ACQUA ALLA GOLA?

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In relazione alle prese di posizione che di fatto depotenziano valore e significato dell’Assemblea dei Sindaci del 18 febbraio, corre l’obbligo di riferire come nelle lunghe ore di discussione, a parte l’inciso dei tempi di formulazione della proposta fatta dalla Segreteria Tecnica, in nessuno degli interventi – ed almeno il 50% di questi è stato di sindaci che sostenevano la proposta del sindaco di Ceccano, Caligiore – ha espresso alcuna valutazione negativa sulle inadempienze individuate ma tutta la discussione si è incentrata solo ed esclusivamente sulla determinazione del “tempo congruo da riconoscere ad ACEA ATO 5 S.p.A. (90 o 180 giorni) e sulla necessità di stabilire un termine massimo di 30 giorni per la convocazione dell’assemblea al termine del “termine congruo”.

 Lo stesso Caligiore ha chiaramente detto che l’unica differenza tra la delibera proposta dalla sua parte e quella predisposta dalla Segreteria Tecnica era su questi termini.
 Com’è possibile, allora, che ciò che entrava in assemblea come un risultato straordinario, sia divenuto una semplice ammuina se non si sono ottenuti i comprensibili, ma tutto sommato solo politici, risultati attesi?
 La verità è che il 18 si è fatto un passo fondamentale: il contenzioso tra l’Autorità d’Ambito ed il gestore è ufficiale e formale e non è un atto politico.
 E’ un passo decisivo?
 No, chi lo pensava e lo pensa si illude.
 Ma non è neanche un atto definitivo. Nulla impedisce all’Autorità d’Ambito di rilevare altre inadempienze e di contestarle al gestore.
 Ed è questo che bisogna fare, senza lanciare anatemi e guerre di religione (mai, ma specie quanto i numeri non ti danno ragione).
 A questo proposito bisogna, con garbo, togliere la foglia di fico con cui i sindaci che hanno votato le  proposte di tariffa 2014 e 2015 e il piano degli investimenti nel 2015 hanno cercato di fare i primi della classe.
 E’ vero, infatti che per il periodo  a partire dal 2010 non si sarebbero potuti contestare i mancati investimenti in quanto mancava il piano degli investimenti.
 Ma non è vero che questo valesse per il periodo 2003/2009 in cui i piani degli investimenti esistevano eccome! Quello di gara sino al 31 dicembre 2005 e quello approvato dall’assemblea dei sindaci il 27 febbraio 2007, quello legato alla famigerata transazione e al piano tariffario che ACEA ha applicato dal 2006 al 2009 incassando i soldi senza fare gli investimenti previsti.
 Ma soprattutto non è affatto vero che le inadempienze si debbano riferire solo agli investimenti.
 Acea ha un’infinità di obblighi legati alla normale gestione del servizio (manutenzioni e riparazioni comprese) che ha sistematicamente disatteso e continua a disattendere.
 Acea, con la convenzione di gestione ed il disciplinare tecnico aveva una serie di cose importanti da fare – come ad esempio il piano di riduzione delle perdite, che avrebbe dovuto realizzare nei primi quattro anni della gestione – e che non ha mai fatto causando danni pesantissimi al territorio ed ai cittadini. Cose che rientravano nei costi operativi e non negli investimenti.
 Di carne, insomma, per rimpolpare la messa in mora del gestore ce n’è quanta se ne vuole.
 In sostanza, la porta è stata aperta, ora occorre solo ottenere che le istituzione a fare le cose giuste.
 E questo non si potrà ottenere gridando all’imbroglio e al tradimento.
 Comitato Provinciale Acqua Pubblica

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