In 7 giorni aumentati del 31,2% i ricoveri e del 37,4% i decessi per Covid: il report della Fondazione Gimbe.

di Francesco Demofonti

“Ulteriore impennata di nuovi casi che hanno superato quota 1,2 milioni, con un incremento che sfiora il 50% rispetto alla settimana precedente”.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva nella settimana 5-11 gennaio 2022, rispetto alla precedente, un netto aumento di nuovi casi (1.207.689 vs 810.535, pari a +49%) e dei decessi (1.514 vs 1.102, pari a +37,4%, di cui 95 riferiti a periodi precedenti). In forte crescita anche i casi attualmente positivi (2.134.139 vs 1.265.297, +868.842, pari a +68,7%), le persone in isolamento domiciliare (2.115.395 vs 1.250.993, +864.402, pari a +69,1%), i ricoveri con sintomi (17.067 vs 12.912, +4.155, pari a +32,2%) e le terapie intensive (1.677 vs 1.392, +285, pari a +20,5%).

Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, dichiara che ‘nell’ultima settimana si è registrata un’ulteriore impennata di nuovi casi che hanno superato quota 1,2 milioni, con un incremento che sfiora il 50% rispetto alla settimana precedente e una media mobile a 7 giorni che aumenta da 128.801 del 5 gennaio a 172.559 l’11 gennaio (+34%)’.

TEST ANTIGENICI E TEST MOLECOLARI

Capitolo testing. Si registra un lieve aumento (+6,8%) del numero dei tamponi totali, passati da 6.487.127 della settimana 29 dicembre-4 gennaio a 6.926.539 della settimana 5-11 gennaio, per l’incremento sia dei tamponi rapidi (+299.066; 6,6%) che di quelli molecolari (+140.346; +7,1%). Tuttavia, l’aumentata attività di testing influenza solo marginalmente la crescita dei nuovi casi, considerato l’aumento dei tassi di positività dei tamponi: la media mobile a 7 giorni è salita dall’8,2% al 14,3% per gli antigenici rapidi e dal 24% al 25,5% per i tamponi molecolari.

Nell’ambito delle ospedalizzazioni, la responsabile ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe, Renata Gili, afferma che ‘aumentano ancora i posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +20,5% in area medica e +32,2% in terapia intensiva’. All’11 gennaio, il tasso di occupazione nazionale da parte di pazienti Covid è del 26,6% in area medica e del 18,2% in area critica. Ad eccezione di Molise e Sardegna, tutte le regioni superano la soglia del 15% in area medica, con la Valle d’Aosta che raggiunge il 53,5%; ad eccezione di Basilicata, Molise e Puglia tutte superano la soglia del 10% in area critica, con la provincia di Trento che si attesta al 31,1%.

Il direttore operativo della Fondazione Gimbe, Marco Mosti, informa che ‘aumentano gli ingressi giornalieri in terapia intensiva, la cui media mobile a 7 giorni sale a 146 ingressi/die rispetto ai 125 della settimana precedente’. Cartabellotta spiega che ‘le elevate coperture vaccinali ammortizzano in maniera rilevante l’impatto della circolazione virale sui servizi ospedalieri. Tuttavia, l’enorme quantità di nuovi casi in continua crescita sta progressivamente saturando gli ospedali sia perché ‘incontra’ una popolazione suscettibile troppo numerosa (2,2 milioni di 0-4 anni non vaccinabili, 8,6 milioni di non vaccinati e oltre 15 milioni in attesa della terza dose) sia, in misura minore, per i fenomeni di escape immunitario della variante omicron’. Dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe emerge una crescita dei decessi: sono 1.514 negli ultimi 7 giorni (di cui 95 riferiti a periodi precedenti), con una media di 216 al giorno rispetto ai 157 della settimana precedente.

I NUMERI LEGATI AI VACCINI

Per quanto riguarda i vaccini, al 12 gennaio (aggiornamento ore 07.23) risultano consegnate 117.159.196 dosi di cui 2.256.000 dosi di vaccino Pfizer pediatrico. Mosti aggiunge che ‘con la consegna di 2,1 milioni di dosi non pediatriche negli ultimi 7 giorni le scorte di vaccini a mRNA per gli over 12 risultano costituite da 2.413.978 dosi Pfizer, mentre per Moderna il saldo delle dosi disponibili dosi risulta ‘negativo’ (-3.495.462), in quanto la rendicontazione ufficiale continua a non considerare che per i richiami viene utilizzata solo mezza dose’. Se si prendono in esame le somministrazioni, al 12 gennaio (aggiornamento ore 07.23) l’82,8% della popolazione (n. 49.058.595) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+520.427 rispetto alla settimana precedente) e il 79% (n. 46.812.850) ha completato il ciclo vaccinale (+327.923).

