CARCERE. GONNELLA (ANTIGONE): ISTITUTI NON DIVENTINO FOCOLAI COVID.

“RAGIONARE SU RIDUZIONE POPOLAZIONE IN ISTITUTI” (DIRE) Roma, 10 ago. – “Sofferenza”. È questa la parola che caratterizza il rapporto di meta’ anno dell’associazione Antigone ‘Salute, tecnologie, spazi, vita interna: il carcere alla prova della fase 2’, servito per fare il punto della situazione. Si tratta di un rapporto suddiviso in due grandi aree, da una parte i numeri generali del sistema penitenziario, dall’altra invece un’analisi che Antigone ha svolto su 30 grandi carceri italiane dal Nord al Sud. “È la sofferenza della malattia, della solitudine, dell’abbandono, la sofferenza psicologica”, spiega il presidente dell’associazione, Patrizio Gonnella, che ha parlato in occasione della conferenza di presentazione del rapporto. “L’affollamento delle carceri e’ sistemico, ha origini antiche. Per il detenuto mantenere la distanza e’ impossibile. In carcere si sta affollati”, la sofferenza “riguarda i detenuti ma pure il personale, a cui va un grazie per impegno e dedizione, soprattutto nei mesi piu’ drammatici”. In chiave coronavirus e’ importante, continua Gonnella, “evitare che a settembre le carceri siano i nuovi focolai. Si deve ragionare sulla riduzione della popolazione carceraria perche’ il distanziamento sia assicurato”.

Il presidente di Antigone ha poi ricordato che l’associazione e’ in “8 procedimenti penali” per “sofferenza prodotta intenzionalmente, per violenza. E qui e’ presente la parola tortura, ora il codice consente di averla. Se e’ tortura non dobbiamo avere paura di chiamarla cosi’. È un crimine contro l’umanita’. Bisogna prevenire la tortura, per ridurre il tasso di sofferenza serve uno Stato forte, che rompa, che non si autoassolva. Dia un segnale in termini di distanziamento, da chi la tortura la pratica”. Susanna Marietti, coordinatrice dell’associazione, ha invece sottolineato come stia “finendo la riduzione del sovraffollamento penitenziario”. Il calo c’era stato nei mesi scorsi, “in parte dovuto alle misure di ‘Cura Italia’ dell’8 marzo: la semplificazione per l’accesso alla detenzione domiciliare, licenze a detenuti in semiliberta’. E poi la riduzione degli arresti, durante il lowckdown, quindi meno reati, oltre ad una maggiore solerzia nell’evadere le pratiche da parte della magistratura di sorveglianza. Oggi serve scendere sotto i 50mila detenuti per consentire il distanziamento”. 

Agenzia DiRE  www.dire.it

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