–VACCINO. HASSAN (SUDAFRICA): NO BREVETTI, WTO PENSI SALVARE VITE.

CON LA ‘DIRE’ PARLA LA FONDATRICE DI HEALTH JUSTICE INITIATIVE (DIRE) Roma, 30 nov. – “Della nuova variante del virus sappiamo che gli scienziati sudafricani hanno collaborato da subito, condividendo le informazioni che avevano, mentre il Paese ha ricevuto in cambio una serie di chiusure ai voli razzista e inefficace. Abbiamo bisogno di cooperazione a livello scientifico e di solidarietà: è questa la lezione della pandemia”. A parlare con l’agenzia Dire è Fatima Hassan. Avvocatessa impegnata nella difesa dei diritti umani, nativa di Città del Capo, ha fondato nel pieno della pandemia la Health Justice Initiative (Hji).
L’organizzazione si batte per “sostenere un sistema sanitario pubblico più inclusivo ed equo, a livello locale e globale”, si legge sul suo sito, pensando in prospettiva anche a ciò che verrà dopo la crisi sanitaria cominciata nel gennaio 2020.
Temi, quelli cari alla struttura fondata da Hassan, che sono di attualità da quasi 24 mesi ma che lo sono diventati una volta di più la settimana scorsa, quando si è diffusa la notizia di una nuova variante del Sars-Cov-2 individuata nella provincia di Gauteng, la più piccola e al contempo la più popolosa del Sudafrica, con 15 dei 60 milioni di abitanti censiti a livello nazionale.
La mutazione, chiamata inizialmente B.1.1.529 e ora ribattezzata ‘omicron’ con la nomenclatura basata sull’alfabeto greco scelta per le trasformazioni del virus dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è motivo di preoccupazione perché in circa due settimane è riuscita a scalzare la precedente variante delta, ritenuta già molto trasmissibile, finendo per rappresentare la quasi totalità dei casi di contagio della presunta zona di origine. L’Oms l’ha già inserita fra le varianti “of concern”, fonte cioè di timori in base alla sua presunta maggiore capacità di contagio.
Nel giro di poche ore diversi Paesi del mondo, dagli Stati membri dell’Unione europea alla Gran Bretagna fino agli Stati Uniti, sono corse ai ripari, bloccando i voli dal Sudafrica e da altri Paesi limitrofi dove sono stati individuati dei casi. “E’ una misura razzista ed esclusiva per l’Africa, mentre nuovi contagi da variante omicron vengono scoperti anche in altri Paesi del mondo”, dice Hassan in riferimento alle positività al nuovo ceppo riscontrate a Hong Kong, Israele, Belgio e un numero di Paesi che cresce in ora in ora.
A spingere a valutazioni che sono anche politiche, oltre che sanitarie, sono anche le tempistiche dell’emersione di questa mutazione. Da oggi a venerdì, a Ginevra, l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc/Wto) si riunisce per una riunione ministeriale. Oltre un anno fa proprio il governo sudafricano del presidente Cyril Ramaphosa, insieme all’India, aveva chiesto all’organismo multilaterale una moratoria sui brevetti sulla proprietà intellettuale dei vaccini, disciplinati dall’accordo noto come Trips. “Questa misura è urgente mentre la ministeriale è inutile in questo momento”, denuncia la fondatrice dell’Hji. “Il ritardo sul piano della condivisione di conoscenze e tecnologie per la produzione dei vaccini sta avendo un impatto tremendo sull’immunizzazione a livello mondiale”, prosegue l’avvocatessa, convinta che “è penoso che da un’organismo di natura commerciale dipenda l’accessibilità a strumenti che salvano vite”.
Più passa il tempo, intanto, “e più l’Omc perde completamente di legittimità” dice Hassan, convinta che l’unica strada sia che “i pochi Stati membri ad alto reddito si decidano ad ascoltare le centinaia di Stati membri del sud del mondo che stanno chiedendo una moratoria sui brevetti”.
La parte più ricca della comunità internazionale, denuncia l’attivista, “non ha neanche fornito le donazioni promesse agli strumenti multilaterali di distribuzioni dei sieri, come Covax, a cui sono arrivati il 20 per cento dei finanziamenti previsti”.
I risultati si vedono, in tutta l’Africa e in Sudafrica, calcola Hassan: “Nel continente la media della popolazione pienamente vaccinata è del sei per cento, contro dati molto più alti, anche se estremamente diversi, nel resto del mondo. In Sudafrica al momento dieci milioni di persone hanno ricevuto due dosi del siero prodotto da Pfizer, mentre sei milioni stanno avendo la prima somministrazione del vaccino Johnson & Johnson”.
All’origine di numeri ben lontani da quelli europei e occidentali, secondo la fondatrice di Health Justice Initiative “c’è sia la scelta delle autorità sudafricane di acquisire solo due tipi di siero, sia il ritardo nelle consegne da parte delle case farmaceutiche, che non stanno rispettando le tempistiche dei contratti”.
Ne consegue una conclusione chiara, secondo Hassan, che giudica “coloniale e razzista” l’attuale sistema politico internazionale. “Probabilmente sarà necessario sottometersi a più dosi di vaccino nel corso del tempo”, dice l’attivista. “Non possiamo affidarci alla volontarietà o alla benevolenza dell’industria farmaceutica: sono necessarie misure urgenti”.

Agenzia DiRE  www.dire.it

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