pari a 35 miliardi in dieci anni, la pratica potrebbe essere estirpata entro il 2030 in 68 nazioni.
SPOSE BAMBINE PIÙ POVERE E MENO ISTRUITE, ONERE PER FAMIGLIE
Il valore attribuito alla verginita’ e il timore della sessualita’ femminile, oltre a tradizione e obblighi sociali, favoriscono la decisione di forzare le ragazze a sposarsi molto giovani. Bassa istruzione e poverta’, specie nei contesti rurali, favoriscono la pratica: le ragazze che hanno completato solo le scuole elementari hanno probabilita’ due volte maggiori di sposarsi o convivere rispetto a quelle che hanno raggiunto un livello di istruzione secondaria o superiore.
Di tutte le ragazze sposate prima dei 18 anni in India, il 46%
proveniva dalla fascia di popolazione a minor reddito. Come pure
il Niger, terzo Paese piu’ povero al mondo. Li’ solo il 17% delle
ragazze completa le secondarie inferiori e l’84% della popolazione risiede in ambiente rurale, ma ben il 76% si e’ sposato prima dei 18 anni.
Le ragazze sono spesso viste come un onere finanziario che
cresce all’avanzare dell’eta’, perche’ la dote da versare sara’
maggiore, mentre, laddove esiste l’usanza di pagare per avere una
sposa, la ragazza molto giovane puo’ ottenere un prezzo superiore. La dote e il prezzo della sposa rappresentano, dunque, “una sorta di ‘mercificazione’ di donne e ragazze”, afferma Unfpa che ricorda come il fenomeno tenda a crescere “durante le crisi umanitarie provocate da disastri naturali o conflitti”
DIRITTI. IN ITALIA 85-90MILA DONNE CON MGF, DI CUI 5-7MILA MINORI
INDAGINE UNIVERSITÀ LA BICOCCA: 5MILA BAMBINE A RISCHIO, MA GIOVANI SONO MENO MUTILATE

In Italia le donne portatrici di Mutilazioni genitali femminili (Mgf) sono 85-90mila, di cui 5-7mila minorenni – con Nigeria ed Egitto come maggiori tributarie – e le bambine oggi a rischio sono circa 5mila. È
quanto stimato per il 2019 da un’indagine dell’universita’ Milano
Bicocca finanziata dal Dipartimento delle Pari Opportunita’ e
presentata da Patrizia Farina, docente di Demografia dell’ateneo
lombardo, nel corso della conferenza stampa di presentazione del
Rapporto Unfpa sullo stato della popolazione 2020 in diretta sui
canali Facebook di agenzia di stampa Dire e Aidos.
Si tratta di un dato “non cosi’ significativo – osserva la docente – se si pensa che su 6 milioni di immigrati presenti in Italia, 3 milioni sono donne. Questo lo dico non per sminuire il fenomeno, ma perche’ non vorrei che sia immaginato che tutte le donne immigrate siano mutilate e infibulate. Le generazioni piu’ giovani sono meno mutilate e hanno prevalenze decisamente piu’ basse”, sottolinea, ricordando che il dato “e’ abbastanza in linea con quello che succede nei Paesi d’origine. Non tutte le comunita’ hanno un’incidenza cosi’ alta di mutilazioni – continua Farina – sono molto alte tra alcune nazionalita’, come Mali, Sudan e Somalia. Divari intensi ci sono tra le egiziane e le sudanesi. Fra le nazionalita’ ad alta prevalenza le giovani somale corrono rischi molto elevati”. In generale, pero’, “le bambine a rischio
sono relativamente contenute tra tutte le nazionalita'”. Le donne
intervistate, in tutto 2.200, “sono per lo piu’ di prima generazione – spiega ancora la studiosa – Il fenomeno di per se’ e’ avvenuto altrove, per cui noi dobbiamo prenderci cura di queste donne e intervenire con policy appropriate rispetto al rischio delle bambine”.

“Ci sono buone notizie – conclude Farina – Il favore per le Mgf
si riduce in Italia come nel resto del mondo
 e piu’ di un terzo
delle donne e’ attiva nel contrastarle. L’adesione e’ contenuta e
guidata anche dal ricorso al rito alternativo. Ci sono delle criticita’: privatizzazione della pratica che riduce il sostegno. Le bambine non sono a rischio a zero”.

Agenzia DiRE  www.dire.it

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