Uccisa la pastora Agitu Gudeta, confessa un dipendente.

La donna, simbolo di riscatto ed emancipazione, aveva fondato l’azienda ‘La capra felice’.

Ha confessato nella notte il dipendente dell’azienda ‘La capra felice’: è stato lui colpire la pastora etiope Agitu Gudeta, titolare dell’azienda e simbolo di integrazione e imprenditoria femminile trovata morta ieri nella sua abitazione di Frassilongo, in Val dei Mocheni. L’uomo è un ghanese di trentadue anni. Lamentava il mancato pagamento di uno stipendio. La notizia è stata resa nota dalla Tgr Trento.

Agitu Gudeta era arrivata in Italia per studiare: si era laureata a Trento, in Sociologia, e sempre in Trentino era tornata dopo la fuga dal suo paese natale, l’Etiopia, in cui pendeva su di lei la minaccia di arresto da parte del governo per le sue denunce contro il land grabbingl’appropriazione della terra da parte di multinazionali. Stabilitasi a Frassilongo, aveva recuperata un gregge di capre in via di estinzione, salvandole e avviando l’azienda ‘La capra felice’, in cui produceva formaggi in maniera sostenibile. Anni fa denunciò di essere stata perseguitata, anche per motivi razziali, dai vicini. Aveva 42 anni.

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