Codici: le ulcere da decubito sono una grave forma di mancata assistenza. Il Tribunale di Roma condanna l’ospedale San Camillo Forlanini al risarcimento dei danni.

Negligente ed imperita prestazione medica in relazione all’insorgenza delle piaghe da decubito”. È uno dei passaggi chiave della sentenza con cui il Tribunale di Roma – Sezione XII Giudice Verusio, ha condannato l’azienda ospedaliera San Camillo Forlanini al risarcimento di 53mila euro per i familiari di un paziente ricoverato presso la struttura capitolina. Per fare luce sulle gravi carenze assistenziali fornite al proprio caro, i parenti si sono rivolti all’associazione Codici, che ha fatto emergere una serie di gravi carenze, confermate dal Giudice con la condanna.

Quello delle lesioni da pressione – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – è uno dei grandi mali dell’assistenza ospedaliera. Spesso non vengono trattate in maniera adeguata e questa vicenda lo dimostra. Il paziente per il quale siamo intervenuti, fornendo assistenza ai parenti, ha ricevuto un trattamento pessimo. Anche se le condizioni erano gravi, doveva essere garantita un’assistenza dignitosa ed efficace, invece le ulcere da decubito sono il segno di una gravissima deficienza. Errori e negligenze si sono susseguiti fin dall’inizio del ricovero. Il materasso antidecubito è stato posizionato solo al settimo giorno di degenza, per l’avvio della mobilitazione passiva a letto ci sono voluti 18 giorni, mentre sulle medicazioni c’è stata confusione e superficialità, e non sono stati rispettati i protocolli aziendali su trattamento e prevenzione. Ad esempio, la medicazione con idrogel, che rappresenta la medicazione d’elezione anche secondo lo stesso Ospedale San Camillo, è citata soltanto un mese dopo il ricovero. La condotta negligente ed imperita dei sanitari è continuata anche dopo il trasferimento del paziente presso il reparto Cure Progressive del Centro Rianimazione. La mobilitazione passiva è stata attivata solo dopo 20 giorni e non c’è evidenza di applicazione di presidi antidecubito, materasso o altro ausilio. Dalla cartella risulta peraltro che mentre le condizioni generali rimanevano stazionarie, pur nella gravità del quadro, quelle locali relative alle piaghe si aggravavano. Un calvario che è proseguito nel reparto di Medicina, dove il materasso antidecubito è stato richiesto solo dopo 10 giorni e posizionato dopo 13 giorni, mentre non risulta che sia stata effettuata in modo continuo dagli infermieri la variazione del decubito e la mobilitazione passiva a letto è stata invece interrotta per una settimana. Condotte omissive gravi, che hanno causato un ulteriore peggioramento delle lesioni da pressione, sottoponendo il paziente a sofferenze che si potevano e si dovevano evitare. L’associazione Codici si occupa di questi casi da tantissimi anni – sottolinea Giacomelli – abbiamo avviato una campagna sulle lesioni da pressione che ha un duplice obiettivo: da una parte quello di tutelare il diritto alla salute dei pazienti, dall’altro quello di sensibilizzare aziende ospedaliere ed istituzioni affinché vengano applicati i protocolli necessari per evitare l’insorgenza delle lesioni da pressione. Perché i protocolli ci sono, ma troppo spesso vengono ignorati, aggravando situazioni già estremamente delicate. Ci auguriamo che questa sentenza serva da lezione ai sanitari ed ai dirigenti del San Camillo Forlanini, in modo che non si ripetano altri casi simili. Al tempo stesso, rinnoviamo l’invito ai parenti dei pazienti ad avvisare subito il personale sanitario quando ci si accorge che il protocollo adottato per le cure non è quello corretto, quando ci si rende conto che l’assistenza sta causando problemi. La tempestività, infatti, è un fattore importantissimo. Nel caso in cui le richieste dovessero cadere nel vuoto, cosa che purtroppo a volte accade, possono contare sulla nostra associazione, sempre pronta ad intervenire”.

Quello delle lesioni da pressione è uno dei grandi mali dell’assistenza ospedaliera. Pur conosciute e note per la loro pericolosità per la salute della persona, in quanto il problema si pone soprattutto per soggetti allettati o privi di conoscenza e quindi in situazione di spiccata debolezza, non si applicano i protocolli di buone pratiche cliniche che vengono approvati. L’associazione Codici ha intrapreso una lunga battaglia di civiltà contro quei dirigenti ospedalieri che ignorano il problema, perché rimasti finora impuniti. Una campagna per richiamare l’attenzione su una tematica troppo spesso lasciata in secondo piano. È possibile segnalare casi di malasanità e carenze nel trattamento delle cure per le lesioni da pressione inviando un’email a segreteria.sportello@codici.org.

 

Roma, 8 luglio 2020

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Francesco Serangeli
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