BREXIT. ASSOCIAZIONI SCOZIA: JOHNSON SCHIACCERÀ NOI E I SERVIZI.

FOWLIE (SCOTTISH COUNCIL): SU ‘SCOXIT’ TERZO SETTORE È NEUTRALE (DIRE) Bologna, 19 dic. – “Il risultato di questo voto e’ molto chiaro: ha vinto l’austerita’. Ci aspetta un periodo buio, fatto di grandi tagli alla spesa pubblica, che abbasseranno gli standard dei servizi e metteranno a rischio il rispetto dei diritti umani. È tutto il contrario di cio’ per cui abbiamo sempre combattuto”. Non usa mezzi termini Anna Fowlie, presidente dello Scottish Council for Voluntary Organisations, l’organizzazione che in Scozia mette insieme piu’ di 2 mila organizzazioni di volontariato. C’e’ grande preoccupazione nel terzo settore dopo la vittoria elettorale del primo ministro britannico Boris Johnson, dopo la quale la Brexit sembra sempre piu’ vicina: al momento e’ molto probabile che l’uscita dall’Unione Europea verra’ portata a termine entro il 31 gennaio 2020. La Brexit non compromettera’ solo la relazione tra Regno Unito ed Europa, ma mettera’ a rischio anche i rapporti interni tra le quattro nazioni che compongono la Gran Bretagna, con grosse ripercussioni anche sul lavoro delle associazioni: mentre la Scozia e’ pronta a chiedere un referendum per l’indipendenza, l’Irlanda del Nord sembra muoversi verso la riunificazione con la Repubblica d’Irlanda. “Rispetto al referendum sulla Scoxit, l’uscita della Scozia dalla Gran Bretagna per rimanere in Europa, le associazioni del terzo settore non prendono posizione e restano assolutamente neutrali – spiega Fowlie -. Il nostro compito non e’ quello di entrare nel ring della politica, ma di offrire alle persone i migliori servizi possibili, il che sara’ piu’ difficile nel clima di austerity che imporra’ Johnson. Quello che si percepisce oggi e’ che un secondo referendum e’ molto probabile, anche se il risultato resta incerto: il dibattito e’ ancora molto acceso”. In Scozia, dove il remain e’ sempre stato maggioritario, alle elezioni il partito indipendentista scozzese di Nicola Sturgeon ha conquistato 48 seggi su 59: il successo sembra incoraggiare Sturgeon nella direzione dello Scoxit. Prima di Natale potrebbe chiedere al premier Johnson un decreto ai sensi della Sezione 30, che darebbe il permesso al governo scozzese di organizzare un nuovo referendum.

Diversa e’ invece la situazione in Irlanda del Nord, dove per la prima volta nella storia i partiti che appoggiano la riunificazione con la Repubblica d’Irlanda (membro dell’Unione europea) hanno ottenuto piu’ seggi di quelli che invece sostengono l’appartenenza al Regno Unito. Il Dup, principale partito di destra e attuale alleato dei Conservatori al Parlamento britannico, ha perso due seggi passando da 10 a 8, mentre il Sinn Fe’in ha mantenuto i 7 vinti nel 2017, a cui si sono aggiunti i due vinti dai SocialDemocratici. Soltanto nei prossimi mesi si chiarira’ se l’Irlanda del Nord – che peraltro non ha un governo da quasi tre anni – si muovera’ davvero verso la riunificazione con l’Irlanda. “Questo voto ha dato un messaggio molto chiaro: gli elettori non sono contenti e vogliono un nuovo governo locale – afferma Seamus McAleavey, amministratore delegato della Nicva (Northern Ireland Council for Voluntary Action), la rete che in Irlanda del Nord riunisce oltre 1.100 organizzazioni di volontariato -. Ora speriamo in una svolta positiva: siamo fiduciosi che presto ci sara’ un nuovo governo locale che sblocchera’ questo stallo, che danneggia anche il terzo settore. Comunque, molte associazioni sono convinte che l’accordo di ritiro dall’Ue firmato a ottobre dal governo sia abbastanza soddisfacente per l’Irlanda del Nord: certamente non e’ perfetto, ma e’ probabilmente il migliore che si potesse ottenere viste le circostanze”. Uno dei temi cruciali attorno a cui ruotava il dibattito era quello del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, una frontiera lunga circa 400 chilometri che rappresentera’ l’unico confine terrestre tra Ue e Gran Bretagna. Secondo l’accordo stilato l’Irlanda del nord, oltre che far parte dell’unione economica del Regno Unito, rimarra’ anche nell’Unione doganale dell’Ue: questo permettera’ di mantenere un confine aperto dove le persone possano muoversi liberamente. “Le associazioni hanno tirato un respiro di sollievo: l’ipotesi di un confine rigido avrebbe avuto grosse ripercussioni sul loro lavoro e avrebbe comportato il rischio di un’escalation di violenza. Certo, ci sono ancora delle incognite: il tema dei finanziamenti europei e’ ancora in via di definizione e resta una questione molto delicata e cruciale per il terzo settore. Manteniamo gli occhi aperti, seguendo con attenzione le prossime mosse del governo”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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