11 giugno – A 19 anni Sofia Brizzi con “Nemesi” conclude la trilogia fantasy, progettata e iniziata a 12 anni. Libreria Feltrinelli di Genova ore 18.

ERGA EDIZIONI

A 19 anni Sofia Brizzi conclude la sua trilogia fantasy,
progettata e iniziata a 12 anni.
Una scrittrice emergente si evolve:
il bene, il male, il Covid, la filosofia, la morte, l’amore…

L’11 Giugno 2021 alle 18.00 a Genova
nella Libreria laFeltrinelli di Via Ceccardi 16
presentazione del terzo volume della Trilogia “la Regina della Torre”

Nemesi

di Sofia Brizzi

Presenta Carla Scarsi

La prenotazione è obbligatoria alle mail marco.merli@erga.it o eventi.genova@lafeltrinelli.it
oppure con sms o Wapp al cellulare 345-625784


Un caso letterario interessante, quello di Sofia Brizzi.
Oggi liceale al classico – fa la maturità fra pochi giorni – ha progettato la trama della sua trilogia e iniziato a scrivere il primo volume a 12 anni. Ha poi proseguito con la stesura e la stampa del secondo a 15 e si è trovata a concludere il terzo volume in piena epoca Covid. È intrigante seguire l’evoluzione del suo linguaggio, e osservare come la coerenza dei suoi principi fondamentali abbia dovuto fare i conti con l’impatto globale della malattia che ci ha cambiati per sempre.
Nelle tre immagini dell’invito realizzate con cromia differente, il bianco e nero rappresentano il primo volume, L’Angelo dalle ali di pietra, in cui la protagonista affronta i tanti misteri della sua adolescenza. L’immagine virata a seppia ha ben incarnato il secondo volume, Il portatore del risveglio, in cui non c’è più nulla di certo, il bene e il male si confondono. Finalmente, in questo terzo volume, Nemesi, qualcosa di simile al bene trionfa, e Sofia può illuminarsi in una foto a colori.

La vicenda
Ne L’Angelo dalle Ali di Pietra, primo volume della trilogia “La Regina della Torre”, la protagonista Emily, orfana dal passato misterioso, adottata da una ricca nobildonna inglese, decide di frequentare il rinomato college “Sylvan”, dove iniziano per lei incubi, visioni e premonizioni di un presente incomprensibile. La ragazza conosce Tyler e percepisce che tra loro esiste un legame assoluto che va oltre la dimensione terrena.

Ne “Il Portatore del Risveglio“, secondo libro della saga, il ragazzo – innamorato di Emily – viene proiettato in una realtà sconosciuta e assieme ad un anziano maestro, si reca in cerca di Emily, misteriosamente scomparsa.

In questo conclusivo “Nemesi“, Tyler, sempre profondamente innamorato, conoscerà il comandante di Tron, una delle sei regioni del mondo di Siel dove è stato teletrasportato. L’esercito governa questa porzione di Siel, e ben presto Tyler entra a far parte della gerarchia, aiutato dal fido consigliere della misteriosa ed algida “Comandante”. Il ragazzo scoprirà di avere un ruolo molto importante nel destino e negli equilibri di questo mondo, e solo quando accetterà il suo compito, anche Emily potrà trovare pace e giustizia.

L’Autrice

Sofia BRIZZI è nata nel 2002 a Genova, vive nel Levante della Liguria e fre­quenta il liceo classico. Ha partecipato a diversi concorsi e sue poesie e scritti hanno già visto la pubblicazione. Il suo racconto “Mondo grigio”, finalista al concorso inter­nazionale “Scriviamoci 2017”, Fondazione Maria e Gof­fredo Bellonci – Premio Strega, è stato pubblicato dalla casa editrice L’Erudita nell’antologia “Terra viva”. Il suo racconto “Il colore della terra” selezionato dal concorso internazionale “Scriviamoci 2018” è stato pubblicato dalla casa editrice Città Nuova nell’antologia “Noi e gli altri. Tredici ragazzi raccontano i migranti”. Ha pubblicato la sua triologia “La Regina della torre” con Erga.
Qui di seguito un brano del volume NEMESI

