CRITERI AMBIENTALI NEGLI INTERVENTI DI MANUTENZIONE DEI FOSSI DEMANIALI, LEGAMBIENTE SCRIVE AL CONSORZIO DI BONIFICA A SUD DI ANAGNI.

 

 

Frosinone, 9 maggio 2021

Al Presidente
del Consorzio di Bonifica a Sud di Anagni
= SEDE =
e, p.c., Agli organi di informazione locali

 

Oggetto: Criteri ambientali negli interventi di manutenzione di fossi demaniali
Gentile Presidente,
Il Consorzio da Lei presieduto esegue interventi di manutenzione idraulica dei corpi idrici demaniali sul
territorio di competenza. Le tipologie di intervento comprendono sfalcio, taglio di piante, escavo,
riprofilatura e risagomatura degli alvei. Si tratta con ogni evidenza di interventi che comportano un impatto
ambientale non trascurabile e che impoveriscono la biodiversità, riducendo sensibilmente la biomassa
vegetale e con essa la capacità di stoccare carbonio. Essi inoltre non sembrano tenere conto dell’eventuale
presenza di habitat e di specie animali e vegetali di interesse conservazionistico.
Lo scrivente Circolo ha ricevuto negli ultimi anni diverse segnalazioni corredate da documentazione
fotografica che hanno evidenziato tagli massivi e indiscriminati di essenze arboree e arbustive nel corso di
tali interventi.
Come lei senz’altro sa, le moderne buone pratiche degli interventi di manutenzione ordinaria dei corsi
d’acqua tendono a coniugare la necessità di mitigare il rischio idraulico con l’esigenza altrettanto rilevante di
conservazione degli ambienti naturali.
La vegetazione fluviale e ripariale, oltre a contribuire al consolidamento delle sponde, costituisce l’ambiente
idoneo per l’alimentazione e la riproduzione di una diversificata fauna di vertebrati ed invertebrati. La
frammentazione degli spazi naturali costituisce un problema per le dinamiche delle popolazioni animali, per
cui il mantenimento di una certa continuità e diversità della comunità vegetale consente anche una più
stabile affermazione della comunità animale.
Il mantenimento di una fascia di vegetazione lungo la sponda concorre a contenere i problemi di erosione.
La vegetazione ripariale arbustiva ed arborea, infatti, consolida le sponde e, offrendo resistenza alla corrente,
ritarda la corrivazione delle acque, attenuando i picchi di piena.
Se è vero che, localmente, la presenza di piante può rallentare il deflusso idrico e, quindi, contribuire a
favorire l’esondazione, è anche vero che la loro azione cumulativa sul bacino idrografico attenua il rischio
idraulico che, spesso, è determinato da altre cause.
Gli interventi di taglio della vegetazione possono, in sintesi, comportare i seguenti effetti ambientali negativi:
– alterazione di ambienti di interesse conservazionistico e di ambienti idonei all’alimentazione ed alla
riproduzione della fauna e della flora; – danneggiamento di esemplari di specie di interesse comunitario se l’intervento viene effettuato
durante il periodo riproduttivo;
– maggiore eutrofizzazione delle acque, in caso di caduta in alveo del materiale legnoso trinciato;
– fenomeni di dissesto delle sponde e delle rive fluviali;
– perdita dell’ombreggiamento.
Di conseguenza, Il taglio deve essere limitato ai casi di dimostrata necessità connessa ad effettivo rischio
idraulico ed essere, quindi, adeguatamente motivato in quanto comporta, comunque, una rilevante
interferenza con i cicli e le dinamiche delle specie e degli habitat naturali presenti. Laddove necessario, il
taglio dovrebbe dunque essere eseguito in modo da:
– assicurare il mantenimento nel tempo del popolamento forestale;
– tendere a migliorare al massimo il livello della biodiversità, preservando le specie legnose di maggiore
pregio naturalistico;
– preservare la rinnovazione della vegetazione autoctona presente, in modo da avviare la
ricostituzione del bosco ripariale;
– interessare prioritariamente gli individui morti in piedi, deperienti, senescenti, o in condizioni di
stabilità precarie, suscettibili di generare rischio idraulico, ad esclusione di quelli sede di nidi o di
particolare pregio paesaggistico.
Anche lo sfalcio della vegetazione erbacea dovrebbe essere ispirato a criteri bionaturalistici. Esso, in
particolare, dovrebbe essere eseguito in modo tale da conseguire la diversificazione della velocità di corrente
ed un assetto del canale molto più simile a quello naturale; la meandrificazione crea, infatti, zone a differenti
velocità di corrente e, quindi, vari microhabitat e maggiore biodiversità. Per ottenere un canale di corrente
sinuoso è sufficiente attuare un taglio parziale della vegetazione in alveo, procedendo con un andamento
sinuoso tra le due sponde; in tale contesto si ricrea naturalmente anche una certa diversità ambientale, in
quanto ad esempio, nelle macchie di vegetazione non tagliata si preservano siti di nidificazione per l’avifauna.
Ciò premesso, certo di riscontrare la sua sensibilità, sono a chiederle se esiste un disciplinare tecnico che
indichi le prescrizioni e le limitazioni a cui devono essere assoggettati gli interventi di manutenzione dei corpi
idrici superficiali eseguiti da codesto Consorzio, o, in subordine, quali sono i criteri ambientali a cui devono
ispirarsi tali interventi. In caso negativo, mi chiedo e le chiedo cosa si aspetta a dotarsi di un adeguato
strumento in grado di garantire il rispetto dell’ambiente negli interventi manutentivi di spettanza del
Consorzio.
Restando in attesa di un cortese riscontro, porgo
Distinti saluti

Stefano Ceccarelli
Presidente
Circolo Legambiente “Il Cigno” di Frosinone APS

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