AMBIENTE. GOLETTA VERDE: 36% COSTE INQUINATE E IL 29% FORTEMENTE.

AL SUD LE MAGGIORI CRITICITÀ (DIRE) Roma, 13 ago. – Quindici regioni costiere, tante le tappe del viaggio di Goletta Verde, partita il 23 giugno dal Friuli-Venezia-Giulia e in arrivo domani per il suo ultimo giorno di tour in Liguria. E 262 punti campionati lungo le coste di cui il 36% di questi e’ risultato con valori inquinanti elevati, il 29% e’ stato giudicato ‘fortemente inquinato’ contro il 7% ‘inquinato’. Due i parametri microbiologici su cui si basa l’analisi scientifica Legambiente: enterococchi intestinali ed escherichia coli. Risultati positivi all’inquinamento, oltre i limiti stabiliti dalla legge, per un km di costa ogni 80 e 127 le spiagge “dove insistono situazioni sospette”. Dei 262 campionamenti, poi, circa 135 sono stati eseguiti su foci di fiumi, torrenti, fossi e il 62% e’ risultato inquinato.
È questo il bilancio della storica campagna di Legambiente, Goletta Verde – che dal 1986 lavora a tutela del mare e delle acque interne – presentato questa mattina, a Roma presso la sede dell’associazione.
Il criterio relativo al numero di punti campionati a regione e’ legato alla lunghezza in chilometri della costa presa in esame. In Campania su 31 punti campionati 17 sono risultati inquinati (di cui 16 fortemente), in Sicilia sono 16 su 25 (12 fortemente). A seguire la Calabria, dove 13 zone costiere su 24 risultano inquinate. Fino a giungere nel territorio laziale che campionato, anch’esso in 24 punti, risulta fortemente inquinato in 10 punti critici.
Queste zone- maggiormente campionate anche a causa della lunghezza delle coste- “sono evidenziate da diversi anni per le loro criticita’ depurative. Stiamo parlando in alcuni casi di vere e proprie fogne a cielo aperto, dove c’e’ un problema di allacciamento reale alla rete fognaria. Ma non e’ possibile stilare una classifica”, ha aggiunto Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico dell’associazione. “Le opere necessarie per il completamento della rete fognaria e di depurazione delle acque reflue sono una priorita’ per dare il via a quella grande opera pubblica di cui non si parla mai in Italia.
Non solo per tutelare le acque dall’inquinamento, ma anche per evitare di continuare a sprecare inutilmente soldi pubblici”, ha chiosato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.
Non e’ un caso, infatti, che “l’Unione Europea ci abbia sanzionato con delle multe. Abbiamo- ha spiegato la vicedirettrice Legambiente Serena Carpentieri– quattro procedure di infrazione in corso, di cui due sono gia’ condanne”, una delle quali e’ costata all’Italia 25 milioni di euro e costera’ ancora 30 milioni “per ogni semestre di ritardo nell’adeguamento della rete di depurazione, dal maggio 2018, che coinvolge 74 agglomerati di cui l’82% in Sicilia e Calabria”.
“Un terzo dei danni a mari e coste e’ legato all’inquinamento del mare, a problemi di depurazione e scarichi illegali. È un problema- ha concluso Carpentieri- ambientale, economico, di sanita’ ma soprattutto una battaglia di civilta'”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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