Nuovo strappo della Lega: in Cdm non vota la proroga del referendum sulla cannabis.

di Alfonso Raimo

I ministri del Carroccio non hanno votato il decreto legge che proroga al 31 ottobre la data di scadenza per la presentazione delle firme sui referendum.

Si apre un nuovo caso nel Governo sul referendum cannabis. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che proroga la data di scadenza per la presentazione delle firme sui referendum in Cassazione dal 30 settembre al 31 ottobre. I ministri leghisti non hanno però partecipato al voto perché contrari allo slittamento del termine nel caso del referendum sulla legalizzazione della cannabis.

Lo slittamento è motivato dalle difficoltà nell’assicurare gli adempimenti burocratici connessi alla raccolta delle firme. Gli organizzatori del referendum hanno fatto sapere di aver già raggiunto il traguardo delle 500mila firme, che però devono essere verificate e molti Comuni sono in ritardo con la certificazione dell’iscrizione alle liste elettorali dei firmatari. Soddisfatto Riccardo Magi, di Più Europa, che su Twitter ringrazia il presidente del Consiglio Mario Draghi. “Abbiamo salvato il referendum Cannabis. Grazie all’impegno di migliaia di persone che si sono mobilitate in tutta Italia, il Consiglio dei ministri ha deciso di concedere la proroga fino al 30 ottobre”, scrive Magi.

Per Stefano Ceccanti, capogruppo Pd in commissione Affari Costituzionali, l’atteggiamento della Lega è “sbagliato perché strumentale” visto che “per i propri referendum aveva chiesto e ottenuto il rinvio a fine ottobre, mentre per quelli che non condivide si rifiuta di votare un’analoga regola in Consiglio dei ministri. Viene in mente la nota e inaccettabile frase di Giovanni Giolitti: ‘Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano’”.

Netto il presidente della commissione a Montecitorio, Giuseppe Brescia: “Nessuna firma per i quesiti referendari andrà perduta e la burocrazia non fermerà la partecipazione dei cittadini“, assicura il pentastellato. “Le firme digitali, introdotte con un emendamento votato all’unanimità in commissione Affari Costituzionali, pongono nuove sfide non solo alle istituzioni, ma anche alle amministrazioni coinvolte, come i Comuni, a cui servirà più tecnologia. L’entusiasmo di questi mesi dimostra che il referendum è uno strumento vivo. Ora dobbiamo fare un passo in avanti approvando la riforma del referendum propositivo, già votata alla Camera”.

Brescia ricorda che “la soluzione adottata oggi in Cdm era già stata proposta a maggio da un emendamento al dl riaperture a firma della collega Baldino, sottoscritto dai colleghi Magi e Iezzi. Fu il governo con una riformulazione a limitare la portata di quell’emendamento. Stupisce dunque la mancata partecipazione al voto dei ministri della Lega, evidentemente sensibili solo ai loro referendum e non alla partecipazione dei cittadini”.

Agenzia DiRE  www.dire.it

 

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