Aumentano le donne accolte nei centri antiviolenza, in più della metà dei casi chi maltratta è il partner.

I dati rilevati dai centri antiviolenza di Donne in Rete contro la Violenza per il 2019, presentati nel corso dell’evento promosso dalla rete nazionale dei cav con l’agenzia di stampa Dire e DireDonne.

 Nel 2019 nei centri antiviolenza (cav) della rete D.i.Re sono state accolte complessivamente 20.432 donne con un incremento, rispetto al 2018 (19.715), di 717 contatti. Di questi 14.431 sono donne ‘nuove’ (anno 2018: 15.456). Sono i dati che emergono dalla rilevazione dei centri antiviolenza di Donne in Rete contro la Violenza per il 2019, presentati nel corso dell’evento promosso dalla rete nazionale dei cav con l’agenzia di stampa Dire e DireDonne ‘Il mondo si e’ fermato-Dati e storie dei centri antiviolenza D.i.Re’. Alla rilevazione hanno partecipato 93 centri su un totale di 103.

Le caratteristiche delle donne sono consolidate negli anni: nella stragrande maggioranza dei casi sono italiane (solo il 26,5% straniere), quasi la metà (48,5%) ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni, una donna su tre è a reddito zero (33,8%) e poco più di una su tre può contare su un reddito sicuro (36%).

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Da segnalare che soltanto il 27,8% delle donne accolte decide di avviare un percorso giudiziario.

Le statistiche relative all’indicatore sulla relazione del maltrattante con la donna non lasciano dubbi: il maltrattante è quasi sempre il partner (55% dei casi) oppure l’ex partner (quasi il 20%). Questo significa che nel 75% dei casi la violenza viene esercitata da un uomo in relazione con la donna. Se si aggiunge la percentuale dei casi in cui l’autore è un familiare (8,7%) si arriva alla quasi totalita’ (83,7%). Molto raramente è un conoscente o un collega o un amico e quasi mai un estraneo. È la fotografia scattata dai centri antiviolenza di Donne in Rete contro la Violenza nella rilevazione del 2019, i cui dati sono stati illustrati nel corso dell’evento promosso dalla Rete dei cav con l’agenzia di stampa Dire e DireDonne ‘Il mondo si e’ fermato-Dati e storie dei centri antiviolenza D.i.Re’. Alla rilevazione hanno partecipato 93 centri su un totale di 103. Si tratta, quindi, di violenze agite prevalentemente da persone in forte relazione con la donna, quindi dirette ad esercitare e a mantenere una relazione improntata al controllo e alla sopraffazione sulla partner. Dalla comparazione con quanto emerso negli anni precedenti, si osservano dati pressoché uguali. L’autore della violenza esercitata sulle donne che si rivolgono ai cav D.i.Re è prevalentemente italiano (soltanto il 21% ha provenienza straniera): questo dato è consolidato negli anni (con scostamenti non significativi) che mette in discussione lo stereotipo diffuso che vede il fenomeno della violenza maschile contro le donne ridotto a retaggio di universi culturali situati nell”altrove’ dei Paesi extraeuropei. La sua età è compresa prevalentemente (oltre il 46%) nella fascia tra 30 e 59 anni e nel 40% dei casi ha un lavoro stabile.

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LA VIOLENZA PSICOLOGICA

È quella psicologica la violenza più frequente esercitata sulle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza. Subita dalla grande maggioranza delle donne (79,5%), è seguita da quella fisica (60% circa dei casi). La violenza economica viene esercitata su un numero di donne abbastanza elevato (35%), mentre la violenza sessuale e lo stalking riguardano percentuali più basse (15,3% e 14,7%, rispettivamente).

I CENTRI ANTIVIOLENZA

Oltre la metà dei centri antiviolenza della rete D.i.Re (56%) possono contare su almeno una struttura di ospitalità per le donne accolte (nel 2018 erano 50).  Quasi tutti i centri (circa il 91%), oltre a fare accoglienza e offrire la possibilità di consulenza legale, garantite nel 100% dei casi, offrono consulenza psicologica e percorsi di orientamento al lavoro. In ogni caso, ben oltre la metà di essi sostengono le donne con gruppi di auto-aiuto (65%) e con consulenza genitoriale (58%). Da segnalare che oramai quasi l’80% dei centri sono in grado di offrire consulenza alle donne immigrate non in regola. La quasi totalità dei centri (98%) aderisce a una rete territoriale prevalentemente a livello provinciale (45% dei casi). La maggior parte dei centri della rete (71 su 93) ha la possibilita’ di beneficiare di finanziamenti pubblici di fonte regionale, oltre la meta’ di essi (61%) di finanziamenti erogati dai Comuni e il 40% circa può contare su finanziamenti provenienti dal DPO per una media annuale rispettivamente di 38.855 euro, 39.831 euro e 15.742 euro. I finanziamenti privati costituiscono una fonte per 62 centri ma si tratta di cifre ‘minori’: mediamente 15.317 euro all’anno.

Durante il primo lockdown imposto tra marzo e maggio 2020, D.i.Re ha condotto una rilevazione statistica sul numero delle donne seguite dai centri antiviolenza, divisa in due periodi. Dal 2 marzo al 5 aprile le donne che sono state supportate dai centri antiviolenza D.i.Re sono state in tutto 2.983, di cui 836 donne, pari al 28%, che si erano rivolte per la prima volta ai centri antiviolenza D.i.Re in quel periodo, pari al 28% del totale. Dal 6 aprile al 3 maggio le donne seguite dai centri antiviolenza D.i.Re sono state 2.956 donne in totale, di cui 979 donne ‘nuove’, pari al 33%, ovvero donne che si erano rivolte ai centri antiviolenza D.i.Re in quel periodo. Nel 2019 le donne seguite mediamente al mese dai centri antiviolenza D.i.Re sono invece state 1.695 d cui 1.202, pari al 71%, le donne che si erano rivolte a un centro antiviolenza D.i.Re per la prima volta. Si nota dunque un aumento generalizzato del numero di donne che hanno avuto bisogno del supporto dei centri antiviolenza, ma tra queste il numero di coloro che si sono rivolte a un centro antiviolenza della Rete D.i.Re per la prima volta cala vistosamente, segno che per molte #restiamoacasa ha significato resistere e sopportare la violenza.

Agenzia DiRE  www.dire.it

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