CLIMA. DAI GAS SERRA ALLE CENTRALI A CARBONE, G20 ALLA PROVA.

TRA PUNTI AUMENTI NON OLTRE 1,5 GRADI E NEUTRALITÀ A METÀ SECOLO (DIRE) Roma, 31 ott. – L’impegno per contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi, la data limite per garantire la neutralità delle emissioni di gas serra, lo stop alla costruzione di centrali a carbone e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili: questi i punti stamane al centro dei negoziati del G20 sul clima, in coincidenza con l’apertura a Glasgow della Cop26. Il tema della difesa del pianeta e della transizione energetica è stato al centro al forum di un discorso del presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, che ha parlato di “sfida decisiva dei nostri tempi” sottolineando che “agire in ritardo” potrebbe voler dire “pagare poi un prezzo molto piu’ alto”. L’appello è stato rilanciato a Roma dal principe Carlo d’Inghilterra, che ha invitato ad “ascoltare la voce disperata dei giovani del mondo, che ci vedono come coloro che hanno in mano il loro futuro”. Stando a una bozza di dichiarazione citata da fonti della stampa internazionale, però, al G20 il negoziato resta difficile. Alla data del 2050 come limite massimo entro il quale raggiungere la neutralità in materia di emissioni potrebbe essere sostituito un piu’ generico riferimento alla “metà del secolo”. Se Draghi ha insistito ancora oggi sulla necessità di alzare l’asticella degli obiettivi climatici, fissando a 1,5 gradi e non a due il limite da non oltrepassare, “perché lo dice la scienza”, su altri punti potrebbero essere utilizzate formule generiche. Le fonti citano la possibilità di un impegno a “fare il massimo” per bloccare la costruzione di cantrali a carbone per la fine degli anni Trenta. Sulla riduzione della dipendenza dei combustibili fossili l’impegno sarebbe invece “nel medio termine”. Dalle scelte del G20 dipenderà anche la Cop26, in corso in Scozia fino al 12 novembre. I Paesi del forum sono responsabili di circa l’80 per cento delle emissioni di gas serra. Tra i pesi massimi, insieme con gli Stati Uniti e la Germania, ci sono Cina e India, potenze di industrializzazione piu’ recente, fortemente dipendenti dal carbone e con fabbisogni energetici in crescita. Difficile capire se e come alle loro esigenze possa essere legato un altro capitolo, decisivo per i Paesi meno attrezzati ma piu’ colpiti dalla crisi climatica: il trasferimento di fondi, per 100 o 150 miliardi di dollari l’anno, per aiutarli a fronteggiare il rischio della “catastrofe”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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