Anagni: La caduta di un sindaco onesto.


Da diversi mesi il pubblico dei quotidiani ciociari è rimasto inchiodato e a tratti avvinto e travolto, dalle trame da soap opera che hanno caratterizzato gli eventi politici anagnini. Verrebbe in mente il termine metaforico “beautiful de’ no’ antri”, vista la vicinanza con la Capitale d’Italia, ma l’accostamento a Roma farebbe inorridire i consiglieri comunali che hanno sfiduciato, pochi giorni fa,il sindaco della Città dei Papi. Roma è vista come la fonte di corruzione dagli anagnini con pedigree immacolato e difatti, la prima colpa che è stata subito marchiata a fuoco sul sindaco Bassetta, all’indomani della sua elezione, nel 2014, fu proprio quel suo“essere nato a Roma”. Ma va da se che trovare un anagnino onesto in quei giorni era cosa difficile, e la Arcuri ha sempre negato di essere nata ad Anagni, nell’allora ospedale funzionante. Quindi l’unica alternativa, sia pure a denti stretti, era il colonnello dei Carabinieri.

Quel colonnello che tutti, prima di criticare, ci tenevano a precisare, che era un galantuomo, una persona integerrima ed onesta, un uomo di legge. Tanti smielati preamboli per poi giungere alla medesima conclusione:

sarà pure una gran brava persona, ma non capisce niente di politica”.

Sarà stata,dunque,questa intima ed irremovibile convinzione nella testa degli anagnini con pedigree,che deve aver portato anche la stampa locale e poi provinciale, a fare di lui il bersaglio di parecchi colpi bassi. Dalle riunioni di maggioranza per trovare una linea comune, fuoriuscivano, periodicamente,i particolari salienti, le chiacchiere frivole, le liti furibonde, che venivano subito immortalate dai quotidiani “autorevoli”della pettegola provincia e sminuivano gli sforzi di incollare,rammendare,inchiodare,pezzi di maggioranza dai colori più vari,dalle teste più avide,dagli animi più miseri.

Dalle periodiche riunioni di giunta,poi,uscivano le medesime amenità, lasciando il sindaco, uomo di grande riserbo,disorientato, incapace di capire chi fossero le gole profonde che davano in pasto momenti da tenere rigorosamente nascosti.

Dal 2014 fino al 13 febbraio 2018, giorno di martedì grasso,scelto per sfiduciare il sindaco Fausto Bassetta,e secondo me,scelto con un retro-scopo,a solo due giorni dal consiglio comunale,la gestione amministrativa del sindaco di Anagni è stata sempre tempestata da critiche, attacchi da ambo le parti, insoddisfazione sempre meno latente da parte del popolo di anagni con e senza pedigree.

Il sindaco, ingenuamente, deve aver pensato, in quel malaugurato giorno in cui ha detto SI alla sua candidatura, che un paesino di 24.000 anime, grande come un sesto di un quartiere di Roma(tipo il quartiere Aurelio che contiene 130.000 anime circa e realtà difficili come Bastogi),fosse cosa relativamente semplice da gestire ed organizzare, per lui, uomo di buona volontà e grande lavoratore. Gli anagnini avranno,poi,sfoderato i tipici sorrisi celestiali,tipici dei frequentatori di chiesa,e il povero aspirante sindaco,che ricordiamolo ancora,è persona onesta,sarà cascato dentro la rete di zucchero e miele con tutte le scarpe.

A nulla sono poi valse le lodi che gli giungevano da diversi angoli della provincia, per aver attivato il coordinamento dei sindaci della valle del sacco, per aver riunito un bel gruppo di comuni sotto la medesima bandiera del rilancio turistico e culturale,di aver tentato di spolverare la patina di vecchiume rinnovando il cartellone di eventi culturali e donando ad Anagni, la scorsa estate, dopo solo tre anni di amministrazione e in pieno clima di gelo politico,la corona di città con spettacoli estivi più raffinati ed esclusivi della provincia.

Certo l’estate del 2017 resterà per sempre nella memoria del sindaco Bassetta come quella che gli ha fatto assaporare quanti Giuda fossero pronti a farlo fuori. Da quel 14 agosto 2017 è stato tutto un precipitare. Scelte considerate inappropriate, maggioranze che divenivano opposizioni, delatori che diventavano poi suoi stretti collaboratori.