A testa bassa, Kaitlin camminava. Mentre veniva trascinata sempre più sotto terra. Mentre veniva condotta nel baratro. E quegli accompagnatori. Si ergevano su di lei come fossero stati golem, protettori del dio del male. Presto vide la cella. Completamente sigillata. La infilarono e chiusero dentro. L’aria era densa, soffocante. Come quella torre. Come quella vita. Faceva caldo e il respiro sarebbe divenuto sempre più affannoso, rinchiusa in quel buco senza luce. Riuscire ad evadere era considerato impossibile. Nessuno mai era riuscito ad uscire da quella prigionia. Quel luogo era stato ideato tramite congegni e tecnologie avanzate; le stesse che venivano utilizzate per la costruzione di armi. Si doveva trattare di una cella di isolamento speciale, in quanto nemmeno lei aveva mai visto e aiutato con il collaudo una simile prigione.
Appoggiò le spalle al muro e lasciò che il suo corpo scivolasse lungo la parete scura, fino ad accasciarsi per terra. E la prima cosa a cui pensò fu Tyler. Chissà se era riuscito a riferire il messaggio al signor Thomas. Chissà cosa stava facendo in quel momento. E sperò con tutto il cuore che l’esercito non arrestasse anche loro due, e che loro non facessero niente prima del suo arrivo. Si fidava ciecamente del suo servitore; ma non del ragazzo. Era così impulsivo, irrazionale, e di conseguenza prendeva sempre la scelta meno adatta alla situazione.
Rimase lì, nel buio, nella marea di parole che le ronzavano in testa. Tanto che non si accorse del tempo che passava. E ben presto sentì il rumore di passi pesanti che si avvicinavano alla cella. Drizzò le orecchie e tutti gli arti del suo corpo si contrassero. Aveva una sola occasione, e non poteva lasciarsela sfuggire.
Sentì la voce di un uomo, probabilmente una guardia, dire: “Eccoti, finalmente.”
L’altro rispose: “Sono andato a dare un’occhiata alla preparazione.”
“Come procede?”
“È tutto pronto per iniziare.”
“Stavolta sarà una bella strage.”
(…)
“Quando dobbiamo tirarla fuori?”
“Quando ci verrà ordinato. E, in ogni caso, noi non possiamo nemmeno sfiorare la cella. Il compito è stato affidato a quegli uomini che l’hanno sbattuta dentro.”
“Un problema in meno, quindi.”
“Fortunatamente. Non avrei mai voluto dovermi trovare alle prese con il Comandante. Quella ragazza mette davvero i brividi.”
(…)
A quel punto Kaitlin pensò fosse il momento adatto per cominciare.
Lentamente si alzò in piedi, senza riuscire a vedere il pavimento. Si portò le mani nei capelli raccolti e iniziò a frugare ciuffo per ciuffo, finché non tirò fuori dalla crocchia una spilletta. Barcollò nel buio, protraendo le mani in avanti, alla ricerca della porta della cella. Appena toccò la superficie liscia, a tastoni cercò una serratura, o qualche specie di ingranaggio. Ma non trovò niente. Allargando le braccia, percorse tutto il perimetro dell’ingresso, fino a doversi accucciare per terra. A quel punto, nella parte bassa del varco, sentì con la punta delle dita un meccanismo, che sembrava essere la chiave per poter uscire. Con il ferretto andò a cercare un punto ben preciso. Nel momento in cui trovò il giusto ingranaggio, vi inserì la spilla in un rotismo, senza fare alcun tipo di rumore, e si fermò. Chiuse gli occhi e fece un respiro profondo. Quando li riaprì, fece muovere la rotella, che mise in movimento tutto il meccanismo della porta. E, in men che non si dica, la ragazza tirò un calcio sulla superficie piana, uscendo allo scoperto e cogliendo alla sprovvista la guardia. L’uomo non ebbe nemmeno il tempo di alzarsi, lei lo colpì dritto in faccia con un calcio, facendolo crollare a terra. Velocemente Kaitlin si chinò verso di lui, assicurandosi che fosse fuori gioco. Poi prese la pistola, che si trovava nella sua cintura, e scappò via.
