AGRICOLTURA. DAL CREA NUOVE TECNICHE PER BIO CON PROGETTO SOILVEG.

(DIRE) Roma, 23 mag. – Conservare la fertilita’ del suolo e la biodiversita’, favorire il risparmio energetico, ridurre le emissioni di CO2: ecco le piu’ importanti sfide di un’agricoltura biologica che sempre piu’ guarda alla sostenibilita’ ambientale. E proprio questi sono gli obiettivi di Soilveg, il progetto europeo triennale, coordinato dal Crea Agricoltura e Ambiente, i cui risultati finali vengono presentati oggi a Roma, presso la sede della Societa’ Geografica Italiana. I ricercatori, dei diversi Paesi europei partner (Slovenia, Danimarca, Spagna, Estonia, Belgio, Francia e Lettonia, mentre per l’Italia c’e’ anche l’universita’ di Bologna) si sono concentrati sulla non lavorazione- insieme di tecniche per seminare o trapiantare una coltura senza o quasi lavorare il terreno, che comporta vantaggi ambientali a fronte di rese inferiori- e sull’introduzione di colture di servizio agro-ecologico- cioe’ finalizzate non al reddito, ma ai servizi ecosistemici (es. impollinazione, controllo erosione, riduzione del dilavamento degli elementi nutritivi, riduzione dell’uso dei fertilizzanti azotati, se leguminose). La non lavorazione del suolo e’ abbinata all’uso del rullo pacciamante: si tratta di un rullo sagomato, utilizzato per allettare le colture di servizio agroecologico, invece di interrarle con una lavorazione (sovescio, che e’ la pratica ad oggi piu’ diffusa), e permettere quindi la semina o il trapianto della successiva coltura da reddito. Ed e’ con questa modalita’ che sono stati coltivati in biologico: cavolfiore, peperone, pomodoro, zucca, utilizzando come colture di servizio agroecologico: favino, veccia, orzo, grano saraceno, secale. “L’identificazione delle specie di servizio agro ecologico piu’ adatte e le proporzioni delle diverse specie e famiglie negli eventuali miscugli di semina sono aspetti cruciali da considerare per ottimizzare localmente questa tecnica- spiega il coordinatore del progetto Stefano Canali, ricercatore Crea- Inoltre, il cantiere di lavoro utilizzato deve essere adeguato ed adattato alle condizioni specifiche del suolo”. Cosi’ in un comunicato il Crea.

I risultati di Soilveg evidenziano come la tecnica della non lavorazione abbia un impatto positivo sui parametri microbici, indicatore importante della qualita’ del suolo. In generale, la densita’ delle infestanti e’ stata notevolmente inferiore nelle varianti non lavorate rispetto a quelle lavorate. E si e’ potuto riscontrare che le comunita’ vegetali delle parcelle lavorate, laddove la coltura di servizio agroecologico e’ stata sovesciata, sono state caratterizzate da piante infestanti annuali piu’ competitive, con maggiore superficie fogliare specifica, maggiore altezza e con piu’ lungo periodo di fioritura. La non lavorazione ha avuto risvolti positivi anche per la biodiversita’ delle comunita’ di artropodi predatori del suolo: infatti, la densita’ dei coleotteri del suolo (Carabidae), di altri insetti predatori (es. Staphylinidae), e in alcuni paesi anche di ragni, e’ risultata maggiore rispetto alle parcelle test lavorate. Inoltre, il consumo energetico e’ stato ridotto in media del 20% per unita’ di superficie nelle parcelle non lavorate rispetto alle varianti lavorate con il sovescio, mentre nella non lavorazione risultano minori anche le emissioni di gas serra. Le attivita’ del progetto hanno consentito di identificare le principali criticita’ della tecnica di non lavorazione basata sull’utilizzo del rullo pacciamante. I ricercatori sono stati impegnati nell’adattare questa tecnica alle necessita’ locali, migliorando sia l’aspetto tecnico che quello ambientale e, allo stesso tempo, riducendo il suo impatto negativo su qualita’ e quantita’ della produzione, conclude il Crea.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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