CORONAVIRUS. ‘IMMUNI’, L’ESPERTO: SERVE STRATEGIA PER IL ‘DOPO ALERT’.

“RISPOSTE A PERSONE IN MASSIMO 48 ORE, NON LASCIARLE IN QUARANTENA VOLONTARIA”

Roma – Poco piu’ di 3 milioni di cittadini hanno
scaricato ad oggi l’app ‘Immuni’. “Numeri bassissimi, il 5% della
popolazione, e speriamo che la stiano usando”. A dirlo Andrea
Lisi, avvocato, esperto di informatica e cultura digitale,
intervenuto sull’argomento a Il Mattino di Radio1. “La Francia e’
nella situazione dell’Italia- ha spiegato- In Germania invece ci
sono numeri incoraggianti perche’ in pochi giorni sono arrivati a
circa 10 milioni. Vuol dire che qui c’e’ qualche problema nella
comunicazione, perche’ finora non si e’ riusciti a fare capire
l’utilita’ della app”. Le persone sono diffidenti. “Qualsiasi
tecnologia e’ invasiva- ha continuato Lisi- ma il Governo ci sta
spingendo a usarla perche’ e’ convinto che possa aiutare a
controllare i numeri della pandemia. Certo, come qualsiasi
tecnologia genera falsi positivi e negativi, perche’ il sistema
bluetooth non puo’ tenere conto del fatto che una persona abbia o
no la mascherina, se c’e’ un muro divisorio poroso, se uno e’ di
spalle, se uno ha starnutito”. E qui inizia il problema del dopo
alert. “Dovrebbe esserci una immediata strategia sanitaria
perche’ la persona non resti in quel limbo della quarantena
volontaria, senza andare al lavoro, convivendo con la
preoccupazione di tutta la famiglia- ha spiegato Lisi- Il Sistema
sanitario deve intervenire entro 24, massimo 48 ore, per
verificare lo stato di salute di questi cittadini”.
Sostanzialmente “l’app oggi in se’ e’ stata migliorata grazie
alle critiche ricevute, che sono state prese in considerazione.
Il problema quindi non e’ l’app, ma il sistema su cui si poggia
che non riesce a superare i suoi limiti tecnologici (comuni a
tutte le app di tracing). L’app e’ una Ferrari, con qualche
problemino di privacy che pero’ possiamo superare davanti a un
interesse collettivo- ha detto ancora Lisi su Radio1– ma la
stiamo facendo camminare su una stradina di campagna perche’
abbiamo un Paese che non e’ abbastanza digitalizzato”.

Agenzia DiRE  www.dire.it

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