Accordo Usa-Turchia per il cessate il fuoco in Siria. Ma i curdi denunciano: “Assedio prosegue, non ci ritiriamo”.

di Alessandra Fabbretti

Nonostante l’annuncio di una pausa di 120 ore, le armi turche continuano a sparare e l’assedio a Sere Kanye prosegue. E i curdi non vogliono ritirarsi.

I combattimenti proseguono a Sere Kanye, città curda sul confine siriano con la Turchia, e le forze di Ankara, sostenute da milizie siriane alleate, tengono la città sotto un “feroce assedio”: lo riferisce alla ‘Dire’ l’Ufficio di informazione del Rojava. La regione entra oggi nel decimo giorno consecutivo di combattimento, dopo che la Turchia il 9 ottobre ha dato il via all’operazione ‘Fonte di pace’.

Siria, l’accusa di Amnesty: “Esercito turco criminale, disprezza le vite dei civili”

Non tacciono dunque le armi turche sebbene ieri, dopo un colloquio di quasi due ore, il vice-presidente americano Mike Pence abbia assicurato che il presidente turco Racep Tayyip Erdogan ha accettato un accordo sul cessate il fuoco. L’intesa prevede una pausa di cinque giorni, durante i quali gli americani si sono impegnati a coordinare il ritiro delle forze curde dal confine turco-siriano, realizzando così quella “zona cuscinetto”, da tempo invocata da Ankara. Dopodiché, Erdogan si è impegnato a implementare la tregua permanente.

Nella tarda serata di ieri, il comandante in capo delle Forze democratiche siriane (Sdf) Mazlum Abdi, intervistato dall’emittente curda ‘Ronahi Tv’, ha dichiarato di accettare il cessate il fuoco, ma non il ritiro dei propri uomini: “Il cessate il fuoco raggiunto tra le forze di occupazione turche e gli Stati Uniti riguarda la regione compresa tra Sere Kaniye e Gire Spi (Ras Al-Ayn e Tel Abyad, ndr) e lo accettiamo. Tutto quello che potremo fare come Sdf per farlo funzionare, la faremo. L’America – ha aggiunto – ha mediato questo cessate il fuoco perciò è responsabile della sua corretta esecuzione”.

Il generale ha precisato che all’accordo mediato da Pence hanno contribuito anche i leader curdi e di essere a conoscenza dei dettagli. Quindi ha ricordato che nella regione “il cambiamento demografico non dovrà avvenire. Gli abitanti dovranno poter tornare nelle proprie case e terre. Gli obiettivi degli aggressori non dovranno essere realizzati”, in riferimento all’accusa mossa dalle autorità del Rojava, secondo cui la Turchia – sostenuta da milizie arabe siriane – ha attaccato anche per modificare la composizione etnica locale. Quanto alla richiesta di ritirare le truppe curde, “le nostre forze rimangono” ha detto il generale, chiarendo che “questo cessate il fuoco è stato il risultato di un’eroica lotta da parte dei soldati delle Sdf: curdi, arabi, cristiani assiri e altri, uniti insieme. E’ il risultato del sostegno ottenuto da tutto il mondo. Forse ci saranno negoziati per quanto riguarda le altre regioni – ha aggiunto – ma a Sere Kaniye le Sdf hanno resistito e questa tregua è il risultato di tale resistenza”.

Intanto crescono i sospetti per l’uso di armi chimiche a Sere Kanye. L’ultimo report della Mezzaluna curda indica che “sei persone riportano ferite sospette. Non possiamo confermare che a causarle siano armi illegali, al momento stiamo lavorando con le organizzazioni internazionali per compiere le verifiche del caso”. Ieri il portavoce delle Forze democratiche siriane (Sdf) Mustafa Bali aveva lanciato un appello affinché venisse inviato del personale internazionale “competente in materia, per verificare i casi di ustione e l’eventuale uso di tali armi”.

La situazione umanitaria resta precaria, come dimostra la richiesta lanciata sempre ieri dalle autorità locali affinché sia creato un corridoio umanitario “per trasferire i civili feriti a causa del bombardamento turco, per cielo e per terra”. La nota segue il bombardamento di un ospedale che, come riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), ha “intrappolato il personale e i pazienti all’interno”. Sempre secondo l’Osservatorio, le forze turche hanno bloccato le strade d’accesso alla città. Più in generale, secondo l’ultimo bilancio del dipartimento sanitario della Federazione democratica della Siria del nord, il bilancio dei morti tra i civili è salito a 218, tra cui 18 minori. I feriti sono 653, tra cui 35 bambini, e gli sfollati sono oltre 300mila. Lungo il confine siro-turco si stima che risiedano 450mila persone.

RAGGIUNTO ACCORDO USA-TURCHIA

La Turchia ha acconsentito al cessate il fuoco in Siria: lo ha annunciato ieri il vicepresidente Mike Pence, volato ad Ankara per incontrare il presidente Racep Tayyip Erdogan. Come riporta l’emittente ‘Cnn’, Ankara ha accettato la tregua “per permettere alle forze curde di ritirarsi”.

“Si tratterà di una pausa nelle operazioni militari di 120 ore– ha spiegato il vicepresidente ai cronisti- mentre gli Stati Uniti faciliteranno il ritiro delle Unità di protezione del popolo (Ypg) dalle aree colpite nella zona sicura. Una volta completato il ritiro, la Turchia ha accettato a implementare un cessate il fuoco permanente. Gli Stati Uniti lavoreranno al fianco della Turchia, e con le nazioni di tutto il mondo per garantire che la pace e la stabilità siano all’ordine del giorno in questa zona sicura al confine tra Siria e Turchia”, ha detto Pence.

I media turchi riferiscono che il colloquio tra Erdogan e Pence è durato un’ora e 40 minuti. La conferenza stampa di Pence è stata preceduta da un tweet del presidente Donald Trump: “Grandi notizie dalla Turchia. Grazie Erdogan. Milioni di vite saranno risparmiate”.

Il presidente Erdogan aveva dichiarato che l’offensiva sarebbe terminata solo dopo la creazione di una zona di sicurezza tra la Turchia e la Siria, profonda circa 30 km. Al momento non sono arrivate prese di posizione ufficiali da parte dei curdi dello Ypg.

Agenzia DIRE  www.dire.it

Visite: 30

Potrebbero interessarti anche...