Carceri – Muore di Covid Poliziotto, operatori e famiglie ancora discriminati.

ROMA 12/12/2020 – “Affetto da SARS-Cov-2, è deceduto stamani nel reparto Covid dell’ospedale civile di Maddaloni, dov’era ricoverato da circa un mese, un altro Poliziotto penitenziario. Si tratta di un Assistente Capo, S.S., di 57 anni, in servizio presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, già tristemente assurto, quest’ultimo, alla ribalta della cronaca nei mesi scorsi per rivolte e altre vicende connesse. Alla famiglia del Poliziotto e ai colleghi di Santa Maria Capua Vetere va il cordoglio della UILPA Polizia Penitenziaria, cui unisco il mio personale”.

A dichiararlo è Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria.

De Fazio non rinuncia a compiere una breve analisi dell’andamento del contagio da Coronavirus fra i lavoratori penitenziari e delle conseguenze che ne derivano: “solo ieri, per l’ennesima volta, avevamo lanciato l’allarme per l’andamento della pandemia che è ancora in crescita tra la popolazione detenuta. Fra gli operatori, invece, seppur più lentamente rispetto ai dati generali, si registra un rallentamento e una diminuzione dei casi di positività accertati. Abbiamo più volte sollecitato al Governo l’adozione di misure ulteriori, a sostegno di tutto il sistema carcerario, che nostro malgrado tardano ad arrivare e, quando arrivano, sono insufficienti. Ciò detto, considerando il numero di decessi che, tragicamente, si registra nel Paese, è inevitabile che a essere funestamente colpite siano tutte le categorie, ivi compresa la Polizia penitenziaria. Di questo, salvo eventuali casi specifici e probabili deficienze complessive del sistema Italia, non si possono, né vogliamo, attribuire particolari responsabilità ad alcuno. Di certo, però, è inaccettabile che solo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, fra coloro che gestiscono le forze dell’ordine, non abbia emanato direttive che consentano di riconoscere l’infortunio sul lavoro agli appartenenti alla Polizia penitenziaria che contraggano in Covid-19 in occasione di servizio”.

“Ancora più intollerabile, poi,  prosegue il leader della UILPA Polizia Penitenziaria  che il DAP non si degni neppure di riscontrare la nostra ripetuta corrispondenza che lo richiede, quantomeno per provare a spiegare i motivi che eventualmente impediscano di adottare procedure analoghe a quelle, per esempio, previste per gli appartenenti alla Polizia di Stato”.

“Questa gravissima e inqualificabile mancanza  spiega ancora De Fazio determina di fatto che gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che si ammalano di Covid-19 in occasione di servizio, non essendo coperti da assicurazione INAIL e a differenza degli operatori delle altre forze dell’ordine, devono soggiacere a farraginose, lunghe e incerte procedure per vedersi riconosciuta la dipendenza da causa di servizio e ciò che ne deriva. Con procedure ancora più complesse e tortuose sono costretti a fare i conti i familiari di quanti, a causa del Coronavirus contratto, in servizio perdono purtroppo la vita”.

“Nuovamente, pertanto, ci rivolgiamo alla riconosciuta e apprezzata sensibilità del Direttore generale del personale, Parisi, e del Capo del DAP, Petralia, nonché al Ministro della Giustizia, Bonafede, conclude il Segretario della UILPA PP – affinché si ponga urgente rimedio a quella che rischia di acclararsi come la più assurda e ripugnante stortura fra le molte che penalizzano gli operatori di Polizia penitenziaria e i loro congiunti”.

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