Ciacciarelli sulle truffe ai danni degli anziani. Favorire processi aggregazione sociale e comunicazione come antidoto all’isolamento e arma contro la truffa.

La cronaca delle truffe organizzate ad hoc ai danni di anziani, meticolosamente archiettate da una banda di professionisti del crimine, che ha mietuto vittime anche nel territorio della provincia di Frosinone, getta luce su una questione di ordine sociale, aimè, molto spesso sottovatulata: l’isolamento nel quale versano i nostri anziani, una condizione che costituisce terreno fertile per qualsiasi forma di speculazione ad opera di professionisti in grado di carpire le fragilità e, quindi, lo status psichico dell’ interlocutore. Alcune ricerche sociologiche hanno evidenziato la necessità di un approccio diverso alla questione anziani, considerati esclusivamente portatori di bisogni passivi, cioè di bisogni assistenziali e sanitari, in un’ottica che porta a separarli dal contesto sociale di cui sono, in realtà, parte integrante. Bisogna invece porre maggiore attenzione ai loro bisogni attivi, di partecipazione, socializzazione e protagonismo. Quindi accanto ai necessari, indispensabili, interventi dell’ istituzione pubblica, volti a sostenere i casi di mancata autonomia, mediante l’ assistenza domiciliare, altrettanto necessarie si rivelano le iniziative volte ad attivare processi di integrazione sociale, mediante anche l’attivazione di luoghi di comunicazione. Fondamentale, in tal senso, l’apporto favorito dalle università della terza età che, accanto all’ indiscusso valore aggregativo e di socializzazione, favoriscono  quello che definirei un nutrimento della mente, un allenamento costante della memoria, assieme all’ apertura individuale a nuovi scenari, si pensi all’approccio alla materia informatica o alle lingue straniere. Ritengo, pertanto, che risulti fondamentale l’insegnamento dell’informatica nei centri sociali, al fine di munire l’anziano delle conoscenze telematiche di base che consentano di comunicare in tempo reale con l’esterno e scongiurare prontamente eventuali truffe. Fare rete all’interno delle nostre singole comunità cittadine risulta un valido antidoto all’isolamento e quindi un’arma contro le truffe. Necessario rivalutare, quindi, la figura dell’anziano nel contesto sociale nel quale è immerso, affinché sia riconosciuto come una risorsa, un membro attivo, e non più un soggetto passivo.

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