CORONAVIRUS. ESPERTO: ‘IMMUNI’ ILLEGITTIMA E GARANTE IGNORATO, COSI’ NUOVI LOCKDOWN.

Dopo la richiesta di interrogazione parlamentare parla Andrea Lisi, Presidente di Anorc

Roma – Rischi di infondato allarmismo, falsi
positivi, limitazioni inopportune della liberta’ di movimento (un
possibile nuovo lockdown), violazioni della privacy e data
breach: “su Immuni ci sono una serie di considerazioni che non si
stanno facendo mentre si invita la popolazione in maniera
spensierata ad utilizzare questo applicativo che e’ ancora
insicuro”. Il presidente di ANORC Professioni ed esperto di
Diritto dell’Informatica, avvocato Andrea Lisi, il giorno
successivo alla richiesta di due deputati Fdi di
un’interrogazione parlamentare al ministro Roberto Speranza in
merito all’inadempienza alle 12 prescrizioni vincolanti del
Garante della Privacy, torna a descrivere, parlando con la Dire,
gli scenari che un utilizzo esteso dell’app Immuni potrebbe
produrre.
“Effettivamente- spiega Lisi- con quel provvedimento del primo
giugno il Garante autorizzava l’utilizzo dell’app, ma in una fase
sperimentale, quindi soltanto in alcune regioni, e purche’ si
superassero determinati problemi. Il Garante addirittura in 12
punti aveva evidenziato delle problematiche serie nell’utilizzo
dell’app: da dati inesatti a problemi di sicurezza, alla
configurazione dei ruoli. Anche il Garante ha sottolineato che
non si comprendeva bene il ruolo di Bending Spoons nell’utilizzo
dell’app e il ruolo di Google e Apple. C’erano molti lati oscuri
che aveva sottolineato, concedendo 30 giorni al ministero della
Salute perche’ risolvesse queste problematiche e lanciasse
eventualmente l’app sul territorio nazionale. Questi 30 giorni
sono passati e il ministero della Salute e il governo continuano
a pubblicizzare l’app senza rispondere e senza confermare che
quelle serie problematiche siano state risolte. La mia sensazione
e’ che oggi siamo in una sorta di laboratorio di ricerca, in cui
si tenta di capire se questa app funziona oppure no e le cavie
siamo noi cittadini che veniamo invitati-in maniera forse
esagerata- ad utilizzare un applicativo che e’ ancora in fase
sperimentale”.
Continua l’intervista sull’app Immuni al
presidente di ANORC Professioni ed esperto di Diritto
dell’Informatica, avvocato Andrea Lisi:
– Uno dei rischi e’ quello di ricevere degli alert basati su
informazioni imprecise?
“Il Garante tra i vari doveri di trasparenza che dovrebbero
essere garantiti in questa fase sperimentale dell’app- risponde
Lisi- aveva sottolineato proprio il rischio di non informare
correttamente i cittadini sugli alert ricevuti. Il problema
grosso e’ che questi alert oggi secondo anche circolari del
ministero della Salute dovrebbero comportare di chiudersi in casa
e chiedere un tampone (e sappiamo tutti dei limiti che ci sono
oggi per ottenerlo). Il dato inesatto e’ generato dal fatto che
stiamo utilizzando una tecnologia che non e’ perfetta, forse
potrebbe essere perfettibile, cioe’ il Bluetooth, non in grado di
tracciare con esattezza la distanza specifica di 2 metri che ci
deve essere tra le persone. Potrebbe indicare che c’e’ una
vicinanza con un positivo, ma potrebbe trattarsi di un soggetto
che sta dietro una parete o a 10 metri di distanza, magari con la
mascherina. Quindi questa tecnologia regala dati potenzialmente
inesatti, tantissimi, perche’ non fa differenze. E tutti questi
dati inesatti genereranno degli alert nel momento in cui una sola
persona dichiara di essere positiva. Tutto questo andrebbe
controllato. Oggi non e’ gestito ne’ gestibile e il rischio
grosso e’ che se tutti utilizzeranno questa app si arrivera’
inevitabilmente a un altro lockdown”.

– C’e’ anche perplessita’ riguardo al flusso e alla conservazione
dei dati personali?
“Io mi rifaccio sempre al brillante e approfondito parere del
Garante sulla conservazione di questi dati, in merito a
tempistiche e livelli di approfondimento. Si tratta di dati
soltanto parzialmente pseudonimizzati e, in alcuni casi, grazie
all’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte di soggetti
il cui ruolo non e’ chiaro-lo dice espressamente il Garante-
potrebbero essere associati ad altri dati e rivelare l’identita’
del soggetto. Specialmente in zone dove la densita’ della
popolazione non e’ elevata. Tutte queste sono paure non espresse
da complottisti, ma da esperti della protezione dei dati, che
hanno analizzato la Privacy impact assessment presentata dal
Ministero della Sanita’. La stessa ‘Pia’ andrebbe rivista in
seguito ai bug rilevati in questo periodo: vari esperti hanno
rilevato degli errori di configurazione dell’app e quindi degli
scenari possibili di data breach con un utilizzo criminale dei
dati. Ci sono un insieme di considerazioni che non si stanno
facendo mentre si invita la popolazione in maniera spensierata ad
utilizzare questo applicativo che e’ ancora insicuro”.

– Un altro aspetto recentemente emerso e’ che l’app Immuni puo’
essere considerata un dispositivo medicale. In tal caso cosa
cambierebbe?
“Ci sono norme che prevedono per questo tipo di software la
configurazione come dispositivi medici. La conseguenza e’ che
devono essere certificati secondo gli standard europei e ricevere
il marchio CE. Questo l’app Immuni non l’ha fatto e il paradosso
e’ che proprio chi deve sorvegliare, ossia il ministero della
Salute, sia sopra il Garante privacy e la normativa comunitaria
perche’ dovrebbe controllare se stesso. Mi domando: l’app Immuni
e’ un giochino perche’ l’ha confezionata a Bending Spoons -che
confeziona app ludiche- oppure e’ un dispositivo medico? Se lo
e’, deve essere gestita con attenzione soprattutto per quanto
riguarda la protezione dei dati personali. E spero che il Garante
intervenga oggi chiedendo il perche’ entro trenta giorni non
abbia ricevuto risposte sul suo provvedimento e dall’altra parte
il ministero della Salute deve chiarire perche’ l’app Immuni non
e’ considerata un dispositivo medico. Se invece e’ un giochino
allora lo scarichi chi non e’ impegnato sul lavoro. A mio avviso,
il Garante deve far sentire autorevolmente la sua voce e
pretendere chiarimenti. E senz’altro il Ministero della Sanita’
effettuare doverose verifiche sulla natura, sull’utilita’ e sulla
sicurezza di questa soluzione”.

Agenzia DiRE  www.dire.it

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