Allerta meteo e polemiche a Roma.

Protestano, i presidi del Lazio, per l’ordinanza con cui Virginia Raggi ha deciso di chiudere, in via cautelare, tutte le scuole della Capitale a seguito dell’allerta meteo della Protezione Civile. «Le scuole di Roma sono state chiuse con un po’ pioggerella. Il danno di immagine è altissimo», ha dichiarato questa mattina alle agenzie il presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio Mario Rusconi. Mentre a Milano il sindaco Beppe Sala strizzava l’occhio ai suoi concittadini postando su Instagram una foto della città imbiancata con il commento: «I milanesi non si spaventano per due fiocchi di neve, dai».

Evidentemente ieri sera alla sindaca di Roma era parso troppo alto il rischio che sulla città potesse abbattersi la temuta «tempesta di Santa Lucia» causando, come è già successo in passato, il crollo di alberi. Meglio, dunque, chiudere le scuole per non mettere a repentaglio la sicurezza di alunni e docenti. Una preoccupazione inizialmente condivisa dallo stesso Rusconi visto che in prima battuta, giovedì in tarda serata, aveva protestato contro il fatto che ai dirigenti scolastici venisse invece richiesto di presidiare le scuole. «Appare bizzarro pensare giustamente all’incolumità degli studenti e del personale scolastico ma non a quella dei presidi che a parere del sindaco dovrebbero presidiare le scuole. Vorremmo che la sindaca chiarisse il significato di questa scelta». Cosa prevede l’ordinanza n. 233 del 12 dicembre 2019 firmata ieri sera dalla Raggi? Come si legge nel testo scaricabile dal sito del Campidoglio, «la Sindaca ordina per la giornata di venerdì 13 dicembre 2019, la sospensione delle attività educative e didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, compresi i nidi, insistenti nel territorio cittadino, fermo restando la necessità del presidio di tutti gli edifici da parte dei dirigenti scolastici delle POSES (funzionari dei servizi educativi e scolastici) al fine di rilevare e segnalare tempestivamente eventuali criticità». Rusconi lamenta anche il fatto che la sindaca tratti i dirigenti scolastici come suoi dipendenti: «Il primo cittadino ritiene che i dirigenti scolastici siano dipendenti comunali a cui impartire ordini di servizio, quando sono invece gli uffici scolastici regionali e il Miur a poterlo fare».

E’ appena il caso di notare che, al di là delle rimostranze dei presidi, l’ordinanza tutela gli alunni ma non la lingua italiana visto che l’espressione «fermo restando» dovrebbe essere concordata con il soggetto, che non è «il presidio» ma «la necessità» e, dunque, è femminile. Perciò non si dice «fermo restando la necessità del presidio», ma «ferma restando la necessità del presidio».

Ma andando oltre, ci preme chiedere al dott. Rusconi, che tanto si sta attivando contro l’ordinanza della sindaca Raggi, chi avrebbe risarcito quegli studenti o quei docenti che si fossero trovati a passare o a parcheggiare nei luoghi ove gli alberi sono caduti. Chi avrebbe risarcito, ora che si tende a fomentare la richiesta di risarcimento da parte delle famiglie, quel personale scolastico che si fosse recato a lavoro con una evidente condizione di disagio nell’affrontare un viaggio lungo, per tutto il personale scolastico pendolare, in auto, in treno o con altri mezzi di trasporto? Chi si sarebbe preso la responsabilità di tutto ciò? Non già il dirigente scolastico o gli altri dirigenti dell’ufficio scolastico provinciale o regionale. La desiderata ed amata attitudine a scaricare le responsabilità, per una volta, è stata frenata e domata dalla sindaca Virginia Raggi. Fatevene una ragione e rilassatevi ringraziando il cielo se le gocce d’acqua sono state poche. Speriamo invece che il vento forte abbia spazzato via un po’ di presunzione.

Antonella Necci

Visite: 181

Potrebbero interessarti anche...