Avviso di sfratto a Casapound dalla procura di Roma. Nel segno del doppiopesismo tutto italiano.

ROMA – La bandiera della legalità, dell’uguaglianza, della libertà di espressione è spesso sventolata all’occorrenza. Tanto a livello politico che mediatico.

Ne è stato uno degli esempi, in questo periodo emergenziale dal quale il nostro Paese sta cercando di rialzarsi, il forte vento di critica sul mancato distanziamento sociale in occasione della manifestazione di martedì scorso della Lega e del Centrodestra, quando, il 25 aprile, in pieno regime di lockdown, la discesa in piazza di una certa sinistra non ha trovato eco critico sulla stampa se non in rari casi, lasciando al solo mondo della rete l’onere della discussione su quanto accaduto.

Un ulteriore esempio è legato alla notifica del decreto di sequestro, con riferimento al reato di occupazione abusiva, dell’immobile sito in via Napoleone III, sede storica di Casapound nel quartiere romano dell’Esquilino.

Anche in questo caso sarebbero opportuni criteri di scelta trasparenti e uguali per tutti: sono circa cento gli edifici occupati a Roma secondo una lista stilata da Questura e Prefettura pochi mesi fa. A pochi metri da Via Napoleone c’è un centro sociale di sinistra che può vantare il maggior numero di endorsement istituzionali e l’unico ad aver goduto un intervento dell’Elemosiniere del Papa per riallacciare la corrente elettrica, dopo il distacco per morosità.

Partire dallo sgombero proprio di un centro di aggregazione di destra è l’ennesima dimostrazione di una giustizia a senso unico sobillata sia dall’ideologia, sia da una amministrazione comunale non puntuale sui veri problemi della città.

Esistono centri sociali e stabili occupati dove l’illegalità è diffusa e spesso tollerata. Sarebbe stato sicuramente più opportuno che l’interessamento delle Istituzioni politiche e giudiziarie cominciasse da queste realtà.

Così sen. Claudio Barbaro, Lega Salvini Premier.

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