Il sindaco aveva attuato un sua linea politica e procedendo in forma randomica ed imprevedibile pensava di riuscire a scongiurare la crisi che si era determinata e che lo aveva costretto a rassegnare pubblicamente le dimissioni, nel consiglio comunale del 6 ottobre 2017.

Il sindaco Bassetta aveva iniziato a giocare a scacchi con i suoi avversari politici,che continuavano a fingersi suoi alleati. In questo gioco di ruolo molto impegnativo, restava poco tempo per pensare allo scalpitio della città,che invece, incalzava da diversi punti, rumoreggiando ed esigendo.

Ora che è tutto finito, a ben riguardare indietro a quei giorni di fine anno, a quei problemi causati dalla delibera n. 39 inerente il bilancio consolidato, l’ombra del ragionevole dubbio che l’imbroglio fosse giunto dall’assessore al bilancio ci sta tutto.

Dunque chi accusa Bassetta di aver fatto un passo falso nel revocare le deleghe al fidato Tagliaboschi, non si rende conto che gli animi di tutti coloro che lo circondavano non si sono mai convinti a prendere sul serio quel colonnello dei carabinieri.

Perché fondamentalmente il rispetto delle regole e della legge non abita ad Anagni.

A chi ha subito rimproverato al sindaco decaduto di non aver saputo dialogare, usando diplomazia, con le forze politiche,va ricordato che,così facendo, stigmatizza i rari attimi di stizza che Bassetta, sottoposto da attacchi di ogni tipo e da ogni parte,ogni tanto non riusciva a controllare.

Ora che tutto è finito, Bassetta non si rassegna e vuole vederci chiaro.Ancora. E viene per questo criticato. Viene criticato perché l’uomo delle istituzioni, prestato alla politica vuole davvero ripulire la politica, e lo fa nell’unico modo che conosce e che gli hanno insegnato a fare. Da Carabiniere. Può non piacere,può non essere considerato congruo politicamente, può essere visto come un nemico degli imbrogli e degli accordi, ma Bassetta non si piega. E nello squallore politico che esiste nella provincia di Frosinone, Bassetta è stato, è e sarà sempre il sinonimo di politica caratterizzata da onesta partecipazione. Caso unico,più che raro.

Antonella Necci

18/02/2018

P.S.

Gentile redazione,
a parziale rettifica dell’articolo da voi già pubblicato con il titolo: Anagni. La caduta di un sindaco onesto.

Ho poc’anzi ricevuto una telefonata( ore 19.00 circa del giorno 18/02/2018), proveniente da Radio Ernica e l’ex assessore al bilancio del comune di Anagni,Aurelio Tagliaboschi,che mi ha contattato da tale emittente, adducendo come giustificazione che il cellulare non aveva campo,mi ha chiesto, in modo adirato di modificare il termine “imbroglio” che viene indicato nell’articolo e che si riferisce al concetto che possa esistere “l’ombra di un ragionevole dubbio sull’intera operazione che ha riguardato la mancata approvazione del bilancio consuntivo entro il tempo prestabilito”.

L’ex assessore si è ritenuto offeso da tale sostantivo, e ha interpretato la frase in modo negativo, pensando che il concetto si riferisse al suo operato, “non già come politico, ma come operatore di tali servizi”.
Alla mia risposta che chiedeva un ulteriore chiarimento sulla situazione, l’ex assessore, in modo ancora più adirato, ha risposto che il bilancio è gestito dai tecnici e che l’offesa della parola “imbroglio”riguarda in modo specifico, la sua professione e la sua onestà professionale.

Accogliendo la richiesta dell’ex assessore Tagliaboschi di usare altra terminologia, si ricorda che al momento la questione non è ancora stata chiarita e che l’ombra di un ragionevole dubbio che la vicenda sia ammantata da “mistero” ci sta tutta.
Spero che il termine “mistero” risulti più gradito all’ex assessore.

Si ricorda,però,all’ex assessore Tagliaboschi che durante il consiglio comunale di fine settembre 2017,un assessorato, formato da un responsabile tecnico e da un assessore,hanno fatto votare sul nulla, rivelando una forma di negligenza da parte di chi ha predisposto la proposta,ha chiesto l’integrazione dell’ordine del giorno e l’ha illustrata in consiglio. O l’assessore in quel momento non aveva capito nulla di quello che illustrava,o l’assessore non si è accorto di cosa c’era realmente scritto in quello che illustrava. Alla mia richiesta di chiarire tale punto, l’ex assessore non ha fornito una risposta adeguata e ha continuato a ribadire che il termine “ imbroglio” doveva essere rimosso.

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