Ciociaria sanità

I dati oggettivi: La provincia di Frosinone conta 489.716 abitanti distribuiti su una superficie di 3247,08 km2, per una densità di popolazione pari a 150,82 ab./km2.

Ciò significa che la densità di abitanti per km2 è esigua e non tale da rientrare nelle norme dettate dalla legge Balduzzi, che prevede una densità maggiore di abitanti per ogni complesso ospedaliero:

“ La classificazione delle strutture ospedaliere:

Il regolamento stabilisce tre tipologie di strutture ospedaliere in ordine di complessità:

– I presidi di base: bacino d’utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti. Sono dotate di Pronto Soccorso con la presenza di un numero limitato di specialità con servizio di supporto in rete di guardia attiva

– I presidi di I livello: bacino d’utenza tra 150.000 e 300.000 abitanti. Sono sede di DEA di I° livello. Sono strutture che sono dotate di un notevole numero di specialità con servizio medico di guardia attiva. Devono essere presenti o disponibili in rete h 24 servizi di radiologia con Tac ed ecografia, laboratorio, servizio immunotrasfusionale.

– I presidi di II livello: bacino d’utenza tra 600.000 e 1.200.000 abitanti. Sono dotate di strutture di DEA di II° livello. Questi presidi sono riferibili alle Aziende ospedaliere, ospedaliero universitarie, a taluni IRCCS. I presidi in questione possiedono tutte le caratteristiche di quelli di I° livello ma in più sono dotate di strutture che sono in grado di affrontare discipline e patologie più complesse.”

Risulta chiaro, e qui l’obiettività viene scemando, come una provincia che avrebbe potuto essere un fiore all’occhiello dell’Italia centro-meridionale, che avrebbe potuto avere strutture ben posizionate, a pochi km da Roma, estese su un’area adatta alla “green economy”, come recita sempre la legge Balduzzi:

“EDILIZIA SANITARIA (ART. 6)

Al via la ristrutturazione degli edifici del SSN con un occhio alla ‘green-economy’

La procedura dei lavori di ristrutturazione e di adeguamento nonché di realizzazione di strutture ospedaliere da realizzarsi attraverso contratti di partenariato pubblico privato può prevedere la cessione all’aggiudicatario, come componente del corrispettivo, di strutture ospedaliere da dismettere, anche nel caso questo comporti il cambiamento di destinazione d’uso.

Sono previste norme per l’aggiornamento della normativa antincendio delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche che sarà valida anche per le private. I lavori di ristrutturazione nonché di costruzione di strutture ospedaliere devono prevedere anche interventi di risparmio energetico ovvero anche l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, nonché interventi ecosostenibili quali quelli finalizzati al risparmio delle risorse idriche e al riutilizzo delle acque meteoriche.”

Si ritrovi invece, a conseguenza dello scellerato processo di industrializzazione degli anni ’70 e ’80,ad essere una provincia di infima serie, uno scarto che la nazione ha bollato come “ problematica” e della quale, la Regione, tende a lavarsene le mani.

Si comprende, altresì attraverso i dettami della legge Balduzzi, che l’ospedale di Anagni non sarà ma più riaperto, se continuano a persistere le regole vigenti, anche se, nelle informazioni inerenti la sanità pubblica della provincia di Frosinone, esistono solo tre strutture pubbliche: Anagni, appunto, Alatri-Frosinone, e Frosinone.

Di fatto una provincia con un territorio così vasto possiede solo due ospedali(visto che Anagni è Kaputt).

Per fare un esempio pratico, si potrebbe considerare un qualsiasi municipio di Roma con eguale quantità di abitanti. Ve lo immaginate cosa accadrebbe con solo due ospedali funzionanti? Ecco. E’ esattamente cosa accade nella provincia di Frosinone. Il caos allo stato puro.

Il problema primario risiede dunque nella esigua quantità di abitanti dispersi in un territorio vasto.

Ripeto: tutto questo, in qualsiasi altra nazione civile sarebbe visto come un vantaggio inestimabile. In Italia è visto come un fattore insormontabile, che va ad influire sulla qualità di vita della sua popolazione.

Se poi da tutto ciò ne possa scaturire, speriamo di no, una tragedia di portata nazionale, che finalmente metta in evidenza l’incongruenza della situazione, poco importa.

Nessuno pagherà per fatti simili e molti si saranno, nel frattempo, arricchiti.

Mors tua, vita mea è Latino.

Ci troviamo appunto nella culla della civiltà latina.

A conclusione: invece di far credere alla popolazione anagnina che le cose cambieranno e anzi che ben presto “si marcerà tutti compatti su Roma”( la Destra al potere vede sempre la Marcia su Roma come l’incipit per ogni cambiamento!),forse sarebbe il caso, più opportuno, pur di non perdere i pochi consensi rimasti, e prima di finire agli arresti domiciliari per il caso Urban Waste, che il sindaco Daniele Natalia, invece di scaricare le colpe prima su Macchitella, complice della politica del PD, e poi su Stefano Lorusso, di tutt’altra impostazione politica, dicesse chiaro e con onestà :

“ Concittadini, indignamoci ed uniamoci per chiedere che la legge Balduzzi venga modificata, comprendendo le criticità di un territorio come il nostro.”

Si troverebbero di sicuro altri abitanti, di altre provincie italiane, i quali versano nelle medesime condizioni e che sarebbero pronti a sostenere tale lotta,solo che questa provincia si unisca compatta verso il cambiamento e verso una vera green economy.

Ribadisco: Anagnini, Indignatevi contro chi vi propone azioni troppo simili a quelle già svolte in passato. Cambiate rotta e cambiate atteggiamento. Non rinunciate, affidandovi nelle mani di un salvatore. Lo avete già fatto, credendo che Natalia fosse il cambiamento e questi sono i risultati. Stavolta nemmeno le Sardine in faccia vi potranno aiutare. Se non ci pensate voi.

Antonella Necci

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