Recovery Fund, Rosato (IV): “Task force di 300 manager non può sostituire Governo e Parlamento”.

Intervista a Ettore Rosato, deputato di Italia Viva

Non bastavano le schermaglie per la riforma del Mes. Ora la lite sul Recovery Plan, ovvero il piano di riparto delle centinaia di miliardi di euro, in arrivo dalla Ue. Matteo Renzi ha detto, ieri in Senato, che una task force di 300 manager non può sostituire Governo e Parlamento. Giuseppe Conte ha replicato, da Bruxelles, spiegando che la task force avrà solo un compito di monitoraggio, ma non sottrarrà potere e competenze ai ministeri. La politica non verrà commissariata. Lei gli crede?
Noi siamo contrari al commissariamento dei ministri e de funzionari della pubblica amministrazione, sostituiti da un esercito di consulenti ubbidienti. Voteremo, in tutte le sedi, contro provvedimenti che continuino a proporre questa lettura, che da Palazzo Chigi si vuole imporre.

Trecento persone per monitorare non le sembra siano troppe?
Prima di decidere chi monitora, sarebbe necessario decidere i progetti da sostenere e, poi, da monitorare. E questa decisione non potrà che avvenire con grande trasparenza e coinvolgendo anche il Parlamento.

Il Presidente del Consiglio ha anche detto che “questo confrontarci fra noi rumoroso non ha significato, mentre i cittadini attendono e le sfide corrono”. E’ un invito a non disturbare il manovratore unico
Non vorrei mai pensare che il confronto parlamentare sia per il Presidente del Consiglio un chiacchiericcio. Anche perché è un altro dei piccoli elementi della democrazia. Sono mesi che imploriamo di mettersi a lavorare. Forse non ci troveremmo in questa situazione, con meno interviste o dirette Facebook e più lavoro.

Da quel che capisco, state forse mettendo al centro della vostra azione politica il problema dello strapotere di Giuseppe Conte?
No, stiamo mettendo al centro le risposte agli italiani, le misure per rilanciare l’economia, la ripartenza del nostro Paese, la sofferenza della sanità e di chi ci lavora ogni giorno. I bizzarri tentativi di risolvere anche un solo problema, con fumose o scollegate task force, si è, già, scontrato con numerosi insuccessi, durante questi mesi. Non vale neppure la pena di riepilogarli.

Sta, forse, passando una riforma strisciante della Costituzione, che trasforma l’Italia in un Paese fondato sui Dpcm e sulle consulenze private al servizio del Presidente del Consiglio?
Direi di no, ma certamente è un rischio quello di adeguarsi a prassi poco sane. Mai, nella storia della Repubblica, c’è stato un tale potere in capo a un uomo solo, al Presidente del Consiglio. Tutto certamente dettato dalla pandemia. A un così grande potere, deve, però, corrispondere anche uno straordinario senso dello Stato e una altrettanta straordinaria capacità di rappresentanza degli interessi diffusi.

Il Governo è a rischio?
Siamo preoccupati per la tenuta e la ripresa del Paese. Tutto il resto, mi creda, è meno importante.

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