CULTURA. STORIE DELLA PERFORMANCE, MAXXI RACCONTA EVOLUZIONE LINGUAGGIO.

SABATO IL SECONDO APPUNTAMENTO CON ‘ELETTRICHE VISIONI’ (DIRE) Roma, 27 feb. – Secondo appuntamento al Maxxi Museo nazionale delle arti del XXI secolo per il nuovo ciclo di incontri ‘Le storie della performance’: una rassegna di cinque appuntamenti per raccontare gli artisti che, attraverso le loro azioni, hanno contribuito a creare nuovi linguaggi, hanno sfidato i limiti ed esplorato infiniti possibili legami tra generi diversi tra loro. Dalle ricerche iconiche di Marina Abramovic alle sperimentazioni piu’ recenti, dal teatro alle elettriche visioni della video arte, dai corpi in movimento della danza fino alla stimolante collaborazione tra Francesco Vezzoli e Lady Gaga. Un viaggio affascinante alla scoperta della performance, espressione artistica potente, che forse piu’ di ogni altra ha caratterizzato gli ultimi decenni della storia dell’arte e non solo. Sabato 29 febbraio alle 11.30 appuntamento nell’Auditorium del Maxxi per il secondo incontro, dal titolo Elettriche visioni. Da Nam June Paik a Matthew Barney (ingresso 5 euro, abbonamento 4 incontri 15 euro). Alessandra Mammi’, giornalista, storico dell’arte e curatore, accompagnera’ il pubblico del Maxxi alla scoperta di tutti quegli artisti che hanno utilizzato il video come mezzo di creazione della performance. Da quando la Sony produce nel 1960 la prima macchina portatile, infatti, alcuni artisti-pionieri impugnano la telecamera come un’arma per stravolgere l’immaginario visivo e farne un uso politico, intimista, narrativo e persino scultoreo che arrivera’ a modificare per sempre anche la scrittura visiva delle mostre e la percezione dello spettatore.

Prossimi appuntamenti: – Sabato 14 marzo, ore 11.30, Le tante performance dei corpi danzanti. Da Merce Cunningham a Lady Gaga, con Anna Lea Antolini, responsabile dell’Ente di Promozione Danza della Fondazione Romaeuropa. La performance di danza evoca l’invisibile attraverso il corpo fisico e sensibile del performer. L’incontro con Anna Lea Antolini racconta la storia delle tante performance dei corpi in movimento, in un viaggio a ritroso che parte dalle prime, fondamentali sperimentazioni di Merce Cunningham per arrivare fino all’eclettico incontro tra Lady Gaga e Francesco Vezzoli. E ancora: la fluidita’ del gesto di Trisha Brown, la portata planetaria di Anna Halprin, la normale diversita’ di Jerome Bel e il pluralismo identitario di Akram Khan & Sidi Larbi Cherkaoui, il divenire di Alessandro Sciarroni. – Sabato 21 marzo, ore 11.30, Performare gli elementi. Da Robert Smithson a Olafur Eliasson, con Riccardo Venturi, storico e critico d’arte contemporanea. Il quarto incontro si sofferma su due momenti precisi della storia dell’arte, in cui gli elementi naturali sembrano assumere una potenza inedita e un ruolo centrale fino a quel momento attribuito esclusivamente agli artisti. Il primo e’ tra il 1966 e il 1972 e vede protagonista Robert Smithson, mentre il secondo e’ dal 2015 in poi con Olafur Eliasson. È possibile portare al cuore della produzione artistica i quattro elementi – la terra, il fuoco, l’aria, l’acqua – e le loro manifestazioni estreme, come i terremoti o le inondazioni? È possibile scrivere una ‘storia dell’arte senza nomi’ che sappia dialogare con le sfide poste dalle scienze umane dell’ambiente? Queste e altre questioni fondamentali sul rapporto tra la performance e gli elementi naturali saranno l’oggetto dell’incontro con Riccardo Venturi.

Sabato 18 aprile, ore 11.30, Il teatro della vita. Dal Living Theatre all’Arte Povera, con Gianfranco Maraniello, direttore del Mart di Rovereto e presidente di Aamaci – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, membro del cda della Pinacoteca di Brera e del Comitato scientifico della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Le sperimentazioni teatrali degli anni Sessanta hanno incrociato i percorsi di un’arte in quel momento impegnata a decostruire paradigmi e idee tradizionali. Esperienze come quella di Grotowski, padre del Teatro Povero o le sperimentazioni avanguardistiche del Living Theatre hanno fortemente influenzato le pratiche dell’Arte Povera, di Fluxus e, ancora oggi, il senso della performance, del comportamento, dell’happpening e, piu’ in generale, il tempo e lo spazio d’azione per un’arte che cerca di restituirsi alla vita.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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