Daniele Gorret e le sue Quaranta citazioni di Anselmo Secòs.

Copertina Libro GorretDaniele Gorret è nato in Valle d’Aosta nel 1951. Dopo il romanzo d’esordio, Sopra campagne e acque (Guanda, 1984), ha pubblicato contemplanze (1997), Eventi in un giorno di Emilio Tissot (2000). Suoi racconti sono presenti nelle raccolte Narratori delle riserve (Feltrinelli, 1992) e Racconti italiani del Novecento (Mondadori, 2001) autore di testi teatrali e di due saggi dedicati ad Alfieri: Il poeta e i mille tiranni (1991), e Il partito del riderne(1994). Come traduttore ha curato l’edizione italiana di scrittori francesi, da Sade a Gide, da Caillois a Céline a Ponge e a Pinget.

Ora LietoColle ha dato alle stampe poche settimane fa la sua raccolta di poesie Quaranta citazioni di Anselmo Secòs. Un titolo, senza ombra di dubbio, accattivante.

Foto daniele- gorret

Anselmo Secòs è il protagonista assoluto di questi quaranta racconti in versi preceduti sempre da una citazione illuminante che finisce per indirizzare il percorso di ogni corpo poetico di questa interessante raccolta. Un esempio? Si può prendere tranquillamente una poesia a caso come quella a pagina 39. La citazione è un aneddoto cinese:

Un giorno i discepoli chiesero a Confucio quale sarebbe stato il suo primo gesto nel caso fosse stato eletto imperatore della Cina. Confucio rifletté un momento con gli occhi semichiusi – poiché il saggio riflette sempre prima di parlare – poi rispose: «Comincerei col fissare il senso delle parole»

Ecco, questa è la citazione che precede la poesia e, in un cero senso, ne caratterizza il clima del racconto poetico svelato dallo sguardo del lettore:

Anselmo viaggia qualche volta in treno/ qualche altra volta attende in un ufficio,/ passa talvolta da solo per le strade:/ spesso, sempre più spesso ascolta le parole/ che i suoi contemporanei usano sputarsi/ addosso l’un con l’altro quasi per dispetto/ o quasi a gara a chi le sputa meglio:/ a chi meglio ferisce il Bello il Giusto il Bene.// Ascolta per esempio la ragazza/ che dice” Va bene, ho capito! Un attimo!”/ e comprende cosa può avere nella testa/ quali detriti quali rimasugli,/ o ascolta il suo ragazzo che risponde/ “Okay okay, non so che cazzo fai”/ ed immagina quanto sia virile/ esser così, eredi di un passato/ che testimonia monumento in piazza …// Cos’è che s’è diffuso nella Lingua?/ Lingua di Dante, Lingua di Petrarca …/ Quale contagio, quale pandemia/ colpì la lingua che fu di Cavalcanti?/ “Tu m’hai sì piena di dolor la mente/ di contro a colui che ‘pensa positivo’,/ chi ‘velocizza’ oppure ‘sponsorizza’/ per non dir poi di ‘far percorsi insieme’…/ La peste è peste, non c’è rimedio, più (…)”

Un occhio attento e implacabile nelle contraddizioni del presente è l’esercizio che viene più spontaneo a Gorret nel suo fare poesia. Nessuno più è interessato a dar senso alle parole e, la cosa più terribile, è che tutto questo vuoto, si conquista di giorno in giorno l’accesso alla normalità.

LietoColle

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