COLOSSEO. PARCO CELEBRA FILOSOFIA, COSÌ IL PENSIERO DIVENTA PRATICA IN CURIA IULIA LECTIO PROFESSORI ROMA TRE, AGENZIA DIRE MEDIA PARTNER.

(DIRE) Roma, 21 nov.  Qual è il rapporto tra la filosofia e il territorio? In che modo il sapere diventa pratica filosofica?
Quali le domande urgenti che muovono una riflessione sul presente? Il Parco archeologico del Colosseo sceglie la Giornata mondiale della filosofia per aprirsi gratuitamente alla città e offrire al suo pubblico un incontro su questioni che “troppo spesso vengono considerate pura astrazione, ma che invece nascono dal reale e si pongono in rapporto con il nostro tempo”. ‘La filosofia sul territorio’ è il tema che ha animato la doppia lectio magistralis ospitata nella Curia Iulia e organizzata dal Parco insieme al dipartimento di Filosofia, comunicazione e spettacolo di Roma Tre, che ha dato il patrocinio all’iniziativa realizzata in collaborazione con Electa e in media partnership con l’agenzia di stampa Dire.
“Il Parco del Colosseo– ha detto il direttore Alfonsina Russo– ha voluto celebrare la Giornata mondiale della filosofia perchè riteniamo che in questo tempo in cui si vive molto velocemente sia necessaria una riflessione su noi stessi, sul nostro ambiente e sul nostro territorio. Abbiamo coinvolto il dipartimento di Filosofia, comunicazione e spettacolo di Roma Tre, con i professori Daniela Angelucci e Dario Gentili, per discutere con loro sul tema della filosofia sul territorio. Il Parco ospita circa 20mila visitatori al giorno, con picchi anche di 30mila, e l’apertura della Curia Iulia è importante proprio per cercare di coinvolgere il nostro pubblico e capire insieme il mondo dov’è arrivato. E la filosofia ci aiuta a riflettere profondamente su queste tematiche”.
Tutt’altro che separati, filosofa e territorio animano da sempre un rapporto problematico. Un legame “nato proprio in questi spazi”, ha spiegato Dario Gentili, professore di Filosofia morale a Roma Tre. “Si pensa spesso che il sapere sia astratto dai problemi del territorio- ha detto- e invece la filosofia si definisce anche per il suo rapporto controverso con lo spazio, con il territorio. Perchè la filosofia è legata alla città e alla relazione tra gli esseri umani”. E se la polis greca ha i suoi confini definiti, è invece la Roma antica a uscire fuori dal suo perimetro, espandendosi all’esterno. “Si tratta di civilizzare le popolazioni al di là dei confini. È qui che il mondo romano mostra il suo interesse verso il fuori, verso i barbari. Ed è qui che nasce la definizione del territorio come ciò che sta oltre la città. Non si tratta della lingua o della cultura, ma della giurisdizione.
Il territorio si forma attraverso delle regole, un ordinamento che lega gli abitanti a quella terra. Un legame che, etimologicamente, terrorizza, atterrisce. Crea appartenenza, ma anche separazione. In questa accezione, la filosofia si fa aspirazione che va al di là del territorio, creando un campo di tensione tra il dentro e il fuori”.
È questa ambivalenza, ha detto ancora Gentili, che anima la domanda filosofica. “Se oggi ha senso parlare di filosofia è anche per non farsi terrorizzare. Il merito di questa Giornata mondiale è anche quello di restituirci la possibilità di una pratica orizzontale che non ponga la filosofia nelle vette dell’astrazione, ma permetta di ripensare e ridescrivere la realtà con parole nuove”.
Non solo filosofia sul territorio, dunque, ma è necessario pensare la filosofia “con il territorio”. È questa la suggestione arrivata da Daniela Angelucci, professoressa di Estetica a Roma Tre che oggi nella Curia Iulia ha parlato a un pubblico formato da curiosi e studiosi, ma anche da diversi studenti arrivati al Parco del Colosseo per celebrare la Giornata mondiale della filosofia. “A che cosa serve la filosofia? Perchè è importante pensare con termini che ci arrivano dallo spazio e dal territorio? Due filosofi contemporanei come Deleuze e Guattari stravolgono l’idea tradizionale del pensiero occidentale che con Hegel proponeva una immagine della filosofia che, come la nottola di Minerva, arriva a posteriori, riflettendo successivamente. Loro rispondono che la filosofia non è questo, ma invenzione di nuovi concetti che nasce da una domanda dettata dall’inquietudine, dall’urgenza del presente, della vita”.
È così, ha tenuto a dire Angelucci, che si smonta il clichè della figura del filosofo “più saggio degli altri, uomo e oltre i 60 anni. Perchè la filosofia come pratica parte da una emergenza che proietta una nuova idea di pensiero scaturito da un’urgenza, da una domanda che mi afferra e a cui devo trovare
una risposta. Siamo chiamati dalle forze del presente a dare questa risposta abbandonando l’idea del pensiero filosofico come verticalità, che ascende e trascende dal territorio, e abbracciando la filosofia come percorso orizzontale, che sta nel presente e nella vita. In questo senso, la filosofia è legata al
territorio come suo fuori, come nostro presente e contemporaneità. Perchè è la vita- ha detto infine Angelucci– che ci aggancia, ci afferra e ci costringe a pensare”.
Agenzia DIRE  www.dire.it
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