ROMA. RAIMO: IO PRESIDENTE MUNICIPIO III? SE SERVE, MA PREFERIREI ASSESSORE.

Roma- “Io ho cambiato casa e oggi vivo a 200 metri dal Municipio, ho chiesto un trasferimento in una nuova scuola e ho ottenuto un posto di docente in un liceo del Nuovo Salario. Io voglio continuare a fare politica qui, da attivista e dentro le istituzioni. Mi piacerebbe, quindi, andare avanti e presentarmi alle elezioni. Io presidente? Ci sono altre persone, anche della giunta, che potrebbero avere quel ruolo e continuare l’esperienza di Caudo. Certo se arriva il disastro, se servisse, mi ci metto anche io a candidarmi”. Così Christian Raimo, scrittore e assessore alla Cultura del III Municipio, nel corso di un’intervista con l’agenzia Dire nell’ambito della rubrica DIREzione Roma.
“Mi sarebbe piaciuto, come a moltissimi, che Caudo avesse deciso di continuare a fare il presidente perché’ due anni sono pochi per realizzare qualsiasi progetto- ha aggiunto- Io vorrei continuare, o come assessore o consigliere. Ho costruito dei processi, oppure ho contribuito a farlo, che potrebbero andare avanti. Preferirei appoggiare persone che potrebbero fare il presidente meglio di me e vorrei continuare a fare l’assessore alla Cultura, nonostante i pochi poteri di un assessore municipale”.
CAUDO È MIO CANDIDATO SINDACO, CACCIATA MARINO FERITA APERTA
“Caudo? È il mio candidato sindaco, chiaramente sì. Perché’ è il migliore che si sia candidato fino ad adesso e perché’ l’ho visto all’opera”.
“Mi piacerebbe ci fosse un confronto aperto sul candidato sindaco- ha aggiunto Raimo- Giovanni sarebbe un ottimo sindaco anche se è un candidato problematico, non per le sue ragioni ma per il contesto: c’è una ferita ancora non elaborata, la cacciata di Ignazio Marino da parte del suo stesso partito, che ha determinato anche la scomparsa di un’intera classe dirigente. È una ferita che ancora non è rimarginata”.
RAIMO A CIACCHERI: INSIEME CON CALENDA? NO SE OBIETTIVO È IL POTERE
“Nel momento in cui uno dice stiamo tutti insieme con Calenda, poi deve anche dire anche per quale motivo. Solo per non sfasciare tutto? Allora a me viene in mente che l’unico obiettivo, seppur legittimo, rimanga il potere. Ma se è così allora si può stare con chi capita, basta che non sia la destra neofascista. Ciaccheri nel Municipio VIII ha fatto buone iniziative e lui ha delle idee e una storia, tra l’altro simile alla mia, di attivismo a Roma. Se la sua storia può stare all’interno di un processo reale bene, ma in questo momento il problema è come governare la città in un momento pandemico. E su questo Calenda non ha un’idea che sia una”.
“Di Calenda non mi piace il metodo, ovvero che esiste un piano di comunicazione dal palco e uno delle retrovie- ha aggiunto Raimo– Non sono un fanatico dello streaming, i processi hanno bisogno anche di tempi e discussioni protette. Ma non ci può essere uno scollamento assoluto tra ciò che si dice in privato e quello che si dice in pubblico, che a volte è proprio il contrario. Quello che non mi piace è che per lui il piano del confronto politico non serve a niente e le comunità, compresi i partiti, non valgano nulla, e vale solo il piano di una comunicazione personale, polarizzante, televisiva e social. Visto che spesso l’unico piano di confronto con i politici è la comunicazione sui social, allora ho imparato a confrontarmi lì dove il potere si autorappresenta. Serve un confronto. Le sue interviste, invece, non rispettano il minimo della cultura politica. Visto quindi che io il comunicatore lo so fare, so come mettere degli inciampi su una comunicazione che punta tutto a dire ‘Ora ci sono io, risolvo i problemi, sono il manager’.
RAIMO: RICETTA DI SINISTRA? DARE CITTADINANZA AGLI ESCLUSI “ROMOLO MISE FUORI REMO DA CITTA’, IO LO VOGLIO PORTARE DENTRO”
“Di cosa c’è bisogno a Roma? Una ricetta di sinistra? Bisogna dare protagonismo alle persone e cittadinanza a tutti”.
“La bruttezza di un candidato che si impone dall’alto è la delegittimazione di percorsi e di comunità che in questi anni si sono messi in gioco personalmente- spiega Raimo- Bisogna dare protagonismo alle persone, che non vuol dire aprire un campo largo, vuol dire passare il microfono, alzarsi e lasciare la sedia a qualcun altro. Tutto questo però non può essere preso e regalato ad un candidato che di questa roba non ne sa niente. Penso alla Libera Assemblea di Centocelle o ai movimenti nati a Casal Bertone dopo le manifestazioni di CasaPound. Lì il Pd ha aperto una sezione che però è aperta due ore a settimane e svolge compiti tipo Caf. E poi penso alla Scuola popolare di San Basilio, che fa un lavoro gigantesco. Si possono capitalizzare tutte queste esperienze? Sì, ma dandogli un ruolo da protagonisti. Ecco, un sindaco deve cercare di coinvolgere le persone nella cosa pubblica. A Roma esiste un dentro e un fuori: chi sta dentro, ad esempio, alla Ztl, alle graduatorie per gli asili, alla zona servita da Enjoy, all’accesso ai servizi sanitari. E chi invece sta fuori da tutto questo. C’è un pezzo di città che non vota, penso agli stranieri. A casa con me vivono due persone, che vivevano per strada: loro vivono la città e i servizi più di me, ma non hanno cittadinanza, residenza e non votano”.
“Per me- conclude Raimo– il progetto è portare chi sta fuori dentro. Questa è la ricetta di sinistra per Roma: tutti devono avere la cittadinanza. Questa città nasce su un dispositivo di esclusione: Romolo disse a Remo: ‘Questa è la città, tu stai fuori e muori’. Per me il progetto è portare Remo dentro. A me interessa Remo. Romolo i diritti già ce l’ha. Riprendiamoci Remo!”.
ROMA. MUNICIPIO III, RAIMO: NECESSARIO PROSEGUIRE ESPERIENZA DI CAUDO
“Nel nostro Municipio c’è l’esigenza di valorizzare e proseguire l’esperienza di Giovanni Caudo e la sua giunta, che ha solo due anni e pochi mesi e che, al contrario delle altre, è solo a metà mandato e ha iniziato adesso a fare delle cose. Caudo si è scelto una giunta di persone valide e tecnici bravi. È evidente come questa giunta sia riuscita a creare un rapporto di fiducia con i cittadini con un’autorevolezza rispetto alle cose che ha in animo di fare. Ora bisogna capire come proseguirla, anche senza Caudo, e come capitalizzare l’enorme desiderio e protagonismo delle tante persone che, anche durante i mesi del lockdown, hanno creato una grande solidarietà”. Così Christian Raimo, scrittore e assessore alla Cultura del III Municipio, parlando della nascita di ‘Terzo in Movimento’.
Agenzia DiRE  www.dire.it
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