WELFARE. INCONTRI ON LINE CAREGIVER PER PRENDERSI CURA ANCHE DI SÉ.

LI ORGANIZZA ASSOCIAZIONE ALICE DI BOLOGNA FINO A NOVEMBRE (DIRE) Bologna, 17 giu. – “I caregiver vivono quotidianamente in una posizione di fragilità, e già spesso soffrono di ansia e depressione. Prendersi degli spazi per sé, durante la chiusura del Covid, è stato ancora più raro e difficile: le ripercussioni sulla salute mentale sono tante, con un aumento generalizzato di ansia e depressione. Per questo è necessario aprire spazi di supporto e condivisione delle esperienze”. Elisa Lucchi, psicologa dell’associazione Alice di Bologna, che dal 2009 sostiene le persone colpite da ictus e i loro familiari, annuncia così il ciclo di incontri “Mi prendo cura di.. me”: da giugno a novembre, dieci appuntamenti gratuiti per dieci caregiver, pensati per condividere il proprio vissuto, acquisire strumenti pratici per gestire lo stress e informarsi sui fattori di rischio per la propria salute. “Durante il lockdown, le restrizioni ci hanno avvicinato alla vita pre-covid dei caregiver: le loro attività erano già limitate a causa della loro condizione esistenziale- continua Lucchi, che condurrà gli incontri insieme a un’altra psicologa dell’associazione, Francesca Caiella- In questi mesi abbiamo vissuto una maggiore sintonizzazione con queste persone. Molti pazienti e familiari ci hanno raccontato di avere l’impressione che il mondo ora stia vivendo come loro vivevano anche prima. Cioè stando chiusi in casa. Il risultato è che oggi queste persone si sentono molto meno outsider, avendo la sensazione di essere un po’ tutti sulla stessa barca”. Il percorso sarà diviso in cinque tappe: si comincia con il gruppo di condivisione “Vi racconto come mi prendo cura di…”, nel quale, attraverso gli strumenti del gruppo di auto-mutuo-aiuto, viene creato uno spazio protetto che dà l’opportunità ai caregiver di raccontare e raccontarsi insieme a chi vive esperienze simili.

Questo permette di fare sentire le persone meno sole, più comprese, e conoscere altre strategie di fronteggiamento dei problemi. Poi viene il seminario “Prendersi cura di chi si prende cura”, mirato a Favorire la consapevolezza e il confronto sui fattori di rischio per la salute legati allo stress dell’assistenza e gli strumenti per proteggere la propria saluta psicofisica. “L’aspetto informativo ha un valore di contenimento che è sostanziale per i caregiver: avere informazioni significa avere anche strumenti per poter chiedere aiuto- racconta Francesca Caiella, che condurrà il seminario-. Nel seminario parleremo di chi è il caregiver e anche del riconoscimento giuridico in Emilia-Romagna attraverso la legge regionale 2 del 2014: i caregiver non sempre hanno consapevolezza del loro status e di avere diritto a degli aiuti”. Successivamente, sarà la volta del laboratorio esperienziale “Gestire lo stress: istruzioni per l’uso”, in cui attraverso tecniche di respirazione e di mindfulness, tra lo psichico e il corporeo, i partecipanti apprenderanno strumenti per gestire ansia e stress. La quarta tappa del percorso consiste invece nel gruppo psicoeducativo “Gestire le emozioni”, nel quale i partecipanti condivideranno le proprie esperienze dal punto di vista emotivo, con l’obiettivo di costruire consapevolezza rispetto ai propri vissuti. “Ci sono emozioni che vengono concesse e altre che sono bloccate- spiega Francesca Caiella-. La rabbia, ad esempio, è poco accettata, mentre la colpa è la grande protagonista: colpa per essere sani, colpa per prendersi spazi di sollievo… È importante dare strumenti per esprimere le proprie emozioni e regolarle in modo sano”.

“E poi c’è tanto bisogno di spazi di confronto: spesso all’interno del gruppo c’è un effetto salutare per cui i caregiver capiscono che alcune emozioni non sono solo loro a viverle, ma sono comuni a tante persone, e così automaticamente queste emozioni vengono legittimate”. Infine, il ciclo di incontri si chiude con il laboratorio autobiografico, per aiutare i caregiver a recuperare un focus su loro stessi e sui loro bisogni. “Quello che accade nella vita dei caregiver è un meccanismo di restringimento, e la loro esistenza tende a venire assorbita dai bisogni dell’altro- continua Caiella-. Quando si chiede a un caregiver come sta, ad esempio, è sorprendente vedere come molti rispondono parlando di come sta la persona malata di cui si prendono cura, invece che parlare di sé. L’aspetto narrativo aiuta ad allargare la propria prospettiva e recuperare alcuni pezzi di sé che erano stati messi da parte. Anche in questo, il contesto di gruppo è preziosissimo: la mia storia non esiste se non viene ascoltata da qualcuno”. Tutti gli incontri saranno online, proprio come nello scorso ciclo di incontri organizzato dall’associazione Alice, “Prendersi cura di chi si prende cura”. “Poter seguire gli appuntamenti in remoto è un grande aiuto per i caregiver, perché questo consente un risparmio di tempo non indifferente e, da un punto di vista psicologico, allontana la paura di uscire di casa e lasciare il proprio familiare da solo- conclude Caiella- Molti vivono il dramma della non sostituibilità. E poi ci sono persone che vivono in contesti geografici isolati, che hanno beneficiato tantissimo della modalità online. Questo ha inoltre permesso di sviluppare nuove competenze digitali, in persone che prima si erano approcciate raramente alle piattaforme come Zoom: sono state così stimolate nuove risorse e capacità di adattamento”.(Dires – Redattore Sociale).

Agenzia DiRE  www.dire.it

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