Mentre correva per i corridoi, cercò di orientarsi, ma quel punto della torre le risultava sconosciuto.
Improvvisamente davanti a lei apparve un soldato, che, non appena la vide, fece gesto di tirare fuori la pistola. Kaitlin gli corse addosso, fino a schiantarsi su di lui. Quello retrocesse, rimanendo in piedi con le gambe piegate e con in mano l’arma. Ma non ebbe il tempo di usarla, perché, nel momento in cui alzò la testa, una forte gomitata lo colpì alla base del collo, facendolo svenire.
La ragazza proseguì a passo svelto, cercando di uscire da quell’intrico di corridoi. Poi finalmente trovò una porta, che dava su una tromba di scale. Salì di corsa, tenendo sempre la pistola tra le mani, pronta e carica. Contò i piani, ma in fondo a cosa sarebbe servito: non sapeva nemmeno quanto sottoterra si trovasse e quanti piani possedesse la torre.
Ad un tratto si fermò a lato di una piccola porta. Riprese fiato e lentamente aprì una fessura. Doveva essere uno dei primi piani, dove erano ancora situati gli alloggi dei soldati. L’area pareva deserta, probabilmente l’esercito si trovava già pronto ai blocchi di partenza.
Con uno scatto felino saltò fuori e corse fino ad appoggiare la schiena a un muro. Poi sporse la coda dell’occhio, quel tanto che bastava per controllare la zona. E vide che, in fondo al corridoio, si trovava l’ascensore. Non c’era nessuno. Il momento era quello adatto.
Corse più veloce che poté e, appena premuto il pulsante, attese che le ante si aprissero. Non ci volle molto, e in pochi secondi si ritrovò nella cabina, mentre saliva piano per piano. Cercò di respirare con calma e di regolarizzare il respiro. Portò le braccia in posa di attesa e alzò gli occhi al soffitto.
Non appena l’ascensore si fermò, assunse nuovamente una posa rigida e puntò la canna della pistola dritta avanti a sé. Una volta che le ante si furono aperte, balzò fuori con uno scatto, girandosi attorno freneticamente, sempre mantenendo il controllo sulla situazione. La torre pareva abbandonata.
Si diresse velocemente al suo appartamento, spalancò la porta, tenendo la pistola ben in vista, e la richiuse dietro di sé.
Il suo arrivo improvviso fece trasalire Tyler, che lasciò cadere ai suoi piedi lo zaino che teneva tra le mani. Accanto alle vetrate vide il signor Thomas, a braccia conserte, che la stava attendendo.
Accertatasi che non vi fosse alcun pericolo, abbassò l’arma e disse, con voce affannata: “Non vi è stato impartito alcun tipo di ordine?”
“Solo di non muoverci da qui”, rispose l’uomo.
Il ragazzo la guardava. Imperlata di sudore, rossa in volto per la corsa, con i capelli arruffati e spettinati. Era incredibile come potesse essere così bella in ogni momento e in ogni circostanza. Poi i loro occhi si incrociarono. E ad entrambi sobbalzò il cuore nel petto. Ma quell’attimo durò poco, perché lo sguardo di lei si abbassò fino a toccare il pavimento.
“Vai via?,” chiese con tono neutrale, che cercava di nascondere un velo di amarezza, e allo stesso tempo di sollievo.
“Ecco, veramente…”, iniziò a rispondere lui.
“Bene, sono contenta. – lo interruppe lei. – Più sarai lontano da questo posto, meglio sarà per te.”
“Lui non andrà da solo”, si intromise improvvisamente il signor Thomas.
Kaitlin girò lo sguardo verso di lui. E i loro occhi cominciarono a parlarsi. Ben presto il viso della ragazza si rabbuiò.
“Se lo può scordare!”, esclamò, senza riuscire a nascondere una forte e profonda rabbia.
“È necessario. Non puoi rimanere qui. Questo posto è diventato molto più pericoloso per te che per chiunque altro.”
“Non posso abbandonare tutto. Una vita di fatica e di sacrifici. Per cosa? Fuggire via nel momento in cui devo rimanere?”
“Tu non devi restare qui, lo vuoi capire?”
“Io non me ne vado!”