In aumento nell’ultima settimana il numero di somministrazioni (4.038.641), con una media mobile a 7 giorni di 580.759 somministrazioni/die: crescono del 21,9% le terze dosi (3.275.943) e del 62,1% i nuovi vaccinati (483.512). Sul fronte delle coperture, quelle con almeno una dose di vaccino sono molto variabili nelle diverse fasce d’età (dal 98% degli over 80 al 18,4% della fascia 5-11), così come sul fronte dei richiami, che negli over 80 hanno raggiunto il 77,8%, nella fascia 70-79 il 70,1% e in quella 60-69 anni il 61,9%. Nella settimana 3-9 gennaio 2022 si registrano 483.512 nuovi vaccinati (+62,1%) rispetto ai 298.253 della settimana precedente.

L’aumento riguarda in particolare la fascia 5-11 (267.412; +53,3%) e quella 12-19 (61.778; +65,5%), mentre la recente introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50 al momento non ha sortito grandi effetti visto che in questa fascia anagrafica i nuovi vaccinati sono solo 73.690. All’11 gennaio rimangono 8,61 milioni di persone senza nemmeno una dose di vaccino: 2,98 milioni appartengono alla fascia 5-11 anni, oltre 800 mila alla fascia 12-19 e 2,21 milioni sono over 50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione. Al 12 gennaio (aggiornamento ore 07.23) nella fascia 5-11 anni sono state somministrate 761.776 dosi. In 674.225 hanno ricevuto almeno 1 dose di vaccino (di cui 88.682 hanno completato il ciclo vaccinale), con un tasso di copertura nazionale che si attesta al 18,3% con nette differenze regionali: dall’8,6% delle Marche al 33,4% della Puglia.

Al 12 gennaio (aggiornamento ore 07.23) sono state somministrate 24.314.983 terze dosi con una media mobile a 7 giorni di 466.488 somministrazioni al giorno. In base alla platea ufficiale (39.539.013), aggiornata al 10 gennaio, il tasso di copertura nazionale per le terze dosi è del 61,5% con nette differenze regionali: dal 53,4% della Sicilia al 70,5% della Valle d’Aosta. I dati dell’Istituto superiore di sanità dimostrano la riduzione dell’efficacia vaccinale a partire da 3 mesi dal completamento del ciclo primario e la sua risalita dopo la somministrazione del richiamo. In particolare: l’efficacia sulla diagnosi scende progressivamente dal 77,6% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 41,6% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 75% dopo il richiamo; l’efficacia sulla malattia severa scende progressivamente dal 95,7% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni all’88,8% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 97,8% dopo il richiamo.

Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce l’incidenza di diagnosi (del 35,3-80,3%), ma soprattutto di malattia grave (dell’85,8-94,1% per ricoveri ordinari; del 92,6-97,2% per le terapie intensive) e decesso (dell’81,1-95%). Cartabellotta sottolinea inoltre che ‘ci troviamo in una fase estremamente critica della pandemia, in cui distorte narrative ottimistiche appannano l’insufficienza delle misure per rallentare la curva dei contagi e sottovalutano i rischi per la salute delle persone e per l’economia del paese.

Innanzitutto, l’ingente numero di nuovi casi, in continua crescita, dopo aver mandato in tilt i servizi territoriali sta determinando la progressiva saturazione degli ospedali, con limitazione degli interventi chirurgici programmati, anche in pazienti oncologici, e la riduzione delle capacità assistenziali, anche perché il personale sanitario è ormai allo stremo’. ‘In secondo luogo- prosegue- l’enorme numero di persone positive sta progressivamente paralizzando numerosi servizi essenziali: dai trasporti alla scuola, dalla sanità agli uffici pubblici. Infine, a meno di ‘iniezioni’ di posti letto dell’ultima ora o di modifica dei criteri per classificare i pazienti Covid ospedalizzati, entro fine mese numerose regioni andranno in zona arancione e qualcuna rischia la zona rossa. Un colore che certificherebbe il fallimento nella gestione della quarta ondata, nonostante la disponibilità di vaccini molto efficaci nel prevenire la malattia grave’, conclude.

Agenzia DiRE  www.dire.it

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