Comune Colleferro: le bugie sulle “chiusure” della discarica e accesso agli atti sulle terre di scavo negato.

Continuano a fare campagne elettorali dicendo che la discarica è stata “chiusa”, ma degli atti di chiusura ancora nulla, mentre sono stati pubblicati quelli relativi al progetto del 2021, che prevede lo smaltimento degli scarti dei TMB e l’esecuzione di lavori che richiederanno tempo. Il 19.5.2022 la Regione ha avviato sul progetto di “Riconfigurazione morfologia della discarica, capping finale e miglioramento impiantistico” il procedimento di PAUR (Provvedimento autorizzatorio unico regionale, VIA, Valutazione di impatto ambientale).
Su questo nuovo problema seguirà un nostro comunicato con la presentazione delle osservazioni che abbiamo depositato in Regione, contrarie al progetto. Quando avverrà la chiusura “vera” di Colle Fagiolara da parte della Regione? Non è dato saperlo.
Abbiamo più volte ascoltato proclami e assistito a pantomime sulle “chiusure” della discarica, dopo che la stessa è stata riaperta nel 2018, nonostante uno studio del dott. Rizzo avesse evidenziato l’instabilità delle scarpate e la non corretta gestione progettuale.
Dopo un veloce e irrazionale riempimento di parte della vallata liberata dai tralicci dell’energia elettrica, con un impianto per il recupero del biogas non funzionante e con un impianto del percolato inadeguato, sono stati spesi centinaia di migliaia di euro per il suo riutilizzo
Questo è quanto evidenziato nell’ultimo progetto presentato per la riapertura di colle Fagiolara, che passa da sito di conferimento fino al 2020 (codice CER 192020) a sito di smaltimento di rifiuti (codice CER190503) ed arrivare così all’ennesimo progetto di chiusura, che è di fatto una riapertura. E’ la stessa cosa che ci dicevano quando dovevano spostare i piloni elettrici. Ve lo ricordate quando hanno provato a convincerci che per chiudere la discarica bisognava riaprirla?
Sì, riapertura, perché il progetto di “chiusura” è diventato di fatto un progetto di riattivazione con richiesta di smaltimento di diverse decine di migliaia di tonnellate di rifiuto proveniente dai TMB laziali.
Tale operazione viene presentata come un recupero che sanerebbe anche l’ambigua presenza di circa 100.000 mc di terre di scavo, che a noi sembrano di dubbia e non meglio definita provenienza.
Dal progetto infatti emerge che in discarica sarebbero stati ricevuti 100.000 mc di terre provenienti da scavi in aree limitrofe e al momento, a noi, non risulta nessuna movimentazione autorizzata dal Comune di Colleferro.
Per diradare ogni dubbio abbiamo richiesto al Comune il piano di gestione delle terre di scavo di Amazon, ma non c’è stata risposta all’accesso agli atti e questo la dice lunga sull’atteggiamento poco ambientalista e poco trasparente dell’Amministrazione Sanna.
Molti profani e tante associazioni locali si atteggiano ad ambientalisti ma nulla dicono sull’applicazione della normativa su terre e rocce da scavo, che nella valle del Sacco dovrebbe essere rispettata anche di più, considerato che il sito nazionale della Valle del Sacco (SIN) ha proprio nelle terre inquinate e nella conseguente contaminazione delle falde il problema maggiore derivato da anni di smaltimenti e interramenti di rifiuti industriali altamente pericolosi.
La gestione delle terre di scavo, oltre certi quantitativi, richiede addirittura lo studio di impatto ambientale e il conseguente assoggettamento a VIA. Sono numerosissime le cause intraprese e le condanne nei confronti di aziende in tutta Italia per la non corretta gestione di tali terre.
Per dissipare i nostri dubbi, non avendo ricevuto la documentazione richiesta, chiediamo:
  • Da dove provengono i 100.000 mc di terre di scavo stoccati presso la discarica di Colleferro? Sono state nel caso preventivamente caratterizzate?
  • Quali e quanti quantitativi sono stati utilizzati per le coperture giornaliere dei rifiuti?
  • Il Comune di Colleferro ci può risponde sulla gestione di tali ingenti scavi?
  • Se provengono da scavi in aree limitrofe, dove si sono realizzate opere, sono state ricevute come rifiuti, come sottoprodotti o come?
  • Se non hanno seguito le procedure per essere gestite come sottoprodotti sarebbero rifiuti e, allora, ci sono i registri di carico/scarico e le autorizzazioni?
  • Le terre di scavo trasportate presso gli impianti autorizzati presenti sul territorio vengono cedute con pagamento agli impianti di circa 10 €/mc. A questo punto Lazio Ambiente spa avrebbe incassato più di 1 milione. Dove sono questi incassi?
  • Si può avere conoscenza della gestione economica di tali terre? Sono forse state pagate?
  • Non sarebbe il caso di capire come sono stati gestiti i soldi pubblici, che la Regione continua ad erogare, nonostante le attività di chiusura dovrebbero essere effettuate con risorse derivanti dalla tariffa di conferimento che, se accantonate, ammonterebbero a diversi milioni di €? Perché la Regione finanzia la “chiusura” se i soldi già sono stati incassati?
  • Perché Minerva tace, acquisisce la gestione e nulla dice sui mancati introiti per la gestione del biogas? Viene recuperato?
  • L’impianto di raccolta del percolato non ci risulta funzionante. Come sta intervenendo Minerva?
Questi sono problemi ed interrogativi che la nostra comunità deve farsi e sui quali attendiamo risposte, auspicando l’intervento di Arpa Lazio ed i controlli della Corte dei Conti.
Intanto la discarica non è “chiusa” e si cerca di riaprirla con sotterfugi neanche tanto sottili.
Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Colleferro, 10.8.2022
 
Contrada Fontana degli Angeli00034 Colleferro – Roma comitato.residenti@libero.it – 
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