DDL ZAN. BINETTI: CAMBIARE LEGGE PER TUTELARE LIBERTÀ DI PENSIERO.

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(DIRE) Roma, 22 giu. – “Il dibattito sulla legge Zan è arrivato ad un chiaro bivio di non ritorno: la legge così com’è non può essere approvata perché contraddice pesantemente l’articolo 21 della nostra Costituzione mette in discussione lo stesso Concordato con cui si regolano i rapporti tra Chiesa e Stato italiano. Ed è su questo punto critico in particolare che è intervenuta la Segreteria di Stato in Vaticano nella persona di Mons. Gallagher, considerato il Ministro degli Esteri del Vaticano, che per denunciare i rischi che l’approvazione della legge avrebbe agli effetti del Concordato si è correttamente rivolto all’Ambasciatore italiano presso la Santa Sede. Non al Governo italiano, come alcuni suppongono, denunciando una presunta invadenza del vaticano nella attività normativa del Parlamento italiano e quindi denunciando una possibile mancanza di laicità. La nota presentata da Mons. Gallagher sottolinea come ‘alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato’. Si tratta di punti essenziali per il rispetto della libertà dei cattolici perché sono quelli che assicurano ‘libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale’ (comma 1), mettendo in pericolo la piena libertà dei cattolici e delle loro associazioni di manifestare i loro convincimenti con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (comma 2)”. Lo segnala la senatrice Paola Binetti, UDC, che ribadisce: “Sono mesi che con ogni mezzo possibile cerchiamo di denunciare questo rischio, senza essere affatto ascoltati dai fautori della legge Zan che pretenderebbero di portarla in Aula così com’è senza lasciare spazio a nessun tipo di cambiamento in una legge mal scritta, ambigua e in gran parte inutile. Soprattutto se si tiene conto che strumenti normativi per contrastare la violenza contro chiunque, per qualunque motivo, ci sono già e la Legge Mancino è sufficientemente chiara. L’intervento del Vaticano in questo modo pur assolutamente rispettoso della prassi diplomatica è senza precedenti, segno evidente della grave preoccupazione con cui anche il Santo Padre e le persone a lui più vicine vivono il dibattito intorno a questa legge. La CEI aveva già manifestato il suo dissenso rispetto alla legge Zan, ma senza trovare nessun tipo di ascolto, anzi dovendo fare i conti con una volontà sempre più esplicita di accelerare l’approvazione della legge con assoluta urgenza. Come se questa fosse la priorità degli italiani in una fase così delicata in cui emerge con sempre maggiore chiarezza l’impoverimento di ampie fasce della popolazione, scivolate verso la soglia di povertà assoluta. Con riforme indispensabili da fare proprio per accedere alle risorse di quei 30 milioni che dovrebbero arrivare nel giro di pochi giorni. Non c’è dubbio che in questa occasione i discriminati siamo stati noi, tanti esponenti del mondo cattolico, ma non solo! con un incalzare di messaggi che facevano apparire omofobo ogni onesto dissidente rispetto al disegno della legge Zan. Si è creato un cortocircuito per cui della legge si può parlare solo per approvarla. Una discriminazione alla rovescia nella più schietta contraddizione con quanto sostenuto da chi vuole denunziare le discriminazioni contro la comunità LGBTQ+, ma dimentica che la Costituzione all’articolo 3 denuncia anche le discriminazioni legate al sesso, alla razza, alla religione, alle opinioni politiche, alle condizioni personali e sociali”.

Agenzia DiRE  www.dire.it

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