Diego Armando Maradona. E’ morto il re di Napoli.

di Antonella Necci
Alle 17:30 di mercoledì 25 novembre 2020 il mondo si è fermato.
Non esisteva più Covid-19, nemmeno i capricci da pre-colpo di stato di Donald Trump, meno che mai la squadra del nuovo governo Biden. I Dpcm di Giuseppe Conte, con distanziamenti, mascherine e coprifuoco, a Napoli non li hanno proprio calcolati. I quartieri spagnoli a lutto. Fiori e candele davanti al murales di Diego Armando Maradona. Le prime anticipazioni del presidente del Napoli, De Laurentiis, esprimono la possibilità di intitolare il San Paolo al Pibe de Oro. Si chiamerà San Paolo-Maradona.
Tre giorni di lutto nazionale in Argentina. Nemmeno un capo di stato. Ma forse più di un capo di governo, Maradona ha rappresentato un popolo, che si era irrimediabilmente assopito sotto i colpi del moderno capitalismo. O forse no. Ancora l’orgoglio del popolo argentino si è fatto avanti. E proprio con lui, che più di chiunque altro ne faceva parte.
Amato, criticato, odiato, carcerato, ostacolato, Diego Armando Maradona ha rappresentato colui che con i soldi e il potere ha giocato, lui più di chiunque altro, una continua partita che a volte volgeva a suo favore e altre volte gli dava quel risultato negativo che lui, come quando era in campo, non accettava. Che criticava con veemenza da guerriero. Che pagava a suon di punizioni. Ma sempre indomito. Sempre Maradona. Il genio, il fantasista, il giocatore di un altro pianeta. Non il perfettino influencer ritoccato da molti interventi di chirurgia plastica. L’uomo e i suoi difetti. I suoi vizi. Le sue poche virtù.
Manca a tutti quella sorta di eroe negativo. Diabolico in campo, molto meno nella vita. Raggirato da moglie e parenti, buono, ma anche cattivo, furbo ma anche ingenuo, con il suo desiderio di non invecchiare, ma l’impossibilità di ritornare ai fasti della giovinezza per colpa di una vita vissuta al limite e anche oltre.
Il miglior giocatore al mondo. Non ne esisteranno altri come lui, perché non esiste più quella forza e quello spirito di lottare per ciò in cui si crede. Per ora non si crede più a nulla, se non al potere dei soldi.
Ma magari mi sbaglio. Magari tra qualche decennio nascerà un nuovo Pibe de Oro, tutto genio e sregolatezza che farà di nuovo sognare il mondo. Del resto solo i geni sono tanto folli da riuscire a cambiare le regole. E alla gente piace chi osa, chi va dove nessuno ha mai osato, chi non ha paura di dire no ai potenti della terra. Poco importa se quel qualcuno è un calciatore, un poeta, un’artista, o un capo di stato. Tra luci e ombre la gente amerà sempre questo genere di individui.
I ricconi si mettano l’animo in pace.
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