Quell’ultimo grido fece calare il silenzio per qualche secondo.
Poi il signor Thomas fece un respiro profondo e, addolcendo il tono della voce, tornò a parlare: “Kaitlin. Io ti voglio bene come si può voler bene a una figlia. E ciò che ho sempre voluto è che scappassi lontana da questo posto. Ma sapevo che era un tuo dovere morale restare. E sapevo che era la cosa più giusta. Ma adesso sono qui, che ti imploro di partire, perché rimanere non è più la scelta corretta. Andarsene adesso non significa scappare dalla realtà, fuggire dai problemi; significa ritirarsi per poter tornare più forti di prima, con le capacità e i mezzi per vincere.”
La ragazza stava attenta alle parole dell’uomo, e non fiatava. Fin da quando era piccola, ogni qual volta le parlava con quel tono, con quello sguardo, rimaneva rapita dalla sua voce. Perché sapeva che in quel momento, qualsiasi cosa dicesse, sarebbe stata vera e lei non avrebbe potuto fare a meno di credergli, e di fidarsi di lui.
“Restando, ti precluderai qualsiasi possibilità di vittoria. – continuò lui. – Se, invece partirai, durante il tuo viaggio troverai qualcosa che ti cambierà la vita, e che ti permetterà di vincere.”
“E che cos’è questa cosa?” chiese subito lei di rimando, con occhi che sembravano supplicare una risposta.
Il signor Thomas non riuscì a trattenere un lieve sorriso, e disse: “Te stessa.”
E a quelle parole una luce sembrò attraversare gli occhi di Kaitlin. Brillavano, sotto una lacrima che cercava di trattenere. Perché forse c’era speranza. E perché avrebbe dovuto lasciare indietro quell’uomo, nelle grinfie del male. Colui che l’aveva sempre sostenuta e vista crescere. Colui che le era rimasto vicino fino all’ultimo e che era stato il pilastro portante di tutto ciò che era. Colui a cui doveva parte della sua vita.
Con tono di resa, sussurrò: “Va bene.”
Lui ne fu sollevato e non riuscì a smettere di sorridere.
“Prendi questa lettera”, disse poi.
La ragazza la afferrò e rimase ad ascoltare.
“Devi portarla al Sovrano di Nàira.”
(…)
“Tu sei ormai un comandante senza esercito. Loro dei soldati senza la giusta guida. Tu diventerai il loro mezzo per sconfiggere il Male.”
“Come?”
“Lo scoprirai nel corso del tuo viaggio. Adesso non c’è più tempo da perdere.”
E incoraggiò entrambi i ragazzi a partire.
Tyler si avviò verso la porta, mentre Kaitlin rimase ancora lì, a fissare l’uomo per ancora qualche secondo. Non disse niente, non trovò le parole. Si lasciarono senza nemmeno un addio.
Ma, appena raggiunto il ragazzo e aperta la porta, si girò. E nei suoi occhi il signor Thomas vide un bagliore che gli scaldò il cuore, che fece riaffiorare i ricordi. Perché in quel momento lui vide gli occhi di Cecilia.
“Ci rivedremo ancora, vero?”, disse lei, con la voce del cuore, che sembrava quella di una bambina che salutava un caro amico.
L’uomo si lasciò sfuggire una risata contenta, e poi un sorriso luminoso.
E così decise di risponderle con le stesse parole che aveva detto a sua madre: “Questo non è un addio. Ma un arrivederci.”
Kaitlin sorrise. Sorrise come non aveva mai fatto prima. Perché alla fine quell’uomo ce l’aveva fatta. Era riuscito a farla tornare a sognare. E adesso poteva sperare e credere che la felicità fosse un fiore che a tutti è concesso di cogliere, prima o poi nella vita.
Si salutarono così, con quei volti gioiosi, intrepidi, ricchi di grinta e di affetto.
E, una volta spariti al di là della soglia, il signor Thomas si ritrovò a dire, ad alta voce: “Adesso vai. Segui il tuo destino.”

Nemesi – di Sofia Brizzi
Erga Edizioni, Genova –  12,90 Euro – 330 pagine –  x  cm – Brossura
ISBN:  978-88-3298-
Erga edizioni – Mura delle Chiappe 37/2 – 16136 Genova Tel. 010 8328441
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