Vi invidio o semidei del parcheggio sul marciapiedi. Di Pasquale D’Aiuto, avvocato-utente-della-strada, undici ottobre venti venti.

 

 

 

 

ACCADEMIA DEI PARMENIDEI
UFFICIO STAMPA

Di Pasquale D’Aiuto, avvocato-utente-della-strada, undici ottobre venti venti.

La mattina, come molti, accompagno i miei figli a scuola. Con la macchina. Meno spesso di quanto vorrei ma lo faccio. Ed eccole: vetture innanzi all’ingresso, esattamente al termine delle strisce pedonali in uso a bambini piccoli e genitori affannati; vetture al posto dei diversamente abili, che non a caso sono il più vicino possibile agli accessi od alle uscite; vetture sui marciapiedi, che costringono alla loro circumnavigazione col rischio di finire sotto altre vetture, che sfrecciano nei pressi di una scuola.

Poi, vado al lavoro, sempre con la macchina, tra uffici giudiziari, studio, clienti, riunioni. M’imbatto nel traffico? Sono automobili in sosta sulla destra, sulla sede stradale, ad occupare una corsia o, magari, in corrispondenza d’una curva, che rendono impossibile la manovra di qualche autobus. Oppure in seconda, terza fila. Lasciate così, chiuse, definitive, immote. Dei totem di lamiera.

(Clacson, tetris, niente vigili, nevrosi.)

Poi mi ritrovo al supermercato: veicoli al di fuori delle strisce, davanti ai carrelli, contromano nel parcheggio, in aperta disfida contro i malcapitati con le buste.

Beh: io, quei conducenti, li invidio. Non li detesto mica: li invidio, quegli esseri celesti! Anzi, invidio la seconda categoria di tali non-pensanti (in senso buono), quella dei serafici. Perché la prima appartiene ai disperati, che non hanno paura di nulla e nulla da perdere, e quelli non li invidio. Ma i secondi, sì!

Beati loro. Devono essere fiduciosi, ottimisti, fatalisti, leggeri come piume! Serve il latte? E che ci vuole, quattro frecce ed un minutino di sosta, entro ed esco: voilà! Un amico cammina sul marciapiedi? Sarebbe scortese non fermarsi per una decina di secondi a salutarlo, a chiedergli come sta la famiglia! E pazienza se dietro c’è la fila. Stanno procedendo in autostrada nella corsia centrale e arriva un messaggino sul cellulare? Beh: deve essere subito letto! Quindi, rallentano – ci vuole prudenza! – e restano su quella corsia – mai cambiarla, senza il perfetto controllo dell’auto… e che fa se c’è il tizio nervosetto dietro che vorrebbe passare!

Queste persone devono aver scoperto un segreto che io ignoro, perché per loro la strada è libertà, autonomia, emancipazione! Mi domando se vivano anche il resto della loro esistenza – quella a piedi, per intenderci – con tale, aulica levità: spero di no, sennò devo invidiarli ancor più e potrei scoppiare.

Difatti, la loro strafottenza non è umana: devono essere discendenti di qualche razza aliena oppure semidei, non c’è altra spiegazione. Perché io, che sono banale e benpensante, mi preoccuperei del karma, delle multe e pure dei chitemmuo’!

E quindi vi invidio, o esseri super-umani geniali, che non rallentate in presenza di passeggini, che sostate davanti ai cancelli, che impedite l’apertura della altrui vetture, che ostruite l’accesso ribassato per i disabili!

Provo invidia ma, al contempo, gratitudine: voi m’insegnate che la vita va vissuta con spensieratezza, che la strada è solo un mezzo e non un fine, che guidare è fantasia! Se tutti noi sapessimo imitare la vostra lungimiranza, il mondo sarebbe un posto migliore.

Mi prostro, io, piccoloborghese del volante!

Mi prostro e mastico un chitemmuo’.

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